Passa al contenuto principale

Nel 2025 la cancellazione delle donne afgane non è più una metafora

|

 

lalettrehebdo.com 19 febbraio 2026

Il rapporto annuale di Afghanistan Women’s Rights Watch (AWRW) From Marginalization to Erasure descrive un cambiamento: dalla progressiva emarginazione a una politica di cancellazione sociale, e talvolta fisica, di donne e ragazze.

KABOUL, AFGHANISTAN – Afghanistan Women’s Rights Watch (AWRW), un organismo di monitoraggio dei diritti delle donne ha documentato almeno 411 casi verificati di  gravi violazioni dei diritti umani contro le donne e le ragazze in Afghanistan nel 2025, evidenziando la diffusa l’esclusione e la sorveglianza sotto il regime delle donne talebani.

Il rapporto evidenzia anche uno sviluppo preoccupante: la moltiplicazione delle regole orali, non registrate, applicate localmente. Questa informalizzazione non è una “sfocatura” accidentale: rende impossibile l’obiezione, diluisce la responsabilità e rende la documentazione più pericolosa.

Le cifre illustrano la brutalità del sistema: 130 casi di contrabbando (31,4%), 76 omicidi (18,4%), 71 arresti arbitrari (17,1%), 32 suicidi (7,7%), il resto riguarda altre violenze (25,4%). Questi dati non sono “incidenti”: disegnano un regime di punizione e terrore.

Le persone 18-34enni sono quelle più prese di mira (338 casi): la generazione colta, attiva, propensa all’organizzazione. Il rapporto parla anche di violenza sessuale in detenzione (stupro, minacce), nonché di arresti e sparizioni senza accesso alla famiglia o a un avvocato, con la massima pressione sui parenti.

Il controllo non si limita alle strade: diventa amministrativo, economico e interno. Entro il 2025, l’apartheid di genere si infiltrerà nella burocrazia (restrizioni per viaggi e lavoro), si infiltrerà nella salute (barriere all’accesso alle cure) e trasformerà la casa con una sorveglianza avanzata, arruolando i membri della famiglia come spie.

La repressione è anche geografica: Kabul conta 65 casi documentati, seguiti da Herat (35) e Nangarhar (28), mentre 244 casi provenienti da altre province. Questo suggerisce violenza diffusa, ma anche un blackout informativo nelle aree più isolate.

Punto chiave: questi 411 casi sono parziali. AWRW insiste sulla mancanza di segnalazioni legate a paura, stigmatizzazione, mentre il dispositivo di controllo si espande e chiude le ultime aree di protezione.

La relazione chiede una risposta internazionale concreta: sorveglianza rafforzata, meccanismi di responsabilità, protezione dei sopravvissuti, sostegno alle reti di istruzione clandestina e ai difensori dei diritti umani.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *