OSSERVATORIO AFGHANISTAN

Dalla parte di chi non ha voce



Turchia, condannato per terrorismo Demirtas nel giorno in cui l’ultimo giornale indipendente perde la leadership liberal

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Posted on | September 16, 2018

Da Lettera21, Antonella Napoli, 9 settembre 2018

Una delle pagine più buie della storia della Turchia è stata scritta ieri, pressoché nell’indifferenza dell’opinione pubblica turca. Ancor meno dell’attenzione di quella internazionale.
Due dei più importanti, è tra i pochi rimasti, baluardi in difesa della democrazia e della libertà di espressione nel Paese hanno subito gli attacchi finali.

Il primo è una persona, un simbolo dell’opposizione a un regime che ha deciso di intraprendere la strada dell’autocrazia, imbavagliando le voci libere e arrestando tutti coloro che hanno tentato di frenare la deriva autoritaria del presidente Recep Tayyip Erdogan.

L’altro è un giornale, il più importante quotidiano di opposizione turco, Cumhuriyet, tra i pochi a mantenere una linea editoriale indipendente.

Il primo, Selahettin Demirtas, ex co-leader del Partito democratico del popolo, forza politica di riferimento della comunità curda, è stato condannato a quattro anni e otto mesi di carcere per terrorismo. Per la Corte che lo ha giudicato avrebbe diffuso “propaganda a favore di un’organizzazione terroristica”.

Stessa imputazione per l’ex deputato Sirri Sureyya Onder, che dovrà invece scontare tre anni e mezzo. La colpa del leader curdo? Aver tenuto un discorso pubblico nel 2013, durante il quale era intervenuto anche Onder, in occasione della festività del Nevruz e aver difeso le politiche del suo partito criticando l’operato del governo.
Erdogan non glielo ha perdonato.
Da quel momento è iniziata nei suoi e nei confronti della sua formazione politica, la terza in termini numerici in Turchia, una vera e propria persecuzione, sia politica che giudiziaria fino ad arrivare al arresto di Demirtas, nel novembre del 2016, e di altri 13 deputati dell’Hdp.

Quello che si è concluso ieri è solo il primo dei tanti processi a suo carico. L’ex presidente del partito fioocurdo ha pendenti sul proprio capo altre 30 imputazioni.

Il secondo punto di riferimento dell’opposzIone a Erdogan a subire ieri un brutto colpo è stato il giornale più antico della Turchia, da tempo nel mirino del regime.

Nel giorno in cui il leader del Partito democratico curdo veniva condannato, il controllo della storica testata passava nelle mani di chi aveva denunciato (e testimoniato contro) i giornalisti che criticavano la politica del governo.

Alla fine di una lunga assemblea della fondazione che edita il quotidiano è prevalsa la linea kemalista su quella liberal.

Ai vertici della società che controlla Cumhuriyet uno degli accusatori del giornale e dei suoi giornalisti, di cui 20 sono andati a processo per terrorismo e 13 sono stati condannati a pene che vanno dai 7 e mezzo ai 3 anni di carcere. Da questo blog vi abbiamo raccontato tutte le fasi del lungo processo che si è concluso lo scorso aprile.
Alev Coşkun è stato a lungo redattore di Aydınlık Daily, pubblicazione di riferimento del Fatherland Party, formazione politica di estrema destra per poi approdare al quotidiano dove lavora da 22 anni e di cui oggi è presidente del consiglio di amministrazione.

Unico elemento di garanzia, il caporedattore che subentrerà a Murat Sabuncu: Aykut Küçükkaya, giornalista turco molto rispettato dai colleghi, il solo ad aver ricevuto tutti e 3 i maggiori premi del mondo dell’informazione in Turchia.

Il giornale e la sua politica indipendente sembravo comunque destinati a cambiare.
Quanto si ‘ammorbidirà’ la sua voce critica nei confronti del governo è da vedere nei prossimi mesi. Di certo il governo potrebbe trarre vantaggi dalla posizione fermamente kemalista di chi gestirà il ‘nuovo’ Cumhuriyet. Quella retorica nazionalista di cui l’AKP, il partito di maggioranza guidato da Erdogan, ha bisogno per coprire il caos che ha investito il Paese con la crisi economica e le continue repressioni nei confronti di chi esprima qualsivoglia forma di dissenso.

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