UIKI Onlus, 2 ottobre 2022 

Abbiamo iorkan_copy_copy.pngncontrato Yilmaz Orkan, responsabile dell’Ufficio Informazione Kurdistan in Italia, per un chiarimento su alcuni recenti avvenimenti che hanno interessato il popolo curdo.

Intervista a cura di Gianni Sartori

La svolta, 3 ottobre 2022, di Chiara Manetti 

DopoLA SVOLTA 3OTTO22 l’attentato di venerdì in un’aula studio di Kabul, in cui hanno perso la vita almeno 49 persone, perlopiù studentesse, i fondamentalisti islamici hanno soffocato con la violenza le ribellioni femminili.

Picchiate, ferite, umiliate, disperse con lo spray al peperoncino. Non lascia spazio a equivoci il

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Per informazioni: cisdaonlus@gmail.com - Per i giornalisti: stampa@cisda.it - Per le scuole: scuola@cisda.it

COMUNICAZIONE PER CHI VUOLE AIUTARE

Stiamo ricevendo, in questi giorni drammatici per l’Afghanistan, numerose mail e telefonate di persone ed associazioni che esprimono la loro forte indignazione per la condizione di sofferenza in cui il popolo afghano e soprattutto le donne sono costrette.
Il CISDA ringrazia tutte le Associazioni e i singoli che stanno esprimendo la loro solidarietà e si propongono per aiutare e sostenere il popolo afghano. Sui nostri canali social troverete informazioni e notizie che riceviamo direttamente dai nostri contatti nel paese. Attualmente la priorità resta quella di dare voce alle forze democratiche che sosteniamo pienamente.
Ci scusiamo pertanto se non riusciamo a rispondere ad ogni richiesta, ma per ora possiamo solo rinnovare il nostro appello a sostenere la campagna che il CISDA ha avviato per una raccolta fondi a favore delle organizzazioni e dei movimenti con cui collaboriamo da anni.
Per chi si reso disponibile ad accogliere le persone che devono lasciare il Paese, invitiamo ad aspettare le decisioni delle istituzioni nazionali ed internazionali rispetto all’avvio di corridoi umanitari. Qualora avessimo notizia di reti di solidarietà fidate provvederemo a renderle note.

Facebook CISDA

Chi volesse contribuire anche con una piccola cifra può farlo con un bonifico sul conto del CISDA, specificando nell’oggetto “DONAZIONE LIBERALE – EMERGENZA AFGHANISTAN”.

BANCA POPOLARE ETICA agenzia via Scarlatti 31 – Milano
Conto corrente n. 113666 – CIN U – ABI 5018 – CAB 1600
IBAN: IT74Y0501801600000011136660

RAWA7 ottobre 2021

Dichiarazione di RAWA sul 20° anniversario dell'occupazione dell'Afghanistan da parte di USA/NATO

rawa logo

Dopo vent'anni di guerra, il massacro di decine e migliaia di innocenti e la consegna dell'Afghanistan ai loro tirapiedi talebani (assicurando loro 85 miliardi di dollari in armi ed equipaggiamento militare), gli Stati Uniti e la

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“Noi alzeremo la nostra voce ancora più forte e continueremo la nostra resistenza e la nostra lotta per la democrazia e i diritti delle donne!”

RAWA

L’invasione dell’Afghanistan da parte degli USA e dei paesi NATO, fatta con il pretesto di sconfiggere il terrorismo e liberare le donne, è stata un gigantesco fallimento.

La guerra ha prodotto 241.000 vittime (...

La lettera aperta che alleghiamo, promossa da numerose associazioni della "Rete In difesa di - Per i diritti umani e chi li difende" (www.indifesadi.org), tra cui AIDOS, AOI, ARCI, ARCS, CGIL, CISDA, CIPSI, COSPE, a cui hanno aderito oltre 40 altre associazioni e comitati, è stata inviata il 23 agosto al Presidente del Consiglio Mario Draghi, ai Ministri degli Esteri e degli Interni, alla Commissione Esteri della Camera e alla Presidente della Commissione per i diritti umani.

