OSSERVATORIO AFGHANISTAN

Dalla parte di chi non ha voce



Afghanistan: i Talebani sono contro le associazioni umanitarie perché non appartengono all’Umanità

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Posted on | October 4, 2018

di Atai Walimohammad, Pressenza.com, 1 ottobre 2018

Circa 15 milioni di persone – metà della popolazione – vivono in aree controllate dai talebani o in cui i talebani sono apertamente presenti e fanno regolarmente attività militari. Lalpur è un distretto che subisce attacchi giornalmente. Parliamo con Malak Meran Jan capo dei villaggi del distretto di Lalpur nella provincia di Nangarhar; un uomo che ha sempre accusato gli americani di essere dietro all’instabilità della provincia di Nangarhar. Abbiamo realizzato l’intervista per mezzo di un amico giornalista afghano che preferisce restare anonimo per motivi di sicurezza.

Com’è la situazione?

Quando usciamo di casa, siamo incerti se torneremo vivi. Le esplosioni, il terrore e i talebani fanno parte della nostra vita quotidiana. I talebani hanno fatto saltare la sede di “Save the Children” a Jalalabad perché non vogliono che i bambini vengo istruiti, medicati e aiutati dal punto di vista umana, i talebani sono contro tutte le associazioni umanitarie perché loro non appartengono all’umanità e per questo spargono sangue come per godersi la vita quotidiana.

Come sta cambiando la situazione nel vostro settore?

I talebani hanno armi pesanti e sono molto tecnologici, gli americani forse pensano che siamo ciechi e sordi e per questo la situazione sta peggiorando; i talebani stanno diventando più forti del 2001, la situazione attuale è terribile, le scuole e le università sono state chiuse, i contadini sono costretti a coltivare l’oppio, non vediamo da quasi 3 anni il governo afgano, i nostri bambini non possono uscire dalle case, se escono vengono rapite e messi nei centri di addestramento per farli diventare kamikaze. Dobbiamo obbedire ai talebani se no altrimenti ci sgozzano, bisogna portare la barba, non ascoltare la musica, fare le preghiere e nulla altro. I talebani non sanno niente del Corano e lo vediamo tutti giorni, la maggior parte dei talebani non sanno nemmeno leggere il corano, ma ci impongono una legge che la chiamano islamica ma non ha nulla a che vedere con l’Islam.

Atai Walimohammad
Atai Walimohammad è nato in Afghanistan il 05 gennaio 1996, dopo aver frequentato la scuola superiore di Nangarhar, si è specializzato in grammatica di inglese presso Kabul English Language Centre. Si è occupato attivamente di diritti umani sin da piccolo, era piccolo quando suo padre Medico Atta Mohammad fu ucciso dalla gente del posto con l’aiuto dei talebani. Già in qualità di giovane insegnante e Artista delle sculture per Atai English Language Centre (2011-2012) aveva sviluppato un interesse particolare per i diritti delle donne e bambini del suo villaggio. Fin dai primi anni della sua infanzia si abitua a vivere a contatto con la guerra, della quale sperimenta tutte le passioni attraverso i successi e le sconfitte di suo padre. Nell’anno 2012 è stato accusato dai talebani di essere un’infedele e spia contro l’emirato islamico dell’Afghanistan. subisce un attentato da parte di un commando di Talebani. Sopravvissuto miracolosamente all’attacco, inizia una riflessione sulla propria vita che lo conduce a un radicale cambiamento: depone le armi, chiede ed ottiene asilo in Italia, dove inizia un capillare lavoro di informazione e dialogo interreligioso e interculturale. Si è laureato in Italia presso l’università di ICOTEA in scienza della mediazione linguistica, fa l’interprete e mediatore interculturale con le commissioni territoriali, tribunali, questure e ospedali. Da 2015 è direttore del centro accoglienza per i richiedenti asilo e rifugiati di Zavattarello, vuole diventare medico come suo padre e si sta preparando per cominciare il corso di laurea in medicina.

 

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