OSSERVATORIO AFGHANISTAN

Dalla parte di chi non ha voce



Afghanistan, di fallimento in fallimento

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Posted on | December 28, 2018

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

da Washington Examiner, 3 novembre 2018, trad. di Ester Peruzzi

Abbiamo fallito in Afghanistan e il nostro governo sta iniziando ad ammetterlo.
Le cifre indicate al Congresso nella 41° relazione trimestrale del SIGAR, l’Ispettorato generale speciale Usa per la ricostruzione in Afghanistan, offrono un’analisi chiara e desolante e ribadiscono ciò che la gente e i legislatori hanno sempre saputo: l’ambizioso progetto del presidente George W. Bush di creare uno stato-nazione in quel remoto territorio tribale era inefficace e poco realistico e ha fallito clamorosamente.
Nonostante le migliaia di vite americane, i miliardi di dollari spesi e più di 17 anni di operazioni militari americane, il governo di Kabul sta perdendo e non guadagnando il controllo del territorio: continuano gli scontri con i Talebani, la corruzione è diffusa e dilagante, le elezioni sono violente, la democrazia è incapace di prendere piede e la guerra alla
droga è un vero fallimento.
Il governo di Kabul, che sosteniamo, controlla poco più del 55% del paese, la percentuale più bassa registrata da quando l’Ispettorato generale ha iniziato a monitorarla a livello distrettuale nel 2015. Persino nei distretti considerati sotto controllo l’influenza di Kabul è diminuita. L’ispettore generale quest’anno ha contato 56 attacchi contro la difesa nazionale afghana e le forze dell’ordine provenienti dal proprio interno.
Sebbene gli americani offrano consigli e addestramento alle forze afghane, il report indica che il Pentagono “non riesce a monitorare gli eventuali progressi”. Dunque, nonostante gli anni di spese ingenti, non riusciamo neanche a capire quanto stiamo fallendo nel rendere le truppe afghane all’altezza della situazione.
Anche le misure principali impiegate per la creazione dello stato, come ad esempio gli sforzi per mettere fine o ridurre la corruzione, sono un fallimento. Il Dipartimento di Giustizia (Doj) rileva che “il procuratore generale afghano ha ottenuto scarsi risultati nel perseguire figure corrotte importanti e influenti” e conclude affermando che “il lavoro del procuratore generale è carente, i risultati ottenuti scarsi e che non collabora con l’Ambasciata americana per le questioni riguardanti l’anticorruzione”.
Il Centro Anticorruzione, fondato nel 2016 dal presidente Ashraf Ghani, viene descritto dal DOJ come inconcludente e lacerato da “agitazioni, affronti diretti, frecciatine ai colleghi e nell’aria si respira un costante senso di presunzione e supponenza”.
Nonostante siano stati spesi più di 1,5 milioni di dollari al giorno per debellare il commercio di oppiacei, la coltivazione di oppio è quadruplicata rispetto al 2002.
Il numero di morti civili è aumentato. UNAMA, la Missione di Assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan, ha rivelato che tra il 01/01 e il 30/09 sono state registrate circa 8.500 morti civili, di cui 2.798 uccisioni. È il dato più alto mai registrato dal 2014. Molte di queste morti, 649 secondo UNAMA, sono state causate da attacchi aerei filogovernativi, segnando un aumento del 39% rispetto ai dati del 2017.
E il costo di questo misero fallimento? Il report indica che “gli Stati Uniti hanno stanziato circa 132,07 miliardi di dollari per la ricostruzione e le relative attività in Afghanistan.” Di cui 4,93 miliardi di dollari stanziati con il Defense Appropriations Act 2019 per la ricostruzione. Questa è la somma destinata unicamente alla ricostruzione, una piccola parte del totale speso per la guerra, che nel 2018 il Pentagono stimava fosse di 45 miliardi all’anno.
È ormai giunto il momento che Washington riconsideri la sua politica di finanziare l’Afghanistan nella vana speranza che qualche miliardo di dollari possa comprare la pace e, cosa ancora più improbabile, la democrazia. Dovremmo limitare il nostro ruolo lì per tenere d’occhio i nemici mortali come Al Qaeda e lo Stato Islamico, e usare la nostra forza schiacciante per sradicare le basi del terrorismo. Il sogno di costruire uno stato pacifico e stabile deve essere ormai abbandonato.

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