OSSERVATORIO AFGHANISTAN

Dalla parte di chi non ha voce



Afghanistan: un elenco con 5.000 vittime

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Posted on | August 30, 2014

BBC NEWS MAGAZINE – 25 Agosto 2014

Articolo di David Loyn – BBC News – Kabul

Portraits of those who were executed

Un anno fa, un pubblico ministero olandese pubblicò un elenco di 5.000 nomi che causò immediatamente il cordoglio pubblico dell’Afghanistan. Si trattava di persone uccise in seguito al colpo di stato comunista nel 1978. Alcuni degli assassini con le mani sporche di sangue vivono attualmente in Europa.

Secondo quanto afferma il pubblico ministero, esistono prove sufficienti per arrestare per crimini di guerra diversi Afghani che vivono in Olanda e anche altri che si trovano in vari paesi europei, anche se alcuni di questi paesi stanno seguendo questi casi in modo più approfondito di altri.
I sospettati non sono a conoscenza di queste indagini e l’elenco è stato pubblicato solo quando uno di loro morì prima di essere processato.
I documenti lo segnalavano solamente come “Comandante O”, ma ora il suo nome completo – Amanullah Osman – può essere reso pubblico.
In Olanda, Osman non nascondeva di aver fatto parte della polizia segreta afghana, sicuro che questo avrebbe facilitato la sua richiesta di asilo. Era certo che rivelando il suo passato non lo avrebbero fatto rientrare in Afghanistan, dove la sua vita sarebbe stata in pericolo. Non immaginava che anche in Olanda sarebbe stato processato per crimini di guerra.

Part of the death list

 

Un estratto dell’elenco

Ulteriori scoperte
Quando gli venne chiesto se qualcuno era stato maltrattato sotto la sua custodia, Osman rispose: “Certamente, ed ero io responsabile dei maltrattamenti. E’ così che vanno le cose in Afghanistan”.
Per il suo processo vennero raccolte molte prove, inclusi documenti originali da lui firmati che autorizzavano torture ed esecuzioni.
Dopo la morte di Osman, il pubblico ministero Thijs Berger ha pubblicato on-line parte di queste prove affinché i parenti delle vittime potessero accedervi, fra cui un elenco di circa 5.000 nomi di persone uccise fra il 1978 e il 1979.

Thijs Berger

 

Il pubblico ministero Thijs Berger

L’elenco include studenti, commercianti, negozianti, insegnanti, contadini, l’autista di un bus, un postino e un giudice in pensione. Le foto di alcune delle vittime appaiono all’inizio di questo articolo.
La pubblicazione di questo elenco ha avuto un impatto enorme in Afghanistan. Immediatamente sono state organizzate cerimonie per commemorare i defunti.
Alcune persone che facevano parte della lista sono sopravvissute: coloro che avevano amici potenti sono stati silenziosamente liberati, fra cui un uomo a cui è stato aggiunto il soprannome di “Sayyaf”, che significa “esperto uomo di spada”, al suo nome Abdul Rassul.
Sayyaf divenne in seguito un famoso leader della guerriglia. Fu lui ad invitare Osama Bin Laden in Afghanistan e, benché negasse qualsiasi coinvolgimento nei crimini di guerra degli anni ’90, venne più volte accusato in molte indagini. Quest’anno è stato uno dei “falliti” candidati alle elezioni presidenziali.

Afghans wait outside the Kabul central Pul-i-Charki prison 14 January 1980

Persone all’esterno del carcere di Pul-I-Charki nel gennaio 1980 e, sotto, la prigione oggi

Aerial shot of Pul-i-Charki
Pul-i-Charki gaol

Altri sopravvissero solo per caso nel caos delle esecuzioni di massa. Una delle persone indicate nell’elenco dei morti, Habib Rahman, afferma di aver vissuto la maggior parte della sua vita “in prestito”. Nel caos che seguì alla rivoluzione Saur del 1978 venne arrestato e torturato.
“Stavo dormendo. Distrussero la porta ed entrarono in casa. Mi dissero che dovevo seguirli. Quando uscii vidi almeno 20 camion militari e perfino un carro armato. Mi condussero presso il reparto investigativo della polizia segreta”.
Per otto giorni e otto notti venne picchiato e torturato con scariche elettriche, dopodiché lo trasferirono al carcere di Pul-i-Charki vicino a Kabul, dove rimase per più di un anno.

Habib Rahman

Habib Rahman
Dopo il suo rilascio, Rahman emigrò in Australia, dove divenne un uomo d’affari di successo. Quando vide il suo nome nell’elenco pubblicato su Internet ritornò a Pul-i-Charki per la prima volta dal 1979. Il suo nome era nella lista delle persone uccise.

