Ilmanifesto.it Giuliano Battiston 18 settembre 2021

18est2 f01 kabul talebani ap

Da oggi scuole aperte in tutto l’Afghanistan per i bambini delle medie e delle superiori. Chiuse invece per le bambine. Il provvedimento del ministero dell’Istruzione è stato promulgato ieri, lo stesso giorno in cui la scritta esterna dell’ex ministero per gli

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Pressenza.com  Fiorella Carollo 11 settembre 2021

Afghan lives matter

A Milano, a Roma, a Trieste, in Sicilia e in tante realtà italiane si stanno costruendo reti di donne che cercano di collaborare attorno all’obiettivo di

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Per informazioni: cisdaonlus@gmail.com - Per i giornalisti: stampa@cisda.it

“Noi alzeremo la nostra voce ancora più forte e continueremo la nostra resistenza e la nostra lotta per la democrazia e i diritti delle donne!”

RAWA

L’invasione dell’Afghanistan da parte degli USA e dei paesi NATO, fatta con il pretesto di sconfiggere il terrorismo e liberare le donne, è stata un gigantesco fallimento.

La guerra ha prodotto 241.000 vittime (...

La lettera aperta che alleghiamo, promossa da numerose associazioni della "Rete In difesa di - Per i diritti umani e chi li difende" (www.indifesadi.org), tra cui AIDOS, AOI, ARCI, ARCS, CGIL, CISDA, CIPSI, COSPE, a cui hanno aderito oltre 40 altre associazioni e comitati, è stata inviata il 23 agosto al Presidente del Consiglio Mario Draghi, ai Ministri degli Esteri e degli Interni, alla Commissione Esteri della Camera e alla Presidente della Commissione per i diritti umani.

Al Rappresentante diplomatico italiano presso le

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Un afgano ha raccontato al Cisda perché non è riuscito a imbarcarsi per l’Europa. Sfiorare la salvezza e non riuscire ad afferrarla. È quanto è capitato, ieri all’aeroporto di Kabul, alla famiglia di Ahmed (nome di fantasia per tutelare l’identità di un nostro conoscente). Nonostante avessero diritto ad accedere a uno dei voli verso un paese europeo, Ahmed, la moglie e i due bambini non ci sono riusciti a causa della calca e delle violenze dei talebani e hanno dovuto rinunciare a partire. Ora temono ritorsioni.
Questo il drammatico messaggio di Ahmed al Cisda (Coordinamento italiano

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Cisda: “La vera emergenza afgana è la questione democratica”

La famiglia di Sahar, con due bambini, sta attraversando oggi la porosa frontiera col Pakistan. Percercare scampo dai talebani e superare il confine afghano, ogni persona ha pagato ai trafficanti 12000 rupie pachistane, mentre il viaggio normalmente ne costerebbe 2000.
Il prezzo è in continuo aumento, la domanda in crescita. Quindi, anche questa volta, fugge solo chi può pagare.
Con questa famiglia, di cui noi del Cisda (Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane) abbiamo notizia certa, ci

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COMUNICAZIONE PER CHI VUOLE AIUTARE

Stiamo ricevendo, in questi giorni drammatici per l’Afghanistan, numerose mail e telefonate di persone ed associazioni che esprimono la loro forte indignazione per la condizione di sofferenza in cui il popolo afghano e soprattutto le donne sono costrette.
Il CISDA ringrazia tutte le Associazioni e i singoli che stanno esprimendo la loro solidarietà e si propongono per aiutare e sostenere il popolo afghano. Sui nostri canali social troverete informazioni e notizie che riceviamo direttamente dai nostri contatti nel paese. Attualmente la priorità resta quella di dare voce alle forze democratiche che sosteniamo pienamente.
Ci scusiamo pertanto se non riusciamo a rispondere ad ogni richiesta, ma per ora possiamo solo rinnovare il nostro appello a sostenere la campagna che il CISDA ha avviato per una raccolta fondi a favore delle organizzazioni e dei movimenti con cui collaboriamo da anni.
Per chi si reso disponibile ad accogliere le persone che devono lasciare il Paese, invitiamo ad aspettare le decisioni delle istituzioni nazionali ed internazionali rispetto all’avvio di corridoi umanitari. Qualora avessimo notizia di reti di solidarietà fidate provvederemo a renderle note.

Facebook CISDA

Chi volesse contribuire anche con una piccola cifra può farlo con un bonifico sul conto del CISDA, specificando nell’oggetto “DONAZIONE LIBERALE – EMERGENZA AFGHANISTAN”.

