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Al Qaeda reclutata nelle forze di sicurezza afghane

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Hassan Ahmad, Daily Times, 26 dicembre 2025

Il sedicesimo rapporto del Gruppo di supporto analitico e monitoraggio delle Sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è stato pubblicato l’8 dicembre 2025, offrendo una delle valutazioni più autorevoli e preoccupanti fino ad oggi sul contesto di sicurezza dell’Afghanistan sotto il regime talebano.

Contrariamente alle ripetute assicurazioni di Kabul secondo cui il territorio afghano non viene utilizzato per attività militanti, il rapporto delle Nazioni Unite conclude inequivocabilmente che tali affermazioni non sono credibili. Invece, l’Afghanistan continua a funzionare come un hub centrale per le organizzazioni terroristiche regionali e internazionali, con conseguenze dirette per il Pakistan e per la stabilità regionale in generale.

Secondo il Report, più di 20 organizzazioni terroristiche operano attualmente dal suolo afghano. Questi includono Tehrik-e Taleban Pakistan (TTP), Al-Qaida, Stato islamico in Iraq e Levante-Khorasan (ISIL-K), Al-Qaida nel subcontinente indiano (AQIS), Movimento islamico del Turkistan orientale/Partito islamico del Turkistan (ETIM/TIP), Jamaat Ansarullah, Movimento islamico dell’Uzbekistan (IMU) ed entità più recenti come Ittihad-ul-Mujahideen Pakistan.

Con la notevole eccezione dell’ISIL-K, la maggior parte di questi gruppi intrattiene relazioni di cooperazione o di non conflitto con il regime talebano. Il rapporto rileva diversi gradi di tolleranza, protezione e facilitazione, consentendo a queste organizzazioni di reclutare, addestrare, raccogliere fondi e pianificare operazioni con relativa libertà.

Reti jihadiste nelle strutture di sicurezza

Uno dei risultati più allarmanti del rapporto è l’integrazione sistematica di elementi terroristici nell’architettura di sicurezza del regime talebano. Ex combattenti di diverse organizzazioni estremiste sarebbero stati assorbiti nelle forze di sicurezza locali, apprezzati per la loro esperienza di combattimento. Questa pratica, tuttavia, ha permesso a ideologie e reti operative estremiste di penetrare nelle istituzioni del regime.

Il Team di Monitoraggio valuta che membri e simpatizzanti di Al-Qaeda ricoprano posizioni all’interno delle strutture di sicurezza e di intelligence dei talebani. Questa convergenza sfuma il confine tra autorità statale e organizzazioni terroristiche, integrando di fatto le reti jihadiste globali nel quadro di governo dell’Afghanistan.

Il rapporto conferma che la posizione di Al-Qaeda in Afghanistan rimane sostanzialmente invariata rispetto alle precedenti valutazioni. Il gruppo continua a svolgere un ruolo di facilitatore strategico, offrendo guida ideologica, addestramento, consulenza operativa e supporto logistico ai gruppi militanti alleati.

Si dice che alti esponenti di Al-Qaeda risiedano a Kabul, mentre altri operano nelle province orientali e sudorientali sotto l’influenza della rete Haqqani. Sebbene il regime talebano cerchi di limitare le operazioni esterne di Al-Qaeda per evitare ripercussioni internazionali, continua a ospitare e proteggere l’organizzazione.

Uno sviluppo particolarmente significativo si verificò nell’estate del 2024, quando Sayf al-Adl, leader de facto di Al-Qaeda, dichiarò pubblicamente l’Afghanistan un rifugio sicuro e invitò i sostenitori di tutto il mondo a trasferirsi lì. Questa dichiarazione riaffermò il ruolo dell’Afghanistan come patria simbolica e operativa di Al-Qaeda, rafforzato da bay’at (giuramenti di fedeltà), alleanze sul campo di battaglia e matrimoni misti, in particolare all’interno della rete Haqqani.

Al-Qaeda nel subcontinente indiano rimane attiva nell’Afghanistan sudorientale, in particolare nelle aree controllate da Haqqani. Nel marzo 2025, Osama Mahmoud è stato formalmente nominato “Amir” dell’AQIS, mentre Atif Yahya Ghouri, di base a Paktika, supervisiona le operazioni quotidiane. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha stimato che la forza dell’AQIS sia di 200-300 combattenti e che stia rafforzando il suo allineamento operativo con il TTP. L’AQIS ha progressivamente riorientato la sua attenzione verso il Pakistan, fornendo addestramento e supporto operativo che aggravano la minaccia alla sicurezza lungo il confine occidentale del Pakistan.

