OSSERVATORIO AFGHANISTAN

Dalla parte di chi non ha voce



In Afghanistan bisogna rompere il silenzio sui bambini ridotti in schiavitù

Posted on | March 30, 2017 135604-md

Anuj Chopra, Afp, Francia Internazionale 30 marzo 2017
Nell’estate del 2016, avevo scritto come i taliban usassero i piccoli schiavi sessuali come cavalli di Troia per uccidere i loro molestatori tra le forze di polizia, una pratica che rende i bambini due volte vittime delle fazioni in guerra in Afghanistan. Alcuni hanno chiesto la fine della pratica istituzionalizzata del bacha bazi, la riduzione alla schiavitù sessuale di ragazzini compiuta dalle forze afgane.
Del tutto assenti dal dibattito erano le condizioni dei bambini ridotti in schiavitù e delle loro famiglie, nonché gli sforzi ufficiali – o piuttosto la loro mancanza – compiuti per salvarli. La priorità era il conflitto che andava peggiorando, gli abusi sui minori avrebbero dovuto attendere. Nella maggior parte dei casi i ragazzini vengono prelevati alla luce del sole dalle loro case, dalle fabbriche di oppio o dai posti in cui giocano. A rapire i ragazzi sono gli stessi potenti comandanti di polizia che dovrebbero punire i colpevoli.

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Ragazzi venduti per sesso nella provincia afghana

Posted on | March 5, 2017 bacha_bazi_dancing_boys_with_owner_afghanistan

Qayum Babak Rawanews 2 marzo 2017
Attivisti dei diritti umani dicono che c’è un fiorente mercato del sesso con ragazzi giovani nella provincia a nord di Balkh. Così come la prostituzione maschile, la pratica dei “bacha bazi” o ragazzi giocattolo rimane nella tradizione, anche se deplorata dagli attivisti e dai religiosi. L’AIHRC condusse una lunga indagine nel 2014, parlando con circa 2.000 persone in 14 provincie. La ricerca rivelò che la povertà era il fattore chiave nella diffusione di tali abusi, così come la mancanza dell’applicazione della legge e che i potenti agivano nell’impunità.

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9 Gennaio – Verità e giustizia per Sakine, Fidan e Leyla

Posted on | January 3, 2017 leylasakinefidan-599x275

Uikionlus.com 2 gennaio 2017
Lunedì 9 gennaio presidio a Roma all’Ambasciata Francese e a Bologna al Consolato francese: verità e giustizia per Sakine,Fidan,Leyla.
Sono passati ormai quattro anni da quel 9 gennaio del 2013 quando Sakine Cansız, Fidan Doğan e Leyla Şaylemez furono assassinate a Parigi. Le tre rivoluzionarie curde sono state uccise per ordine del governo dai servizi segreti turchi. Lo stato francese e quello turco hanno collaborato per impedire che le indagini sul massacro fossero svolte in modo corretto. Facciamo appello a tutte le donne curde, al popolo curdo e ai loro amici perché dimostrino la rabbia contro le azioni dello Stato francese per chiedere giustizia.

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«Voglio essere felice»: i disegni delle donne afghane.

Posted on | January 2, 2017 donne_ori_crop_MASTER__0x0

Viviana Mazza Corriere,it 17 dicembre 2016
A fine ottobre, quindici anni dopo l’inizio della guerra in Afghanistan, ho trascorso otto giorni a Kabul. Volevamo raccontare la situazione delle donne nel Paese. L’intervento nel 2001 fu una risposta agli attentati dell’11 settembre ma fu presentato anche come un’opportunità per aiutare le donne afghane oppresse dai talebani. Sul Corriere della Sera abbiamo dato voce a otto di loro, supportate dall’associazione italiana «Cospe». Ci hanno raccontato una realtà dove le leggi, sulla carta, garantiscono oggi parecchi diritti, ma di fatto la violenza — dentro casa e fuori — è rimasta parte integrante della quotidianità. I disegni che pubblichiamo in questo post lo spiegano molto bene. Li abbiamo trovati nella stanza da letto di una casa rifugio gestita da «Hawca», storica organizzazione femminile afghana che collabora con «Cospe». Li hanno fatti donne che si nascondono qui perché sono scappate da mariti che le picchiavano o da padri che volevano costringerle a sposarsi. In questi luoghi segreti trovano protezione, ma si tratta anche di un limbo, perché una volta lasciata la famiglia è «come se fossero morte» — spiegava una di loro —: nei casi migliori non le rivogliono indietro, nei casi peggiori tentano di ucciderle per «onore».

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Faryadi Sarwar Zardad: il Regno Unito deporta il signore della guerra che torturò migliaia di afghani.

Posted on | December 16, 2016 _92951651_259df116-9b9c-4657-84f4-83bc7f93f4d8

BBC.com Asia 14 dicembre 2016
Faryadi Sarwar Zardadfu era fuggito nel Regno Unito nel 1998 sotto falso nome e richiese asilo politico. Scoperto durante un’inchiesta della BBC, fu arrestato e condannato a 20 anni. Nella sentenza il giudice affermò che aveva presieduto un regime brutale di terrore e che i suoi crimini erano stati così gravi da trascendere i confini nazionali. Fu la prima volta che torture commesse in un paese venivano condannate in un altro.

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Weeda Ahmad: “Ostacolare i criminali di guerra con una rete internazionale di sostegno”

Posted on | December 1, 2016 Weeda-Ahmad-in-un-comizio

Blog di E. Campofreda, 29/11/2016 Weeda Ahmad è la presidente dell’associazione afghana Saajs (Social Association Afghan Justice Seekers) da anni impegnata a raccogliere testimonianze sui crimini di guerra compiuti da figure politiche afghane tuttora presenti sulla scena nazionale e internazionale con incarichi istituzionali. Ha partecipato assieme ad altri attivisti dei diritti: l’egiziano Malek Adly (in […]

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