BANCA POPOLARE ETICA agenzia via Scarlatti 31 – Milano
Conto corrente n. 113666 – CIN U – ABI 5018 – CAB 1600
IBAN: IT74Y0501801600000011136660

Ilmanifesto.it Giuliano Battiston 18 settembre 2021

18est2 f01 kabul talebani ap

Da oggi scuole aperte in tutto l’Afghanistan per i bambini delle medie e delle superiori. Chiuse invece per le bambine. Il provvedimento del ministero dell’Istruzione è stato promulgato ieri, lo stesso giorno in cui la scritta esterna dell’ex ministero per gli Affari femminili, nel quartiere centrale di Shahr-e-Now a Kabul, è stato sostituita da quella del ministero per la Preghiera, la Guida, la Promozione del Virtù e la prevenzione del vizio, il ministero che al tempo del primo Emirato gestiva la famigerata polizia morale.

Pressenza.com  Fiorella Carollo 11 settembre 2021

Afghan lives matter

A Milano, a Roma, a Trieste, in Sicilia e in tante realtà italiane si stanno costruendo reti di donne che cercano di collaborare attorno all’obiettivo di mantenere desta l’attenzione sulla questione afghana.

Dire.it  15 settembre

Lorena Di Lorenzo fa un appello, soprattutto ai giornalisti: "Conoscere le storie è importante, ma dovete mettere le persone anche nelle condizioni di prendere parola e di dirci qual è il loro pensiero"

tendopoli rifugiati afghani afghanistan minori bambini

ROMA – Non fermarsi alle storie e ai traumi personali, ma andare oltre. Ascoltando idee e proposte di persone che spesso hanno “coscienza sociale” e “ricchezze” da condividere. È l’appello di Lorena Di Lorenzo, presidente di Binario

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Agenzia DIRE Francesco Mazzanti 13 settembre2021

Alla manifestazione dedicata ai Paesi più poveri del mondo le voci delle diaspore, con l'Afghanistan in primo piano.

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ROMA – “No ai talebani, no all’imperialismo”: un videomessaggio delle donne di varie nazioni, dalla Tunisia al Marocco, dal Mozambico alla Palestina e fino a Cuba, ha segnato all’università di Tor Vergata di Roma la terza e ultima giornata di ‘The Last 20‘, una manifestazione dedicata ai Paesi più poveri del mondo.

Contropiano.org  Patrick Boylan * 14 settembre 2021 

Il noto programma TV australiano “Four Corners”, simile a “Report” e “Presa Diretta” in Italia, ha ritrasmesso il video di un soldato australiano mentre uccide un civile afghano in sangue freddo. Si riaccende la polemica intorno alle “forze speciali” e a come vengono addestrate.

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Talebani preferiti alle truppe occidentali: perché?

Come mai la stragrande maggioranza degli afghani ha preferito la repressione dei Talebani

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Sinistrasindacale.it  - NUMERO 16 - 2021 - Linda Bergamo - 12 settembre 2021

donneediritti

“Abbiamo già bruciato i nostri libri…’’, mi racconta Hafiza al telefono. ‘‘Le milizie taliban passano di casa in casa dicendo che vengono a cercare le armi. Noi sappiamo che in realtà cercano di capire chi siamo, se abbiamo lavorato col governo o con gli americani, se abbiamo studiato o se abbiamo fatto politica. Un quartiere dopo l’altro, arrivano. Tra qualche giorno saranno qui’’.

C’è un solo tipo di musica autorizzato dal regime talibano, ancora diffusa dalle autoradio delle macchine ferme all’incrocio. Pattuglie di taliban camminano per la strada, o

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Globalist.it  - Umberto De Giovannangeli - 13 settembre 2021

Il Regno Saud, culla del wahabismo e finanziatore di al-Qaeda. Il Regno Saud, il più stretto alleato, con Israele, degli Stati Uniti in Medio Oriente. In questa forbice c’è la spiegazione del fallimento della “guerra al terrorismo” jihadista.

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Quei documenti esplosivi

Il Federal Bureau of Investigation (Fbi) ha diffuso il primo di una serie di documenti relativi alla sua indagine sugli attacchi terroristici dell'11

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Reset.it Mariano Giustino 6 settembre 2021

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La Turchia è stata una delle nazioni maggiormente colte di sorpresa dalla travolgente presa di Kabul, proprio mentre era impegnata nella ricerca di un accordo con gli Usa per assumere la missione di protezione e gestione dell’aeroporto internazionale Hamid Karzai, una volta che le forze della coalizione internazionale avessero completato il ritiro dall’Afghanistan.

