OSSERVATORIO AFGHANISTAN

Dalla parte di chi non ha voce



REGISTRATO A METÀ DELL’ANNO IL PIÙ ELEVATO NUMERO DI MORTI CIVILI A CAUSA DEL CONFLITTO – ULTIMI AGGIORNAMENTI UNAMA

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Posted on | August 6, 2018

 

 

 

 

 

 

 

 

UNAMA, 15 luglio 2018,  trad. di Sara Sormaini

KABUL – Le ultime cifre pubblicate oggi dalla Missione di Assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA) continuano a registrare un elevato numero di perdite inflitte alla popolazione civile afghana dalle parti belligeranti. Dai risultati emerge che, nel periodo compreso tra l’1 gennaio e il 30 giugno 2018, sono stati uccisi più civili nei primi sei mesi di quest’anno – 1692 morti – rispetto a qualsiasi altro periodo analogo degli ultimi dieci anni da quando questi dati vengono registrati.
UNAMA rinnova l’appello rivolto alle fazioni coinvolte nel conflitto ad aumentare gli sforzi finalizzati a proteggere la popolazione civile e le incoraggia a impegnarsi per raggiungere una soluzione pacifica.
Gli ultimi aggiornamenti UNAMA registrano 5.122 vittime civili (di cui 1.692 morti e 3.430 feriti) ¬¬– un calo complessivo del 3% rispetto allo scorso anno ¬– con un aumento dell’1% dei morti civili, il numero più alto registrato nello stesso periodo, da quando UNAMA ha iniziato una documentazione sistematica dei morti civili nel 2009. Il numero dei civili feriti è diminuito del 5%.
Il numero delle vittime tra i civili rimane a livelli record nonostante l’inedito armistizio unilaterale del Governo e dei Talebani durato tre giorni, dal 15 al 17 giugno 2018. Oltre alle vittime causate dai due attacchi suicidi rivendicati dal Daesh/Stato islamico della Provincia del Khorasan – Islamic State-Khorasan (ISKP) avvenuti a Nangarhar durante l’armistizio, UNAMA non ha documentato quasi nessun’altra vittima tra i civili durante l’interruzione dei combattimenti.
“Il breve armistizio ha dimostrato che gli scontri possono essere interrotti e che i civili afghani non devono più sopportare il peso della guerra”, afferma Tadamichi Yamamoto, Rappresentante Speciale per l’Afghanistan del Segretario Generale delle Nazioni Unite. “Dobbiamo insistere affinché le fazioni coinvolte colgano l’opportunità di trovare una soluzione pacifica – questo è il modo migliore in cui possono proteggere tutti i civili”, sostiene Yamamoto, che è anche il responsabile di UNAMA.
L’utilizzo di ordigni esplosivi improvvisati (dall’acronimo inglese IED – Improvised Explosive Device) negli attacchi da parte di gruppi antigovernativi rimane la causa principale della morte dei civili. L’uso combinato di IED suicidi e non suicidi ha provocato quasi la metà di tutte le vittime civili. Un incremento costante documentato per la prima volta l’anno scorso da UNAMA, quando la maggior parte delle vittime degli ordigni esplosivi è stata causata da attacchi suicidi e complessi, che a loro volta sono responsabili dell’elevato numero delle vittime civili rilevato, con 1.413 vittime civili (di cui 427 morti e 986 feriti) e un aumento del 22%.
UNAMA ha attribuito il 52% dei morti civili ad attacchi suicidi e complessi da parte del Daesh/ISKP, principalmente a Kabul e nella provincia di Nangarhar. I Talebani sono responsabili del 40%, i restanti sono attribuiti a gruppi antigovernativi sconosciuti.
Gli scontri a terra sono la seconda causa principale dei morti civili, seguiti dagli omicidi mirati e intenzionali, dalle operazioni aeree e dagli ordigni esplosivi bellici. I civili delle province di Kabul, Nangarhar, Faryab, Helmand e Kandahar sono stati i più colpiti dal conflitto.
Anche se la missione ha registrato la diminuzione delle vittime civili provocate da incidenti, nello specifico, una riduzione del 18% delle vittime causate dagli scontri a terra, UNAMA ha documentato un preoccupante aumento nel numero dei morti civili dovuti ad attacchi suicidi e complessi da parte di gruppi antigovernativi, e più della metà è stata attribuita al Daesh/ISKP. La missione ha anche rilevato un forte aumento delle vittime civili provocate da attacchi aerei compiuti dalle forze filogovernative.
Il conflitto armato ha causato 544 vittime donne (di cui 157 morte e 387 ferite) e quasi la metà è dovuta agli scontri a terra. Anche se il numero complessivo è diminuito del 15% rispetto allo stesso periodo del 2017, le vittime donne continuano a essere una fonte di grave preoccupazione.
UNAMA ha registrato 1.355 bambini fra le vittime (di cui 363 morti e 992 feriti), un calo del 15% rispetto allo stesso periodo del 2017. Sebbene UNAMA abbia registrato una riduzione di queste vittime provocate da ordigni esplosivi, l’89% delle vittime civili causate dagli ordigni bellici esplosivi sono bambini.
“UNAMA continua a documentare le conseguenze tossiche di questo conflitto, con i ragazzi e le ragazze afghani uccisi, mutilati, violentati, abusati, reclutati e usati dalle fazioni per combattere”, sostiene Danielle Bell, Capo dei Diritti Umani di UNAMA. “Il conflitto, insieme alla violenza, continua a minacciare il diritto dei bambini allo studio, alla salute, alla libertà di muoversi e ad altri diritti fondamentali, oltre alla vita familiare, il giocare all’esterno e il godersi l’infanzia senza i devastanti effetti della guerra” aggiunge Bell.
La missione è preoccupata dalla crescente tendenza dei gruppi antigovernativi di colpire gli edifici scolastici in reazione alle operazioni delle forze filogovernative. Solo nella provincia di Nangarhar, nel mese di giugno, la missione ha registrato tredici incidenti attribuiti al Daesh/ ISKP.
UNAMA ha rilevato 341 vittime civili (di cui 117 morti e 224 feriti) nelle violenze durante le elezioni. Queste violenze sono iniziate nel momento delle registrazioni degli elettori il 14 aprile, dopo che UNAMA aveva documentato gli attacchi contro i centri di rilascio della tazkira (carta d’identità afghana) e contro le sedi di registrazione elettorale, oltre agli attacchi suicidi e agli omicidi mirati, tramite l’utilizzo degli ordigni esplosivi improvvisati (IED), contro i militari.
UNAMA è preoccupata perché il numero delle vittime civili attribuite ai gruppi antigovernativi continua a essere molto elevato e perché sta aumentando il numero di vittime civili a causa di attacchi mirati contro la popolazione. I gruppi antigovernativi hanno causato 3.413 vittime civili (di cui 1.127 morti e 2.286 feriti). UNAMA ha attribuito il 67% di tutte le vittime civili ai gruppi antigovernativi, tra cui il 42% è attribuito ai Talebani, il 18% al Daesh/ISKP e il 7% a ignoti.
Il continuo uso indiscriminato di IED con piastre a pressione da parte dei gruppi antigovernativi ha causato 314 vittime civili (di cui 114 morti e 200 feriti), per la maggior parte attribuite ai Talebani. Ciò indica una diminuzione del 43% rispetto allo scorso anno nello stesso periodo. La missione ha anche registrato una riduzione del 23% delle vittime civili causate dai gruppi antigovernativi (per la maggior parte Talebani) durante gli scontri a terra. Negli ultimi anni, UNAMA ha sostenuto le fazioni coinvolte nel conflitto difendendo le vittime civili causate dagli IED con piastre a pressione.
UNAMA ha attribuito 1.047 vittime civili alle forze filogovernative, quasi lo stesso numero nello stesso periodo del 2017. Le forze filogovernative hanno provocato il 20% di tutte le vittime civili nella prima metà del 2018 (il 17% le Forze della sicurezza nazionale afghana, il 2% le Forze militari internazionali e l’1% i gruppi armati filogovernativi).
La missione ha registrato una diminuzione del 21% delle vittime civili negli scontri a terra attribuite alle forze filogovernative (per la maggior parte Forze della sicurezza nazionale afghana), anche se ciò è stato controbilanciato da un notevole aumento delle vittime civili provocate dagli attacchi aerei.
In mezzo a continui rapporti di maggiori operazioni di incursioni aeree, durante i primi sei mesi del 2018, la missione ha registrato 353 vittime civili (di cui 149 morti e 204 feriti) provocate da attacchi aerei, un aumento del 52% rispetto allo stesso periodo del 2017. La missione ha attribuito il 52% di tutte le vittime civili alla Forza aerea afghana, il 45% alle Forze militari internazionali e il rimanente 3% a forze filogovernative sconosciute. Il rapporto sollecita le forze a rispettare gli impegni assunti per compiere ulteriori passi per migliorare la protezione dei civili durante le loro operazioni aeree.
Le azioni intraprese dal governo afghano per evitare vittime civili continuano, riducendo i morti e i feriti civili durante le loro operazioni, in particolare negli scontri a terra, un’area in cui UNAMA ha continuamente concentrato il proprio sostegno alle fazioni coinvolte nel conflitto negli ultimi anni.

