OSSERVATORIO AFGHANISTAN

Dalla parte di chi non ha voce



Erdoğan, il patriota tagliatore di teste

Posted on | July 18, 2017 63d5645d64e840f2bb7da1035732de58_9

Enrico Campofreda dal suo BLOG 16 luglio 2017
Sembrano trascorsi decenni, soprattutto per coloro che come la numerosa comunità kurda sperava in un processo di possibile pacificazione, mentre è più di altre opposizioni colpita e smantellata nella sua articolazione rappresentativa, con finanche i co-presidenti del partito Hdp agli arresti. Si tratta degli effetti collaterali, e che effetti! Hanno condotto il partito islamista turco ad alzare il tiro contro tutti….Così coloro che non appartengono alla cerchia di attivisti, sostenitori, elettori Akp sono diventati automaticamente traditori, pericolosi attentatori della democrazia e della nazione. … Un’epurazione senza precedenti. Erdoğan … continua ad alzare il tiro, sventolando minacce. Quella della pena di morte la userà per nuove trattative, con l’Europa e col mondo.

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Prostituzione forzata per le profughe dei campi gestiti dallo Stato turco

Posted on | July 18, 2017 Donne nei campi AFAD in balia di bande che sfruttano la prostituzione

dakobaneanoi, 2 Luglio 2017
Donne nei campi AFAD in balia di bande che sfruttano la prostituzione
È emerso che donne siriane che vivono nei campi profughi AFAD (Presidenza per la Gestione dei Disastri e delle Emergenze) gestiti dallo Stato turco a Elbeyli e Islahiye subiscono violenza da parte di bande che sfruttano la prostituzione. Queste bande operano in combutta con funzionari dei campi.

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Accanto al popolo afghano

Posted on | June 10, 2017 afgh-2-109469_210x210

Stefano Galieni. rifondazione.it 1 giugno 2017
Gli 80 morti nel centro di Kabul non sono un evento da considerare “normale”.
Eppure il fatto che alcuni paesi europei come la Germania, l’Olanda e a breve, temiamo, anche l’Italia considerino l’Afghanistan un “paese sicuro” in cui poter rimpatriare coloro che chiedono asilo dovrebbe farci fermare un momento.
L’Afghanistan continua oggi ad essere paese da cui si fugge, per una guerra mai terminata da quasi 40 anni, per l’occupazione militare occidentale da una parte e quella delle milizie talebane dall’altra, per assenza di prospettive di vita decente.
Raccontava Malalai Joya che coloro che tornano “rimpatriati a forza” rischiano doppiamente. A chi le chiedeva se l’ISIS stesse divenendo un problema anche in Afghanistan ha risposto semplicemente:«Oggi l’Isis non è un grosso fenomeno. A comandarla sono ex talebani: cambia solo il nome e la bandiera. Ma attenzione: gli afghani che state rimpatriando in massa dall’Europa finiranno vittime della droga oppure arruolati dall’Isis e altri gruppi a 600 dollari al mese».

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“Doveva finire male, è finita peggio”

Posted on | June 5, 2017 0adc38a5-2c22-4e6e-f6cd-ea09eed402c6

NIcola Carella Dinamopress 5 giugno 2017
Deportati dall’Europa in un paese in guerra ma dichiarato “sicuro”, usati come carne da cannone nella guerra contro Isis: i rifugiati afghani che le cancellerie europee non vogliono. Inchiesta sulle pericolose connessioni Berlino-Kabul-Teheran.

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Afghanistan, un paese tutt’altro che sicuro.

Posted on | April 29, 2017

Newsletter Amnesty International, 27 aprile 2017 Gli attacchi contro i civili avvenuti nei primi tre mesi del 2017 e l’incapacità del governo di garantire un’adeguata protezione alla popolazione confermano che l’Afghanistan non è un paese sicuro dove rimandare i rifugiati. “In un periodo in cui il numero delle vittime civili rimane elevato e in cui […]

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Afghanistan, ultima chiamata. Reportage da un paese ancora in guerra

Posted on | March 2, 2017 guerra-afghanistan

Christian Elia MicroMega on line 28 febbraio 2017
Oggi, dopo più di quindici anni, l’Afghanistan è un paese a pezzi, che assiste attonito a un disastro che si mangia il futuro. Hedayat è un chirurgo di guerra, da anni al lavoro nell’ospedale di Emergency a Kabul: “Va sempre peggio, giorno dopo giorno, anno dopo anno. Avevo qualche speranza all’inizio, pensavo che dopo un periodo difficile le cose avrebbero potuto cambiare. Non è accaduto e di speranze non ne ho più…”. Nell’assenza di una qualsiasi strategia globale della comunità internazionale, che per anni ha ignorato la necessità di aprire un tavolo di colloqui al quale non si sarebbe potuto ignorare la componente talebana l’unico elemento che sembra preoccupare i governi europei sono i rifugiati che premono ai confini della Fortezza Europa, in cerca di scampo.

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