CISDA - 20 febbraio 2019

I am the revolutionSi aggiunge una nuova data alla programmazione:

Milano - 12/03/2019 - Plinius - 20:30 - Partecipa

I am the revolution

Regia di: Benedetta Argentieri

DOCUMENTARIO - 2018, 74 minuti

Promosso da Possibile Film con CISDA

il cambiamento parte dalle donne

Campus Luigi Einaudi Torino - 27 febbraio 2019 - ore 17:30 - Parla Selay Ghaffar

Inteviene Benedetta Argentieri - Regista di I am the revolution

 

Campus Luigi Einaudi - Lungo Dora Siena, 100 A - Torino

CISDA - 20 febbraio 2019

I am the revolutionSi aggiunge una nuova data alla programmazione:

Milano - 12/03/2019 - Plinius - 20:30 - Partecipa

I am the revolution

Regia di: Benedetta Argentieri

DOCUMENTARIO - 2018, 74 minuti

Promosso da Possibile Film con CISDA

il cambiamento parte dalle donne

Campus Luigi Einaudi Torino - 27 febbraio 2019 - ore 17:30 - Parla Selay Ghaffar

Inteviene Benedetta Argentieri - Regista di I am the revolution

 

Campus Luigi Einaudi - Lungo Dora Siena, 100 A - Torino

CISDA - 16 febbraio 2019

I am the revolutionSi aggiungono due nuove date alla programmazione:

Brescia - 6/03/2019 - Nuovo Eden - 21:00 - Partecipa

Cremona - 15/03/2019 - Filo - 19:15 - Partecipa

I am the revolution

Regia di: Benedetta Argentieri

DOCUMENTARIO - 2018, 74

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Da www.hrw.org - Tradizione a cura di: Cristina Cangemi, Ester Peruzzi, Sara Somaini, Claudia Pisello, Elena Boraschi e Simone Rivello

200px Hrw logo.svg201901wr eu human rightsUnione Europea

Nonostante la riduzione del numero di migranti che arrivano ai confini dell’Unione Europea, i leader dei partiti populisti negli Stati

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Da www.hrw.org - Tradizione a cura di: Cristina Cangemi, Ester Peruzzi, Sara Somaini, Claudia Pisello, Elena Boraschi e Simone Rivello

200px Hrw logo.svg201901wr afghanistan human rightsPoiché nel 2018 le operazioni militari dei ribelli e delle forze internazionali e governative in Afghanistan si sono intensificate, gli attacchi dei ribelli nelle

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Blog - E. Campofreda - 11/2/2019

Talib01Uno dei motivi a sostegno dell’ottimismo con cui il gran cerimoniere dei colloqui di pace fra Stati Uniti e taliban, Mr Khalizad, guarda al bicchiere mezzo pieno è che “si impara dagli errori commessi”. La frase pronunciata da una delle voci ufficiali dei mediatori a confronto, Nazar Mutmain cresciuto vicino al mullah Omar, è portata ad esempio della buona volontà con cui le parti si confrontano. Abbiamo già ricordato i punti fermi e

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Repubblica.it - 5 febbraio2019

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Lo stop a poche ore dal discorso sullo stato dell'Unione davanti al Congresso. Ora testo passa alla Camera.

Il Senato americano, a maggioranza repubblicana, ha approvato una legge che mette in guardia l'amministrazione Trump dal ...

Articolo 21 - 29 gennaio 2019 di Voci Globali

10(Sediqa Balkhi, membro dell’Alto Consiglio di pace afgano, parla durante una Conferenza per la pace a Jalalabad, provincia di Nangarhar, Afghanistan. Settembre 2013. Foto Sgt. Margaret

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Enrico Campofreda dal suo Blog - 6 febbraio 2019

bambineafghane

In pieno fermento di trattative su più tavoli, frequentati da potenze mondiali, i talebani dettano la propria agenda. Se ci vogliono – pensano e dicono – dovrà essere alla maniera nostra.

Così nei colloqui che si svolgono in queste ore a Mosca con lo staff predisposto da Putin, uno dei capi negoziatori taliban, Abbas Stanakzai, se la prende con l’attuale Costituzione afghana giudicata illegittimata e un ostacolo ai passi in atto

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UIKI - MANIFESTAZIONE NAZIONALE - Roma il 16 febbraio 2019 ore 14.:00

corteo 2 1 630x325 599x275Sono 20 anni che il leader del popolo curdo Abdullah Ocalan è sequestrato nell’isola-carcere di Imrali, in condizione di totale isolamento. Dal 2011 gli è negato l’incontro con i suoi legali e dal 2015 lo Stato turco impedisce ogni qualsivoglia contatto.

Solo

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Amnesty International - 29 gennaio 2019

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Di fronte all’incessante aumento delle vittime civili in Afghanistan, Amnesty International ha sollecitato il governo a impegnarsi maggiormente per assicurare protezione ai difensori dei diritti umani del paese.