Al Rappresentante diplomatico italiano presso le

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Un afgano ha raccontato al Cisda perché non è riuscito a imbarcarsi per l’Europa. Sfiorare la salvezza e non riuscire ad afferrarla. È quanto è capitato, ieri all’aeroporto di Kabul, alla famiglia di Ahmed (nome di fantasia per tutelare l’identità di un nostro conoscente). Nonostante avessero diritto ad accedere a uno dei voli verso un paese europeo, Ahmed, la moglie e i due bambini non ci sono riusciti a causa della calca e delle violenze dei talebani e hanno dovuto rinunciare a partire. Ora temono ritorsioni.
Questo il drammatico messaggio di Ahmed al Cisda (Coordinamento italiano

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UIKI Onlus, 2 ottobre 2022 

Abbiamo iorkan_copy_copy.pngncontrato Yilmaz Orkan, responsabile dell’Ufficio Informazione Kurdistan in Italia, per un chiarimento su alcuni recenti avvenimenti che hanno interessato il popolo curdo.

Intervista a cura di Gianni Sartori

La svolta, 3 ottobre 2022, di Chiara Manetti 

DopoLA SVOLTA 3OTTO22 l’attentato di venerdì in un’aula studio di Kabul, in cui hanno perso la vita almeno 49 persone, perlopiù studentesse, i fondamentalisti islamici hanno soffocato con la violenza le ribellioni femminili.

Picchiate, ferite, umiliate, disperse con lo spray al peperoncino. Non lascia spazio a equivoci il trattamento riservato alle donne afghane da parte dei talebani durante le proteste contro l’attacco che venerdì ha ucciso decine di studentesse: il dissenso va zittito, anche ricorrendo alla

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UIKI Onlus, 27 settembre 2022

duran kalkan

Duran Kalkan ha affermato che “o finisce il mondo o il capitalismo si ferma. Non ci si può aspettare che il capitalismo risolva le sue contraddizioni”. Duran Kalkan, del Comitato Esecutivo del PKK, ha scritto in un testo pubblicato sul sito web del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) che “o finisce il mondo o il capitalismo si ferma” e ha aggiunto che “non ci si può aspettare che il capitalismo risolva le sue contraddizioni”.

O finisce il mondo o si ferma il capitalismo

Quando non ci sono

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dal blog di Enrico Campofreda, 30 settembre 2022

kabul esplosione

Una mattina d’esame, la tensione della prova, ma anche la gioia dell’incontro con amici e colleghi d’un percorso difficile, non solo per le materie. Per il luogo. Per l’aria che tira. L’esame si tiene a Kabul, nel quartiere di Dasht-e-Barchi dove gli hazara vivono e troppo spesso muoiono. Per camion-bomba, per kamikaze che ti camminano al fianco e in certe circostanze si fanno esplodere. Da cinque anni, da quando l’Isis-Khorasan s’è organizzato contro tutti e tutto, è tornata anche l’immolazione del miliziano che deflagra  assieme

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Dal blog di Enrico Campofreda, 27 settembre 2022

bambini lavori

Quanta polvere respirano a cinque, otto, dodici anni i piccoli fornaciai di Kabul? Molta più di quanto ne incamerano girando per le insicure vie della capitale, dove le strade asfaltate restano sempre poche rispetto a quel che non s’è fatto per decenni e davanti al crescente insediamento urbano. C’è chi fugge dai talebani, ma per andar dove? Restare in città significa avere qualche possibilità di racimolare cibo, pur davanti all’angosciante e pilotata crisi alimentare. I baby fornaciai, fotografati in un servizio dell’Associated Press, erano una realtà

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La vicenda di Haji Bashir Noorzai, liberato dalla giustizia americana e barattato con l’ingegnere-contractor  statunitense Mark Frerichs, che era detenuto a Kabul, ha diversi risvolti

Enrico Campofreda, dal suo blog, 20 settembre 2022

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La vicenda di Haji Bashir Noorzai liberato dalla giustizia americana e barattato con l’ingegnere-contractor  statunitense Mark Frerichs, che era detenuto a Kabul, ha diversi risvolti. Il primo, più evidente, lo scambio ufficiale di prigionieri fra le due nazioni, e di fatto un riconoscimento da parte americana dell’autorità

