I talebani tolgono agli studenti la libertà religiosa e snaturano le università

Omid Sharafat, Zan Times, 7 aprile 2026
Con l’inizio dell’anno accademico 2026-2027, il Ministero dell’Istruzione Superiore dei talebani ha nuovamente costretto gli studenti universitari a firmare un impegno in 14 punti. Il contenuto di questo impegno aveva già attirato l’attenzione dell’opinione pubblica nel gennaio 2024. Ora, alcune fonti indicano che i talebani stanno imponendo il rispetto dell’impegno distribuendo il documento nelle università e dichiarandolo un requisito obbligatorio per gli studenti.
A seguito dell’esclusione delle ragazze dall’istruzione e delle modifiche al curriculum accademico imposte dai talebani, l’insistenza del regime nel far rispettare questo documento rappresenta un ulteriore passo devastante verso la ridefinizione della natura stessa delle università. Allo stesso tempo, un gran numero di studenti maschi è costretto a scegliere tra la perdita del diritto all’istruzione o un cambiamento imposto pubblicamente alle proprie convinzioni religiose. Poiché molti studenti maschi non accetteranno le richieste dei talebani, questo impegno priverà di fatto una parte significativa della popolazione maschile del diritto all’istruzione.
Privazione della libertà religiosa
L’articolo sei di questo documento richiede agli studenti di giurare fedeltà all’Islam sunnita, in particolare alla scuola Hanafi. A giustificazione di questa clausola, i talebani sostengono che, poiché il popolo afghano aderisce all’Islam sunnita e alla giurisprudenza Hanafi dell’Imam Abu Hanifa, anche gli studenti devono dichiarare la propria adesione a questa scuola.
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La convinzione dei talebani che tutti in Afghanistan aderiscano alla scuola sunnita hanafita ignora apertamente la realtà del paese. Essi trascurano la diversità delle tradizioni islamiche in Afghanistan, tra cui sunniti hanafiti, sciiti ja’fari e ismailiti, nonché le minoranze religiose come indù e sikh. Ricorrono invece alla creazione di una falsa omogeneità sociale e religiosa. Questo nonostante il fatto che la diversità religiosa sia sempre stata una caratteristica distintiva dell’Afghanistan, dove una parte significativa della popolazione segue l’Islam sciita duodecimano o ismailita, costituendo la maggioranza o una minoranza consistente in diverse province.
L’Afghanistan è stato a lungo considerato un modello di pacifica convivenza tra i seguaci di diverse tradizioni islamiche. Quest’azione dei talebani viola uno dei diritti umani fondamentali: la libertà di credo e di pensiero. Sopprimendo la libertà religiosa e intensificando le restrizioni sulle comunità sciite, i talebani non solo privano una larga parte dei giovani del Paese dell’accesso all’istruzione, ma seminano anche i germi del risentimento e della divisione settaria. Le loro azioni minano la continuità di una convivenza religiosa storicamente pacifica.
Trasformare la natura delle università
È trascorso quasi un secolo dalla fondazione delle università pubbliche in Afghanistan. Nonostante guerre e instabilità, la cultura accademica e l’ambiente universitario si sono costantemente sviluppati. Un’università è, per definizione, uno spazio di studio in cui il merito e gli standard accademici hanno la precedenza sulle affiliazioni religiose o politiche, e dove ogni nuova generazione viene formata in diverse discipline per diventare la forza trainante dello sviluppo e del progresso nazionale.
Tuttavia, i requisiti delineati negli articoli da 1 a 7 di questo impegno — tra cui la partecipazione obbligatoria alle preghiere collettive cinque volte al giorno, il controllo della lunghezza della barba degli studenti, l’imposizione di tagli di capelli specifici, l’obbligo di indossare il berretto, l’obbligo di indossare l’abito tradizionale (perahan e tunban) e il divieto della musica — rappresentano una trasformazione fondamentale degli istituti scolastici. Queste misure, di fatto, allontanano le università dagli spazi accademici per trasformarle in seminari religiosi in stile Deobandi.
L’imposizione di tali restrizioni non ha eguali nelle università di tutto il mondo ed è invece caratteristica di scuole e istituzioni strettamente religiose in un numero limitato di contesti.
Mettere in sicurezza l’ambiente universitario
Gli articoli dal 10 al 14 del patto dei talebani riflettono l’ansia politica del gruppo nei confronti delle università. L’imposizione di un clima di sicurezza nei campus è un modo per gestire queste paure. In base all’articolo 10, gli studenti sono tenuti a collaborare con il Ministero per la Promozione della Virtù e la Prevenzione del Vizio. L’articolo 11 li obbliga ad accettare le regole e i decreti dei talebani, mentre l’articolo 14 li obbliga a riconoscere l’Emirato Islamico dei talebani come sistema politico legittimo e ad astenersi da qualsiasi associazione con altri gruppi politici.
La presenza di facinorosi talebani nei campus universitari – arrivati con fruste e forbici per misurare la lunghezza della barba, imporre l’uso di berretti e abiti tradizionali e far rispettare le acconciature prescritte – è assurda, quasi satirica nel contesto della storia del Paese. Essa indica inoltre la crescente militarizzazione degli spazi accademici. Tuttavia, al di là di queste evidenti imposizioni del credo talebano, la regolamentazione delle associazioni politiche studentesche segnala un livello di controllo ben più profondo e preoccupante che si sta diffondendo nelle università del Paese.
Ostilità verso la conoscenza e lo sviluppo
In quanto governanti di un Paese che necessita urgentemente di un impegno costante per la crescita e lo sviluppo, i talebani si sono posti in diretta opposizione alla conoscenza, alla competenza e al progresso. L’esclusione delle ragazze dalle scuole, il divieto per le giovani donne di accedere alle università, le modifiche ai programmi di studio, la rimozione e la proibizione generalizzata di libri e risorse didattiche, e ora l’imposizione di questo impegno in 14 punti, trasmettono un messaggio chiaro: i talebani sono fondamentalmente ostili all’istruzione, all’apprendimento superiore e allo sviluppo professionale e, di conseguenza, al progresso del Paese.
In un momento in cui i talebani sono alle prese con crisi di legittimità sia interne che internazionali, queste azioni erodono ulteriormente qualsiasi consenso stiano cercando di costruire. Di fatto, i talebani stanno minando la propria credibilità e la propria reputazione, sia all’interno dell’Afghanistan che al di fuori dei suoi confini. Ancora una volta, i talebani dimostrano di non aver bisogno di rivali o avversari esterni; le loro stesse politiche si rivelano il mezzo più efficace per screditarsi.
Omid Sharafat è lo pseudonimo di un ex professore universitario di Kabul e ricercatore nel campo delle relazioni internazionali.