La settimana scorsa, in occasione dell’Esame periodico universale sull’Afghanistan, gli stati membri del Consiglio Onu sui diritti umani hanno sottolineato che il governo

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Rete Femminista No Muri No Recinti

2253991822539918 PRIMUM VIVERE, CONTANO LE PERSONE, CONTA L'UMANITÁ

ADERIAMO ALL’APPELLO “PEOPLE – PRIMA LE PERSONE” E ALLA MANIFESTAZIONE DEL 2 MARZO

  • VOGLIAMO CHE VENGA APPLICATA LA CONVENZIONE DI ISTANBUL A PROTEZIONE DELLE DONNE MIGRANTI E DEI LORO FIGLI
  • RISPETTARE I DIRITTI DELLE DONNE SIGNIFICA RISPETTARE I DIRITTI UMANI
  • ACCOGLIERE DEGNAMENTE LE PERSONE IN CERCA D’ASILO
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Internazionale - 30 gennaio 2019 Gwynne Dyer, giornalista

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“I taliban si sono impegnati, con nostra soddisfazione, a rispettare quanto necessario per evitare che l’Afghanistan possa diventare una piattaforma per terroristi o gruppi terroristici internazionali”, ha dichiarato Zalmay Khalizad, il funzionario statunitense incaricato delle trattative di pace in Afghanistan, il 29

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di Marta Serafini - 27orailcorriere - 4 febbraio 2019

selay gheffar«L’accordo con i talebani una cattiva notizia per le donne afghane? Certamente ma il problema è molto più complicato di come appare». Classe 1983, Selay Gheffar, portavoce e attivista del partito della Solidarietà (Hambastagi), è una delle donne che più ha seguito tra le nuove generazioni afghane ed è sempre stata critica nei confronti ...

I am the revolutionMi dicono: “oh, tu sei solo una femminista”.
Si, sono "solo" una femminista nella parte del mondo dove tutte le donne sono schiave.
- Yanar Mohammed

“I Am The Revolution” racconta una rivoluzione necessaria e lontana, ancora oggi e ovunque. Racconta di donne leader e donne comandanti che combattono una stessa guerra in modi e in mondi diversi. In Afghanistan, Siria ed Iraq. Ma che hanno capito che la rivoluzione non si fa. Si è.

Ciascuna (e ciascuno) a modo suo.

#iamtherevolution

In mezzo alla guerra e al fondamentalismo, in Afghanistan, Siria ed Iraq, sono cresciute

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Chiara Cruciati - 2 febbraio 2019 - ilmanifesto

leyla guvenLeyla Guven non mangia da 87 giorni, si nutre solo di sale e vitamine. Il rilascio, ordinato dal tribunale meno di una settimana fa, non ha messo fine alla protesta della parlamentare curda dell’Hdp e co-leader del Democratic Society Congress (Dtp).

Dalla sua casa di Baglar, a Diyarbakir, Guven chiede la stessa cosa: la fine dell’isolamento a cui è sottoposto il leader del Pkk, Abdullah Ocalan, rinchiuso dal 1999 nell’isola-prigione di

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Malalai Joya - Milano, dicembre 2013

Meena Keshwar Kamal

MEENA (1956-1987) è nata a Kabul. Durante il suo periodo scolastico, gli studenti a Kabul e in altre città afghane erano profondamente impegnati in attività sociali e nei crescenti movimenti di massa.
Meena ha lasciato l'università per dedicarsi come attivista sociale ad organizzare le donne ed educarle. Perseguendo la sua causa per ottenere il diritto alla libertà e all'espressione e conducendo attività politiche, Meena ha posto le basi per la fondazione di RAWA nel 1977.
Questa organizzazione intendeva dare voce alle donne dell'Afghanistan private dei loro diritti e costrette al silenzio. Meena iniziò una campagna contro le forze sovietiche e il loro regime fantoccio nel 1979 e organizzò numerose marce e incontri in scuole, college e all'Università di Kabul per sensibilizzare l'opinione pubblica.
Un altro grande servizio reso da lei alle donne afghane è stato il lancio di una rivista bilingue Payam-e-Zan (Il messaggio delle donne) nel 1981. Per mezzo di questa rivista RAWA ha potuto lanciare con coraggio ed efficacia la causa delle donne afghane. Payam-e-Zan ha costantemente denunciato la natura criminale dei gruppi fondamentalisti.

Meena ha anche organizzato le scuole Watan per i bambini rifugiati, un ospedale e centri di artigianato per donne rifugiate in Pakistan per sostenere finanziariamente le donne afghane.
Alla fine del 1981, su invito del governo francese, Meena ha rappresentato il movimento afghano di resistenza al Congresso del Partito Socialista Francese.
La delegazione sovietica presente al Congresso, guidata da Boris Ponamaryev, ha lasciato la sala con vergogna quando i partecipanti applaudivano e Meena mostrava il segno di vittoria.
Oltre alla Francia Meena ha visitato anche vari altri Paesi europei e incontrato le personalità più importanti.
Il suo lavoro sociale attivo e la sua difesa effettiva contro le posizioni dei fondamentalisti e del regime fantoccio hanno provocato l'ira dei Sovietici e dei fondamentalisti; fu assassinata dagli agenti del KHAD (il braccio aghano del KGB) e dai loro complici a Quetta, in Pakistan, il 4 febbraio 1987.

A cura del

CISDA

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