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Il racconto che accompagna il servizio fotografico di AP che documenta il lavoro massacrante dei bambini nelle fornaci di mattoni afghane

Ebrahim Noroozi, AP, 23 settembre 2022

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Nabila lavora 10 ore o più al giorno, facendo il lavoro pesante e sporco di impacchettare il fango negli stampi e di trasportare carriole piene di mattoni. A 12 anni, ha lavorato in fabbriche di mattoni per metà della sua vita, ed è probabilmente la più anziana di tutte le sue colleghe.

Già alto, il numero di bambini messi a lavorare in Afghanistan è in crescita,

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“Le proteste in Iran sono una rivolta per responsabilizzare lo Stato. Gli slogan cantati durante le proteste, così come il motto jin jiyan azadi, sono stati ispirati dalle idee e dalla filosofia del leader curdo Abdullah Öcalan”

ANF, 22 settembre 2022

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La copresidente del Kurdistan Free Life Party (PJAK)*, Zîlan Vejîn, ha parlato con l'ANF (v. il video) dell'omicidio della donna

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Il 30⁰ festival internazionale della cultura kurda il 17 settembre a Landgraaf, Olanda, nel racconto di chi c’era

Gian Luigi Deiana, blog La bottega del Barbieri, 21 settembre 2022

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Il festival ha compiuto sabato 17 settembre il suo trentesimo appuntamento; celebrato per la prima volta in Germania nel 1992, anno dopo anno ha esteso sul corso delle cose la propria ragione originaria: nato come incontro di identità nel vasto mondo dell’emigrazione, è diventato nel tempo il luogo di intreccio della coscienza identitaria kurda con il processo storico che ha sconvolto negli anni tutto il vicino oriente, e il

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Le ragazze afghane hanno protestato nelle strade del centro di Paktia contro la chiusura delle loro scuole

Rawa - 10 settembre 2022

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Studentesse della provincia afghana di Paktia hanno protestato contro la chiusura della loro scuola e hanno marciato nella zona.

"Le ragazze hanno protestato nelle strade del centro di Paktia per protestare contro la chiusura delle loro scuole. In precedenza, nella provincia alcune scuole femminili di grado superiore al 6° erano state riaperte su decisione degli anziani delle tribù e dei funzionari

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Repubblica.it Gianni Vernetti 15 settembre 2022

Nel pubblicare questo articolo come contributo alla conoscenza della realtà dell'Afghanistan  ricordiamo che le attiviste di RAWA hanno sempre sostenuto che non sono state le divisioni  etniche ad aver provocato nel Paese le guerre degli ultimi quarant'anni e la povertà attuale ma invece gli appetiti di potere delle forze interne e internazionali, che usano le differenze etniche per penetrare e aumentare il loro potere nell'area. Inoltre, puntare su una federazione che include esponenti di forze fondamentaliste che nulla hanno mai avuto di democratico, e sulle quali pesano gravi responsabilità per crimini commessi nel paese contro la popolazione e per aver  alimentato corruzione e

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Radiopopolare.it  Chiara Vitali 15 settembre 2022

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In Afghanistan le minacce dei talebani continuano ad arrivare anche nei luoghi dove le donne dovrebbero essere al sicuro. Due giorni fa, alcune dipendenti della missione Onu nel Paese sono state imprigionate e interrogate da alcuni uomini armati: è quanto riporta un esperto delle Nazioni Unite. Queste intimidazioni sono in netto contrasto con l’obbligo di garantire sicurezza a tutto il personale Onu in Afghanistan, previsto dal diritto internazionale.

Enrico Campofreda dal suo Blog 15 settembre 2022

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La vicenda dei 9.5 miliardi di dollari dello Stato afghano, bloccati da un anno per volere del presidente statunitense Biden come punizione per l’assenza di diritti civili e di genere frutto dell’operato talebano, sta avendo un’evoluzione. 3.5 miliardi di dollari erano stati sequestrati nei mesi scorsi direttamente per volere della Casa Bianca che si preoccupava di offrirli a “beneficio della popolazione afghana”.