 

Civili morti e feriti
Da gennaio 2009 a giugno 2018

 

 

 

 

 

 

 

Vittime civili di incidenti
Da gennaio a giugno 2018

 

 

 

 

 

 

 

Ordigni bellici esplosivi: 5%
239 vittime civili (di cui 63 morti e 176 feriti)

Altro: 5%
283 vittime civili (di cui 160 morti e 123 feriti)

Attacchi suicidi e complessi: 28%
1.413 vittime civili (di cui 427 morti e 986 feriti)

Ordigni esplosivi improvvisati (IED) non suicidi: 17%
877 vittime civili (di cui 232 morti e 645 feriti)

Scontri a terra: 29%
1.494 vittime civili (di cui 360 morti e 1.134 feriti)

Omicidi mirati/intenzionali: 9%
436 vittime civili (di cui 301 morti e 162 feriti)

Operazioni aeree: 7%
353 vittime civili (di cui 149 morti e 204 feriti)

 

 

Vittime civili causate dalle fazioni coinvolte nel conflitto
Da gennaio a giugno 2018

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scontri congiuntamente attribuiti ai gruppi antigovernativi e alle forze filogovernative: 10%
503 vittime civili (di cui 123 morti e 380 feriti)

Altro: 3%
159 vittime civili (di cui 40 morti e 119 feriti) incluse 37 vittime civili causate dalle Forze militari pakistane (di cui 7 morti e 30 feriti)

Gruppi antigovernativi: 67%
3.413 vittime civili (di cui 1.127 morti e 2.286 feriti)

Forze filogovernative: 20%
1.047 vittime civili (di cui 402 morti e 645 feriti)

 

L’aggiornamento completo sulla protezione dei civili nel corso di conflitti armati relativo alla metà del 2018 è disponibile sul sito
http://unama.unmissions.org/protection-of-civilians-reports

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