OSSERVATORIO AFGHANISTAN

Dalla parte di chi non ha voce



A Kabul si «cura» la guerra

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Posted on | May 23, 2018

Marta Serafini Buone Notizie (Corriere della Sera) pag.14/15 22-maggio 2018

“All Falcon, all Falcon mass -casualty is starting». Kabul, zona limitrofa alla Green Zone, gli elicotteri rombano sul cielo di una della capitali più disperate del pianeta, che nel solo 2017 ha visto uccise più di 400 persone. Uomini, donne, bambini la cui sola colpa è stata di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato. Tre sale operatorie, 118 posti letto, l’ospedale di Emergency è in prima linea nel conflitto afghano fin dal 2001 quando Gino Strada decise di fondarlo. Ma ora più che mai lo staff internazionale e locale ogni giorno lotta contro gli effetti delle bombe e degli attentati. «Pur essendo un ospedale cittadino qui curiamo esclusivamente feriti di guerra. Durante uno degli ultimi attacchi, c’erano go pazienti, erano stesi ovunque, qui in giardino, abbiamo iniziato all’una del pomeriggio e abbiamo finito alle 4 del mattino». Giorgia Novello è la medicai coordinator dell’ospedale di Kabul. Formazione da infermiera, Novello è in Afghanistan dal 2009. «In caso mass casualty, dopo la chiamata via radio, tutti sospendono le loro normali attività e si schierano. Vengono chiusi i cancelli dell’ospedale, le ambulanze non entrano per motivi di sicurezza e i pazienti vengono lasciati davanti all’ingresso. Dopo il triage si smistano i casi più gravi in pronto soccorso e chi necessita di intervento viene portato in sala operatoria», racconta Giorgia. Ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, si sa quando si inizia a lavorare ma non si sa quando finisce all’ospedale di Kabul. Ma la guerra in Afghanistan non sono solo gli attacchi terroristici. È il viso di Robia, 4 anni, una bambina del Nord dell’Afghanistan ferita dal fratello mentre stava giocando con il fucile del padre o quello di Naseefa, 11 anni e di Musa, 6 anni, che hanno perso rispettivamente gamba e braccio, facendo rotolare un ordigno esplosivo che avevano trovato giù al fiume. Ed è gli occhi di Mohamed, un disoccupato di 53 armi, ferito per due volte dai talebani e arrivato in ospedale dopo io ore di automobile, mentre Massoud, uno dei capireparto gli cura le ferite mormorando parole gentili. Un fiume infinito di dolore e sangue che si ingrossa sempre di più, mentre le coltivazioni di oppio si mangiano tutta la terra che è rimasta togliendo ogni speranza. «Ovviamente il nostro ospedale non può sostituirsi al sistema sanitario nazionale ma è sicuramente un caso di successo di cui siamo davvero fieri», spiega Dejan Panic, coordinatore di Emergency in Afghanistan. Sono poche altre le protezioni che a Kabul funzionano come la «E» rossa simbolo della ong italiana. «Curiamo tutti e non giudichiamo nessuno, per questo siamo rispettati: il nostro obiettivo è solo uno, offrire assistenza a una Un ex asilo Il centro chirurgico per le vittime di guerra di Kabul sorge nel centro della città sulle fondamenta di un ex asilo bombardato ed è stato inaugurato da Gino Strada popolazione sempre più fragile», sottolinea Dejan. E a funzionare bene non sono solo i macchinari più all’avanguardia che arrivano dall’Europa ma è anche il sistema di formazione dei medici locali che mira all’autonomia delle strutture sanitarie e per il quale Emergency è nota in tutto il mondo. «Lavoriamo ogni giorno fianco a fianco con il personale afghano, impariamo gli uni dagli altri e quando i nostri specializzandi si laureano è una festa per tutti». Trovare un dottore in Afghanistan non è facile. Tra il 2013 e il 2014 la riduzione delle truppe ha portato via molti medici militari che curavano anche i civili e questo ha causato un boom della sanità privata che però non riesce a garantire standard di qualità sufficienti. All’ospedale di Emergency invece i pazienti trovano cure di qualità del tutto gratuite. «Ed è per questo che qui arrivano feriti da ogni parte del Paese».

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