Amnesty.it 13 settembre

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Il 12 settembre il Relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani in Afghanistan ha presentato il suo primo rapporto alla 51ma sessione del Consiglio delle Nazioni Unite sui diritti umani.

“Apprezziamo questo rapporto, che rappresenta un’ulteriore conferma di quanto sia grave la crisi dei diritti umani in Afghanistan. I talebani hanno fatto passi indietro in ogni campo, in particolare per quel che riguarda i diritti delle donne, l’istruzione per le bambine, la protezione delle

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Ilmanifesto.it Roberto Pietrobon, STOCCOLMA 11 settembre 2022

OGGI AL VOTO. «Abbiamo sempre votato in maggioranza per il partito socialdemocratico», ma ora non sarà più così

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La comunità curda in Svezia è tra le più numerose di tutto il continente europeo seconda solo alla Germania, conta circa 100 mila appartenenti come in Francia. Con lo scoppio della guerra in Ucraina i paesi nordici vicini alla Russia come Finlandia e Svezia hanno deciso di abbandonare la loro storica neutralità (in Svezia mantenuta per quasi 200 anni) e,

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Enrico Campofreda dal suo Blog 9 settembre 2022

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Perdere la guida del governo, com’è accaduto nei mesi scorsi a Imran Khan, è inusuale in Pakistan. In verità lo è anche concludere il quinquennio di mandato, visto che nei settantacinque anni di storia interna leader e partiti politici hanno conosciuto colpi di mano militari (con Zia-ul Haq e Musharraf), attentati e assassini (di cui fu vittima Benazir Bhutto), condanne per corruzione (Nawaz Sharif), ma non sono incappati in tradimenti in corso d’opera che ora vedono l’ex premier Khan gridare al complotto.

Malalai Joya - Milano, dicembre 2013

Meena Keshwar Kamal

MEENA (1956-1987) è nata a Kabul. Durante il suo periodo scolastico, gli studenti a Kabul e in altre città afghane erano profondamente impegnati in attività sociali e nei crescenti movimenti di massa.
Meena ha lasciato l'università per dedicarsi come attivista sociale ad organizzare le donne ed educarle. Perseguendo la sua causa per ottenere il diritto alla libertà e all'espressione e conducendo attività politiche, Meena ha posto le basi per la fondazione di RAWA nel 1977.
Questa organizzazione intendeva dare voce alle donne dell'Afghanistan private dei loro diritti e costrette al silenzio. Meena iniziò una campagna contro le forze sovietiche e il loro regime fantoccio nel 1979 e organizzò numerose marce e incontri in scuole, college e all'Università di Kabul per sensibilizzare l'opinione pubblica.
Un altro grande servizio reso da lei alle donne afghane è stato il lancio di una rivista bilingue Payam-e-Zan (Il messaggio delle donne) nel 1981. Per mezzo di questa rivista RAWA ha potuto lanciare con coraggio ed efficacia la causa delle donne afghane. Payam-e-Zan ha costantemente denunciato la natura criminale dei gruppi fondamentalisti.

Meena ha anche organizzato le scuole Watan per i bambini rifugiati, un ospedale e centri di artigianato per donne rifugiate in Pakistan per sostenere finanziariamente le donne afghane.
Alla fine del 1981, su invito del governo francese, Meena ha rappresentato il movimento afghano di resistenza al Congresso del Partito Socialista Francese.
La delegazione sovietica presente al Congresso, guidata da Boris Ponamaryev, ha lasciato la sala con vergogna quando i partecipanti applaudivano e Meena mostrava il segno di vittoria.
Oltre alla Francia Meena ha visitato anche vari altri Paesi europei e incontrato le personalità più importanti.
Il suo lavoro sociale attivo e la sua difesa effettiva contro le posizioni dei fondamentalisti e del regime fantoccio hanno provocato l'ira dei Sovietici e dei fondamentalisti; fu assassinata dagli agenti del KHAD (il braccio aghano del KGB) e dai loro complici a Quetta, in Pakistan, il 4 febbraio 1987.

A cura del

CISDA

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