OSSERVATORIO AFGHANISTAN

Dalla parte di chi non ha voce



Una vita in pericolo per difendere i diritti Umani: incontro con Malalai Joya

Posted on | May 6, 2017 volantino

Gruppo donne del presidio NoDalMolin 6 maggio 2017
Una vita in pericolo per difendere i diritti Umani: incontro con Malalai Joya, già parlamentare afghana e strenua sostenitrice dei diritti delle donne. Venerdì 12 maggio 2017 alle ore 18.00 presso il bocciodromo in via Rossi, 198 – Vicenza

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“Sono una criminale. Qual è il mio crimine?”: il tributo di vite umane dell’aborto in Afghanistan

Posted on | May 5, 2017 4832

Sune Engel Rasmussen e Fatima Faizi Kabul The Guardian 26 aprile 2017

L’aborto in Afghanistan è severamente stigmatizzato e raramente legale. Tuttavia il numero di aborti illegali è in aumento, grazie anche alla maggior presenza di ostetriche qualificate.
In Afghanistan l’aborto legale è permesso per salvare la vita della madre o se il bambino dovesse nascere con grave disabilità. In casi rari le donne possono ottenerlo se troppo povere per crescere un bambino. In questo caso a decidere è un consiglio di religiosi. Sembra strano ma è più facile ottenerlo con questa motivazione nelle aree controllate dai Talebani.
Senza un’educazione sulla contraccezione, l’aborto diventa una sorta di controllo delle nascite. Non ci sono statistiche precise ma approssimativamente 50.000 donne sono morte per aborti illegali.

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Bambini malnutriti sono in aumento nella provincia afghana.

Posted on | May 3, 2017 yezidi-630x325-599x275

Mohammad Ibrahim Spesalai 28 aprile 2017 Rawanews

La malnutrizione è un problema che riguarda larga parte dell’Afghanistan. Un recente rapporto delle Nazioni Unite riporta che 1.8 milioni di persone hanno bisogno di assistenza per le condizioni in cui versano, inclusi 1.3 milioni di bambini sotto i 5 anni. Comunque, nel settembre 2016 in tutto il paese solo 250.000 bambini hanno ricevuto un trattamento sanitario.

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Il 1 Maggio – la Giornata delle Lavoratrici e dei Lavoratori e della Solidarietà

Posted on | May 2, 2017 1-mayis-4-599x275

Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia- UIKI Onlus 30 aprile 2017
La lotta per migliori condizioni di lavoro e di vita è una lotta, comune, internazionale e solidale, che va condotta a livello globale. Giustizia e uguaglianza sono nell’interesse di tutti e possono affermarsi solo con una lotta comune. Per una vita migliore, una distribuzione più giusta e per una convivenza democratica, le lavoratrici e i lavoratori e i profughi devono opporsi insieme alla politica neoliberista. Si tratta di lottare insieme per diritti economici, politici e sociali e di esercitare in questo modo pressione internazionale sui decisori politici.
Il 1 maggio non è solo una lotta delle lavoratrici e dei lavoratori per la giustizia, la libertà e la democrazia. Ma anche per i valori della democrazia, dell’uguaglianza e della pace, per mostrare solidarietà internazionale e rivendicare con forza un ordinamento sociale democratico e paritario e la lotta per migliori condizioni di vita e di lavoro. Questa è una lotta comune, internazionale e solidale che va condotta a livello globale. Giustizia e uguaglianza sono nell’interesse di tutte e tutti noi e si possono ottenere solo insieme.

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Video: Il coraggio della musica. L’orchesta femminile di Kabul

Posted on | March 31, 2017 AfcecoDavos

Sabrina Scampini e Danilo Bianchi Rainwes.it 31 marzo 2017
A Kabul è nata una orchestra tutta femminile che sta ottenendo riconoscimenti a livello internazionale.

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In Afghanistan bisogna rompere il silenzio sui bambini ridotti in schiavitù

Posted on | March 30, 2017 135604-md

Anuj Chopra, Afp, Francia Internazionale 30 marzo 2017
Nell’estate del 2016, avevo scritto come i taliban usassero i piccoli schiavi sessuali come cavalli di Troia per uccidere i loro molestatori tra le forze di polizia, una pratica che rende i bambini due volte vittime delle fazioni in guerra in Afghanistan. Alcuni hanno chiesto la fine della pratica istituzionalizzata del bacha bazi, la riduzione alla schiavitù sessuale di ragazzini compiuta dalle forze afgane.
Del tutto assenti dal dibattito erano le condizioni dei bambini ridotti in schiavitù e delle loro famiglie, nonché gli sforzi ufficiali – o piuttosto la loro mancanza – compiuti per salvarli. La priorità era il conflitto che andava peggiorando, gli abusi sui minori avrebbero dovuto attendere. Nella maggior parte dei casi i ragazzini vengono prelevati alla luce del sole dalle loro case, dalle fabbriche di oppio o dai posti in cui giocano. A rapire i ragazzi sono gli stessi potenti comandanti di polizia che dovrebbero punire i colpevoli.

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