Per il Pakistan, la minaccia più destabilizzante identificata nel rapporto è il TTP. Il regime talebano continua a ospitare leader e combattenti del TTP in province come Khost, Kunar, Nangarhar, Paktiya e Paktika, pur riconoscendo che la violenza del TTP compromette gravemente le relazioni con Islamabad. Si stima che il TTP abbia circa 6.000 combattenti in Afghanistan. Il rapporto documenta il sostegno finanziario dei talebani, inclusi pagamenti mensili che ammonterebbero a tre milioni di afghani alla famiglia del leader del TTP, Noor Wali Mehsud.

Solo nel 2025, il TTP ha effettuato oltre 600 attacchi in Pakistan, molti dei quali hanno comportato operazioni complesse con l’impiego di ordigni esplosivi improvvisati trasportati da veicoli, attentatori suicidi e squadre d’assalto coordinate. In particolare, la maggior parte degli attentatori suicidi era di nazionalità afghana, a sottolineare la natura transfrontaliera della minaccia.

Una delle rivelazioni più preoccupanti contenute nel rapporto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite riguarda la proliferazione della tecnologia dei droni tra i gruppi militanti che operano dall’Afghanistan. Gli Stati membri hanno segnalato attacchi con droni contro installazioni militari pakistane in Belucistan e Punjab, segnando una significativa escalation delle capacità dei militanti. Il rapporto afferma inoltre che emissari di Al-Qaeda potrebbero essere direttamente coinvolti nella ricerca, produzione e addestramento dei droni, in coordinamento con il regime talebano. Secondo quanto riferito, gli impianti di produzione di droni operano da ex basi militari a Kabul e Logar, concentrandosi sul miglioramento della capacità di carico utile e della precisione. Gli sforzi dei Talebani per sviluppare una capacità aerea a basso costo, insieme alle competenze in ambito terroristico, rappresentano una pericolosa convergenza.

ISIL-K, la minaccia maggiore

Sebbene ostile al regime talebano, l’ISIL-K rimane la minaccia più globale proveniente dall’Afghanistan. Il gruppo mantiene l’intento e la capacità di condurre attacchi internazionali, come dimostrato dalle precedenti operazioni in Iran e Russia. L’ISIL-K ha ampliato il reclutamento tra i centroasiatici, ha indottrinato bambini nelle madrase afghane e ha sperimentato l’intelligenza artificiale, il finanziamento tramite criptovaluta e la stampa 3D di armi.

Fondamentalmente, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sottolinea che le reti esterne dell’ISIL-K sono state interrotte attraverso la cooperazione di intelligence internazionale, senza la partecipazione dei Talebani. Pur possedendo informazioni, il regime talebano si sarebbe rifiutato di collaborare o condividere informazioni.

Il rapporto evidenzia anche l’espansione dell’ETIM/TIP nel Badakhshan e nel Corridoio del Wakhan, con esplicito incitamento contro gli interessi cinesi e i continui sforzi di Jamaat Ansarullah per destabilizzare il Tagikistan e l’Asia centrale. In alcuni casi, militanti stranieri avrebbero ricevuto passaporti afghani e ricoperto posizioni retribuite all’interno delle strutture di sicurezza talebane.

Le conclusioni del Team di Monitoraggio delle Nazioni Unite lasciano poche ambiguità. Sotto il regime talebano, l’Afghanistan si è evoluto in un consolidato ecosistema terroristico, che combina rifugio, addestramento, finanziamenti, rafforzamento ideologico e tecnologie sempre più sofisticate. Per il Pakistan, l’emancipazione di TTP e AQIS rappresenta una minaccia immediata e continua alla sicurezza. Per la regione più ampia, che comprende Asia centrale, Cina, Iran e oltre, i rischi di ricaduta continuano a crescere.

Il rapporto sfida implicitamente la comunità internazionale a rivalutare il proprio impegno con il regime talebano, basando la politica non sulle rassicurazioni di Kabul, ma su realtà documentate sul campo.

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