Ulteriore stretta per le donne afghane: vietato vendere i loro prodotti alle fiere

Amin Kawa, 8AM Media, 16 febbraio 2026
Le donne afghane sono state escluse dalla quinta edizione della fiera “Costruzione e Ricostruzione” presso l’Afghanistan International Exhibition Center, segnando un’ulteriore stretta sulle loro libertà economiche e sociali. Donne che avevano programmato di esporre i propri prodotti artigianali sono state respinte all’ingresso e obbligate a inviare le merci tramite parenti maschi. Nessuna di loro ha potuto vendere o mostrare direttamente le proprie creazioni, lasciando molti prodotti invenduti.
“Durante i cinque giorni della fiera non ci è stato permesso né partecipare né visitare l’evento”, ha raccontato una giovane artista. “La gestione ha chiarito che le donne non hanno alcun diritto qui”. Forozan (pseudonimo), un’altra imprenditrice, ha confermato: “Ci hanno detto di inviare i nostri prodotti tramite parenti maschi, ma comunque nessuna donna poteva entrare. Questa è la nostra unica possibilità di lavoro, la situazione è allarmante”.
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ToggleMinacce e molestie da parte dei talebani
Alcune partecipanti hanno anche denunciato molestie da parte dei talebani. In passato, durante le fiere, membri del regime avevano avanzato proposte di matrimonio e minacciato le donne, insistendo per ottenere i loro contatti personali tramite WhatsApp. Samira (pseudonimo), che aveva partecipato alla quarta edizione, ha raccontato: “Alcuni funzionari talebani sono venuti a casa nostra per fare proposte. Quando ho rifiutato, hanno continuato a contattarmi. Non è più una proposta, è pressione. Siamo costrette a tacere per paura delle conseguenze sulle nostre famiglie”.
Un video diffuso sui social mostra decine di donne in piedi davanti ai cancelli della fiera, sorvegliate da combattenti talebani e dalla polizia morale, con il volto coperto. Il messaggio è chiaro: le donne sono sistematicamente escluse dalla vita pubblica e dagli spazi economici.
In passato, il regime aveva promosso la partecipazione femminile alle fiere sui media e sui social network, probabilmente per motivi di immagine. Ora, invece, vieta completamente l’accesso, limitando le possibilità di lavoro delle donne agli unici mercati femminili, anch’essi rigidamente controllati.
Le restrizioni colpiscono anche le giornaliste. Alcune reporter hanno raccontato al quotidiano Hasht-e Sobh di essere state contattate da funzionari talebani per proposte di matrimonio, costringendole a evitare la copertura di notizie legate al Ministero della Difesa per proteggersi dalle molestie.
Una strategia più ampia di controllo
Secondo un recente rapporto delle Nazioni Unite, basato sull’Afghanistan Gender Index 2024, otto donne su dieci non hanno accesso a istruzione e lavoro. L’Afghanistan detiene il secondo più ampio divario di genere al mondo, e le politiche del regime verso le donne costano al Paese oltre un miliardo di dollari l’anno in perdite economiche.
L’esclusione dalle fiere riflette una strategia più ampia dei talebani: controllare la presenza femminile nello spazio pubblico, marginalizzare economicamente le donne e limitare ogni possibilità di autonomia, con gravi conseguenze per l’intera società afghana.

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