A Milano, a Roma, a Trieste, in Sicilia e in tante realtà italiane si stanno costruendo reti di donne che cercano di collaborare attorno all’obiettivo di mantenere desta l’attenzione sulla questione afghana.

Fiorella Carollo, Pressenza, 11 settembre 2021

Afghan lives matter

A Milano, a Roma, a Trieste, in Sicilia e in tante realtà italiane si stanno costruendo reti di donne che cercano di collaborare attorno all’obiettivo di mantenere desta l’attenzione sulla questione afghana. “Associazioni che in realtà hanno scopi specifici diversi, si stanno rendendo disponibili e questa è decisamente una novità. Ci stanno arrivando ovunque offerte di collaborazione e stiamo cercando di mettere

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Una rete sotterranea di soccorso e scuole in casa: così si organizza la resistenza delle donne afghane

Lorenza Ghidini, Radio Popolare, 10 settembre 2021

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Com’era prevedibile, nonostante i talebani abbiano provato a sostenere il contrario, la situazione per le donne in Afghanistan è peggiorata drasticamente. Gli è stato vietato di praticare sport per evitare di mostrare parti del proprio corpo e non è escluso che si arrivi di nuovo al divieto di uscire senza essere accompagnate. Ai microfoni di Radio Popolare Lorenza

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La popolazione, quella urbanizzata soprattutto e in particolare quella femminile, ha coscienza dei propri diritti e lo sta dimostrando ogni giorno scendendo in piazza

Giuliana Sgrena, Il Manifesto, 10 settembre 2021

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I taleban non sono cambiati, gli stessi che si trovano oggi al governo a Kabul hanno fatto la storia del movimento degli studenti coranici o ne sono gli eredi. Invece l’Afghanistan è cambiato: nel 1996 quando arrivarono al potere, per la prima volta, il paese era dilaniato da anni di guerra civile tra i leader jihadisti che avevano

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Di questi venti anni ricordiamo solo quello che ci hanno voluto far ricordare

Stefano Galieni, Left, 11 settembre 2021

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Quasi tutti ricordiamo più o meno esattamente dove eravamo e cosa stavamo faceva l’11 settembre di 20 anni fa, quando le terribili immagini delle twin towers abbattute irrompevano nella nostra vita. Ma chi ha ricordo del 7 ottobre, quando la vendetta Usa piombò soprattutto sulla popolazione civile di uno dei Paesi più poveri del pianeta? Ci riferiamo all’Afghanistan reo di non aver consegnato agli Stati Uniti, la mente dell’attentato.

Quell’Osama Bin Laden, fondatore e capo di Al

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Rawa: "Noi donne siamo in un costante processo di apprendimento e ispirazione reciproca nelle nostre lotte, e dovremmo cercare di costruire una rete robusta di solidarietà e resistenza contro il fondamentalismo, l’imperialismo e il patriarcato"

Federica D'Alessio - Stati Generali - 10 settembre 2021

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All’intervista che segue, inizialmente destinata a una militante di uno dei gruppi di resistenza clandestina afghani, attualmente non reperibile per ragioni di sicurezza, hanno gentilmente risposto alcune compagne del collettivo rivoluzionario ...

Le file delle milizie femminili in Siria si sono nuovamente ingrossate negli ultimi anni con molte donne che hanno risposto alla chiamata alle armi nonostante i rischi

Elizabeth Flock - Rete Jin  - 8 settembre 2021 

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Il 4 settembre abbiamo appreso dal Rojava Information Center che Zeynab Serekaniye, 27 anni, combattente delle YPJ, è caduta martire l’1 settembre a Tel Tamir in seguito a un attacco turco. Qualche mese fa era stata intervistata per un reportage pubblicato su The Guardian, che abbiamo deciso di tradurre

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L’Italia è stato il paese europeo che ha accolto più afgani dall’inizio della crisi, ma le associazioni del Tavolo asilo sono preoccupate che non sia riservato loro un trattamento adeguato. 

