OSSERVATORIO AFGHANISTAN

Dalla parte di chi non ha voce



Noi la chiamiamo missione di pace. Loro fame, guerra e morte

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Posted on | November 2, 2017

downloadGlobalist, 1 novembre 2017

Ogni giorno dall’Afghanistan arriva il bollettino di morti, sparatorie o attentati. Chi può scappa ma trova una vita altrettanto dura. Come questo bambino in un campo profughi in Pakistan.
La notizia è una delle tante che arrivano ogni giorno dall’Afghanistan e che nemmeno catalizzano l’attenzione perché le cose vanno avanti così da 16 anni, ossia da quando gli Stati Uniti hanno invaso l’Afghanistan allora in mano ai talebani per portare la pace e la democrazia.
Ma le cose non sono andate così, nonostante sedici anni ininterrotti di bugie e semopre – sia ben chiaro – tenendo in mente la barbarie e la brutalità dei talebani che in quando a crudemtà non hanno nulla da invidiare dall’Isis (con il quale tra l’altro sono nemici, tanto che si sparano tra di loro).
Il bollettino odierno dice che almeno otto persone sono morte ed altre 27 sono rimaste ferite nella provincia settentrionale afghana di Parwan per l’esplosione di un’autocisterna per il trasporto di carburante, causata da una bomba che ha provocato un incendio, le cui fiamme si sono propagate ad un autobus che era parcheggiato nelle vicinanze. Il capo della polizia di Parwan, generale Muhammad Zamaz Mamozai, ha indicato che si è trattato di un attentato non ancora rivendicato avvenuto nella città di Charikar e che ha causato la distruzione dei due pesante automezzi, il danneggiamento di una seconda autocisterna, e una tragedia fra i passeggeri dell’autobus che era in viaggio verso la provincia di Faryab. Il direttore dell’Ospedale civile di Parwan, Muhammad Qasim Sangin, ha infine precisato che “le condizioni di otto dei feriti ustionati sono molto critiche ed è stato necessario trasferirli in un ospedale più avanzato di Kabul”.
Tutto ciò oltre ai lutti, alle divisioni continua a far cresce il numero di profughi, di coloro che cercano rifugio nel Pakistan paese nel quale le condizioni di vita sono altrettanto terribili. Come quella di questo bambino afghano, in un campo di rifugiati dalle parti di Islamabad. Non parlate a lui di pace o missioni di pace. Nella sua breve esistenza non ha mai vissuto un giorno di pace. Ma ha attraversato solo fame, guerra e morte.

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