“Ogni notte, a mezzanotte, arrivavano e chiamavano i nomi di varie persone, poi le uccidevano. Da mezzanotte in poi, se il tuo nome non era nella lista, avevi la possibilità di sopravvivere per altre 24 ore”, racconta.
“Sparavano ai prigionieri in un’area esterna al carcere definita ‘poligono’ e i loro corpi venivano interrati in fosse comuni. All’interno del carcere, gli altri potevano udire gli spari. Lo facevano appositamente per spaventare quelli rimasti in cella”.
I soccorsi arrivarono nell’inverno del 1979. I prigionieri sentirono l’avvicinarsi di elicotteri e le scosse del terreno causate da pesanti veicoli armati. Un coltello tagliò l’involucro di plastica intorno alle sbarre della prigione, e un biondo soldato russo annunciò che sarebbero stati liberati.
Pochi giorni dopo, quando venne liberato, Rahman rimase scioccato dal fatto che nessun membro della sua famiglia fosse presente.
“C’erano circa 10.000 persone e ognuna aveva ad accoglierla la sua famiglia o i suoi cari. Quando uscii, non vidi nessun membro della mia famiglia… Ero molto triste e depresso”.
Quando riuscì finalmente a tornare a casa, trovò suo fratello che, nel vederlo, cominciò a piangere. L’intera famiglia era in lutto poiché il nome di Rahman appariva nell’elenco dei giustiziati.
Il nuovo regime imposto da Mosca aveva pubblicamente esposto l’elenco dei morti per mostrare la tirannia del regime precedente. Tuttavia, l’elenco venne tolto dopo pochi giorni. Si trattava di una versione solo parziale di quello che sarebbe in seguito stato pubblicato dal pubblico ministero olandese.
Patti Grossman, che ha svolto per molti anni indagini in Afghanistan per conto di Human Rights Watch, afferma che i documenti originali riguardanti le aree di conflitto sono molto rari. Tuttavia, ciò che venne evidenziato nel caso olandese, fu che questo elenco aveva umanizzato le vittime.

Afghan anti-Soviet resistance fighters in the early 1980s

Combattenti della resistenza anti-sovietica agli inizi degli anni ’80

Grossman afferma: “E’ stato sempre molto difficile ottenere prove documentarie, per questo motivo la lista che è stata pubblicata è così importante”.
La violenza che ci fu in Afghanistan nell’anno precedente l’invasione sovietica del 1979 non è così conosciuta come il resto degli orrori accaduti in seguito. Tuttavia, Grossman dichiara che il livello di questa orgia di uccisioni fu unico. “Comunque, negli anni seguenti non accadde niente di simile” afferma.
L’elenco dei morti pubblicato in Olanda è solo una piccola parte delle decine di migliaia di persone che vennero uccise. Poiché stavano imponendo riforme radicali, per mantenere il controllo i comunisti facevano esecuzioni di massa, in particolare nelle campagne.
Il loro approccio non era quello di processare le persone per tradimento o con altre accuse… Volevano solo liberarsi di loro.
In ogni caso i responsabili non sono mai stati processati, nemmeno dai Mujaheddin che sconfissero i comunisti o dai Talebani che, al contrario, seguirono il loro comportamento, tenendo conto di tutti i crimini commessi durante il  periodo in cui furono al potere.

First anniversary of the Afghan communist revolution 1979

 

Durante il regime sovietico

Il regime comunista impiegò un anno per installarsi definitivamente.
Per evitare indagini sui misfatti dei signori della guerra, il governo post-talebano eliminò una relazione che dettagliava tutti i crimini del passato e che evidenziava sulla mappa tutti i conflitti che ebbero luogo per più di tre decadi, villaggio per villaggio.
Nader Nadery, autore di questo report, subì minacce di morte e venne deposto dal suo incarico di responsabile della Commissione afghana di Human Rights Watch dal presidente Karzai perché aveva osato indagare sui crimini di guerra commessi nel passato. E i poteri occidentali, che avevano sconfitto i Talebani, non impedirono tale occultamento.
Nader Nadery afferma che il momento propizio per agire sarebbe stato nel 2001, quando le forze capitanate dagli Stati Uniti erano molto potenti. Dichiara che “anche l’uomo più forte dell’Afghanistan” non avrebbe potuto tener loro testa poiché li credeva capaci di tutto.
Jack Straw, segretario degli esteri britannico di quel periodo, scrisse che i signori della guerra rappresentavano “uno dei fatti della vita” in Afghanistan. Disse che le cose dovevano essere affrontate un passo alla volta. “In questo tipo di situazione si è sempre in una condizione di estremo pericolo morale, per questo sono certo di aver fatto la mossa giusta nel trattare con i signori della guerra. In quel periodo era meglio trattare con loro piuttosto che lasciarli contribuire al caos che già esisteva”.
Affermò altresì che non era mai troppo tardi per la giustizia. Tuttavia i signori della guerra, in particolare i Mujaheddin del periodo che andava dagli anni ’80 agli anni ’90, reclamarono molto del loro potere. Furono loro a spingere per l’immunità nei confronti dei crimini passati.
La corruzione rampante dell’Afghanistan e la debolezza della sua democrazia sono intimamente connesse al fallimento nel trattare i crimini di guerra. Sia i comunisti all’inizio della lunga guerra che i talebani alla fine, furono brutali. Tuttavia, molti di coloro attualmente al potere sono autorevoli personalità conservatrici e hanno anch’esse le mani sporche di sangue.
E, fatta eccezione per pochi esempi isolati come i pubblici ministeri olandesi, che aprono scrupolosamente questi casi, ma possono utilizzare solo vaghe prove documentarie, il mondo ha scelto di guardare da un’altra parte.
Per motivi tecnici, l’Afghanistan non è coperto dalla Corte Internazionale dei Crimini per nessuno dei crimini di guerra commessi prima della caduta dei Talebani, e una legge controversa approvata dal Presidente Karzai ha conferito l’immunità all’interno del Paese.
Tuttavia, gli Stati hanno l’obbligo di perseguire i criminali di guerra che si trovano sotto la loro giurisdizione.
In un’intervista alla BBC, Thijs Berger ha dichiarato: “Stiamo parlando di crimini di guerra commessi per più di trent’anni, e niente è stato realmente fatto”.

Afghanistan's war crimes museum

Il museo dei crimini di guerra nel nord-est dell’Afghanistan documenta tre decadi di atrocità

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