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I talebani iniziano ad applicare il nuovo codice penale

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Milad Sayar, Amu TV, 15 febbraio 2026

I talebani hanno iniziato ad applicare il loro nuovo codice penale, recentemente approvato, condannando un uomo nell’Afghanistan occidentale a un anno di carcere e a 39 frustate per aver presumibilmente insultato il loro leader supremo, secondo tre fonti locali e informate.

La sentenza, emessa da un tribunale talebano di primo grado nella provincia di Badghis, sembra essere la prima applicazione nota del nuovo codice da quando è stato formalmente approvato dal leader dei talebani. Nonostante le critiche interne e internazionali al documento, le autorità talebane hanno proceduto con la sua attuazione.

L’uomo, identificato come Abdulkhaliq, figlio di Abdul Qadoos, è residente nel villaggio di Jahandosti, nel distretto di Bala Murghab. Secondo le fonti, avrebbe fatto commenti sul leader talebano durante un raduno pubblico. Un membro dei talebani presente sul posto ha sporto denuncia e Abdulkhaliq è stato fermato sul momento.

Successivamente è stato processato ai sensi dell’Articolo 18 del codice penale talebano e condannato per oltraggio al leader. Il tribunale lo ha condannato a un anno di reclusione e a 39 frustate, hanno riferito le fonti. Non è  chiaro se la fustigazione sia stata eseguita.

Preoccupazioni di religiosi e attivisti per i diritti umani

L’applicazione segue la ratifica del codice penale da parte del leader talebano. Il documento è composto da 10 capitoli e 119 articoli. Diverse disposizioni hanno suscitato preoccupazione tra attivisti, studiosi religiosi e organizzazioni per i diritti umani, che denunciano un ampliamento della criminalizzazione del dissenso, la formalizzazione delle punizioni corporali e un’ulteriore concentrazione di potere nelle mani della leadership.

Dopo l’entrata in vigore del testo, i critici hanno avvertito che alcune norme potrebbero essere utilizzate per reprimere il dissenso e limitare le libertà fondamentali. Le autorità talebane non hanno risposto nel merito delle accuse, ma hanno avvertito che l’opposizione al codice potrebbe comportare conseguenze legali.

«Quando persino la critica a un leader diventa reato, si mette in discussione il diritto dei cittadini a esprimere opinioni e il principio dello stato di diritto», ha dichiarato l’attivista sociale Nargis Haidari. «Attribuire un ruolo intoccabile a un singolo individuo e punire ogni voce contraria contrasta con i principi di una società aperta e responsabile».

Il portavoce talebano Zabihullah Mujahid ha difeso il provvedimento, sostenendo che il codice si fonda sulla legge islamica. «Si tratta di un codice basato sulla Sharia. Chiediamo a chi lo contesta di fare riferimento prima alla Sharia», ha affermato.

Anche alcuni religiosi hanno espresso riserve su specifiche disposizioni. In un video diffuso sui social media, un chierico ha sostenuto che alcune pene previste non sarebbero coerenti con la giurisprudenza islamica e con la scuola hanafita, sottolineando che pene detentive prolungate potrebbero configurare un’ingiustizia con ripercussioni sull’intero nucleo familiare.

Le organizzazioni per i diritti umani segnalano inoltre che il nuovo impianto normativo prevede sanzioni severe per una vasta gamma di reati, attribuendo al contempo ampia discrezionalità alle autorità talebane. Secondo i critici, il rischio è quello di un’applicazione diseguale della legge e di una sostanziale impunità per i talebani e i loro sostenitori.

Finora i talebani non hanno diffuso una replica dettagliata alle accuse mosse da attivisti e osservatori internazionali.

 

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