 Annalisa Camilli - Internazionale - 8 settembre 2021

163607 md Aveva deciso di tornare in Afghanistan nel 2016, dopo sette anni in Italia e la laurea in economia e gestione aziendale all’università di Trento: M. A. era sicura che avrebbe potuto mettere a frutto gli studi nel suo paese di origine e mai avrebbe pensato di essere costretta a fuggire di notte con i due figli, il marito e il fratello, dopo aver distrutto tutti i documenti che riguardavano il

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Le femministe afgane non hanno mai chiesto l’aiuto di Meryl Streep, figuriamoci gli attacchi aerei statunitensi

Rafia Zakaria - Internazionale - 9 settembre 2021

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Una sera di marzo del 1999 Marvis Leno, una ricca esponente della vita mondana di Hollywood e moglie della superstar dell’intrattenimento serale Jay Leno, organizzò una raccolta fondi a cui erano invitati i suoi amici ricchi e/o famosi. L’evento era a beneficio della campagna della fondazione Feminist majority e aveva l’obiettivo di “mettere fine all’apartheid di genere in Afghanistan”, evidenziando così le barbare condizioni delle donne che vivevano sotto il dominio dei taliban

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logo2021iWoman Global Awards (iWGA) è un premio internazionale pensato per riconoscere le donne che hanno lasciato un segno nella società e reso il mondo un posto migliore attraverso i loro sforzi e contributi.
Questa quarta edizione del premio è dedicata alla sicurezza delle donne e si chiama "Prendersi cura". L' intenzione del premio è di formare una comunità globale per creare consapevolezza sulla sicurezza delle donne.

Tra i candidati c’è Pashtana Rasool, la “nostra” Pashtana.

Prima di entrare in uno degli orfanotrofi di AFCECO di cui nel 2016 è diventata direttrice esecutiva, era una bambina rifugiata che vagava ogni giorno per le strade polverose e i vicoli sudici della città di Peshawar, vendendo acqua per guadagnare il denaro di cui la sua famiglia in un campo profughi aveva disperatamente bisogno.

Sente che il suo viaggio da bambina di strada a dirigente di una prestigiosa organizzazione è stato incredibile:  ora restituisce alla sua società ciò che le è stato dato nell'orfanotrofio per 13 anni.

L'obiettivo degli orfanotrofi di AFCECO è di fornire ai bambini una casa sicura dove imparano la tolleranza, il rispetto per la diversità, la sensibilità ambientale, il rispetto per i diritti degli altri, e forti valori di integrità, onestà e cura. Il loro obiettivo è quello di far crescere la prossima generazione di cittadini afgani, così duramente colpiti da tre decenni di guerra, e di aiutarli a diventare membri forti, produttivi e riflessivi della società.

Malalai Joya - Milano, dicembre 2013

Meena Keshwar Kamal

MEENA (1956-1987) è nata a Kabul. Durante il suo periodo scolastico, gli studenti a Kabul e in altre città afghane erano profondamente impegnati in attività sociali e nei crescenti movimenti di massa.
Meena ha lasciato l'università per dedicarsi come attivista sociale ad organizzare le donne ed educarle. Perseguendo la sua causa per ottenere il diritto alla libertà e all'espressione e conducendo attività politiche, Meena ha posto le basi per la fondazione di RAWA nel 1977.
Questa organizzazione intendeva dare voce alle donne dell'Afghanistan private dei loro diritti e costrette al silenzio. Meena iniziò una campagna contro le forze sovietiche e il loro regime fantoccio nel 1979 e organizzò numerose marce e incontri in scuole, college e all'Università di Kabul per sensibilizzare l'opinione pubblica.
Un altro grande servizio reso da lei alle donne afghane è stato il lancio di una rivista bilingue Payam-e-Zan (Il messaggio delle donne) nel 1981. Per mezzo di questa rivista RAWA ha potuto lanciare con coraggio ed efficacia la causa delle donne afghane. Payam-e-Zan ha costantemente denunciato la natura criminale dei gruppi fondamentalisti.

Meena ha anche organizzato le scuole Watan per i bambini rifugiati, un ospedale e centri di artigianato per donne rifugiate in Pakistan per sostenere finanziariamente le donne afghane.
Alla fine del 1981, su invito del governo francese, Meena ha rappresentato il movimento afghano di resistenza al Congresso del Partito Socialista Francese.
La delegazione sovietica presente al Congresso, guidata da Boris Ponamaryev, ha lasciato la sala con vergogna quando i partecipanti applaudivano e Meena mostrava il segno di vittoria.
Oltre alla Francia Meena ha visitato anche vari altri Paesi europei e incontrato le personalità più importanti.
Il suo lavoro sociale attivo e la sua difesa effettiva contro le posizioni dei fondamentalisti e del regime fantoccio hanno provocato l'ira dei Sovietici e dei fondamentalisti; fu assassinata dagli agenti del KHAD (il braccio aghano del KGB) e dai loro complici a Quetta, in Pakistan, il 4 febbraio 1987.

A cura del

CISDA

COORDINAMENTO ITALIANO SOSTEGNO DONNE AFGHANE Onlus
Via dei Transiti 1 - 20127 Milano
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