Acta no verba, 20 ottobre 2021, di Simona Rossi  paesaggio5 Carla Dazzi

L’attività meritoria del Cisda, il Coordinamento italiano a sostegno delle donne afghane. Quando la cooperazione si muove in difesa dei diritti dei soggetti più vulnerabili attraverso gli aiuti finanziari, la controinformazione e la costruzione di relazioni

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Una lucida analisi della situazione afghana, che ribadisce l'importanza di conoscere e supportare chi lotta e vive in quel paese come le donne di Rawa e, altresì il non riconoscimento del governo dei talebani. 

Dinamo Press - 20 ottobre 2001 - di Sara Montinaro  Dinamo20 10 21

Tra il riconoscimento della jihad e l’appoggio a una guerra in difesa delle donne, è necessario

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Per informazioni: cisdaonlus@gmail.com - Per i giornalisti: stampa@cisda.it

ASTA DI BENEFICENZA PER LE DONNE AFGHANE - ebay

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RAWA7 ottobre 2021

Dichiarazione di RAWA sul 20° anniversario dell'occupazione dell'Afghanistan da parte di USA/NATO

rawa logo

Dopo vent'anni di guerra, il massacro di decine e migliaia di innocenti e la consegna dell'Afghanistan ai loro tirapiedi talebani (assicurando loro 85 miliardi di dollari in armi ed equipaggiamento militare), gli Stati Uniti e la

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“Noi alzeremo la nostra voce ancora più forte e continueremo la nostra resistenza e la nostra lotta per la democrazia e i diritti delle donne!”

RAWA

L’invasione dell’Afghanistan da parte degli USA e dei paesi NATO, fatta con il pretesto di sconfiggere il terrorismo e liberare le donne, è stata un gigantesco fallimento.

La guerra ha prodotto 241.000 vittime (...

La lettera aperta che alleghiamo, promossa da numerose associazioni della "Rete In difesa di - Per i diritti umani e chi li difende" (www.indifesadi.org), tra cui AIDOS, AOI, ARCI, ARCS, CGIL, CISDA, CIPSI, COSPE, a cui hanno aderito oltre 40 altre associazioni e comitati, è stata inviata il 23 agosto al Presidente del Consiglio Mario Draghi, ai Ministri degli Esteri e degli Interni, alla Commissione Esteri della Camera e alla Presidente della Commissione per i diritti umani.

Al Rappresentante diplomatico italiano presso le

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Un afgano ha raccontato al Cisda perché non è riuscito a imbarcarsi per l’Europa. Sfiorare la salvezza e non riuscire ad afferrarla. È quanto è capitato, ieri all’aeroporto di Kabul, alla famiglia di Ahmed (nome di fantasia per tutelare l’identità di un nostro conoscente). Nonostante avessero diritto ad accedere a uno dei voli verso un paese europeo, Ahmed, la moglie e i due bambini non ci sono riusciti a causa della calca e delle violenze dei talebani e hanno dovuto rinunciare a partire. Ora temono ritorsioni.
Questo il drammatico messaggio di Ahmed al Cisda (Coordinamento italiano

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COMUNICAZIONE PER CHI VUOLE AIUTARE

Stiamo ricevendo, in questi giorni drammatici per l’Afghanistan, numerose mail e telefonate di persone ed associazioni che esprimono la loro forte indignazione per la condizione di sofferenza in cui il popolo afghano e soprattutto le donne sono costrette.
Il CISDA ringrazia tutte le Associazioni e i singoli che stanno esprimendo la loro solidarietà e si propongono per aiutare e sostenere il popolo afghano. Sui nostri canali social troverete informazioni e notizie che riceviamo direttamente dai nostri contatti nel paese. Attualmente la priorità resta quella di dare voce alle forze democratiche che sosteniamo pienamente.
Ci scusiamo pertanto se non riusciamo a rispondere ad ogni richiesta, ma per ora possiamo solo rinnovare il nostro appello a sostenere la campagna che il CISDA ha avviato per una raccolta fondi a favore delle organizzazioni e dei movimenti con cui collaboriamo da anni.
Per chi si reso disponibile ad accogliere le persone che devono lasciare il Paese, invitiamo ad aspettare le decisioni delle istituzioni nazionali ed internazionali rispetto all’avvio di corridoi umanitari. Qualora avessimo notizia di reti di solidarietà fidate provvederemo a renderle note.

Facebook CISDA

Chi volesse contribuire anche con una piccola cifra può farlo con un bonifico sul conto del CISDA, specificando nell’oggetto “DONAZIONE LIBERALE – EMERGENZA AFGHANISTAN”.

BANCA POPOLARE ETICA agenzia via Scarlatti 31 – Milano
Conto corrente n. 113666 – CIN U – ABI 5018 – CAB 1600
IBAN: IT74Y0501801600000011136660

Acta no verba, 20 ottobre 2021, di Simona Rossi  paesaggio5 Carla Dazzi

L’attività meritoria del Cisda, il Coordinamento italiano a sostegno delle donne afghane. Quando la cooperazione si muove in difesa dei diritti dei soggetti più vulnerabili attraverso gli aiuti finanziari, la controinformazione e la costruzione di relazioni efficaci.

In seguito alla situazione politica dell’Afghanistan, che ha generato disastrose conseguenze nella condizione femminile, abbiamo parlato con Gabriella Gagliardo, presidente

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Una lucida analisi della situazione afghana, che ribadisce l'importanza di conoscere e supportare chi lotta e vive in quel paese come le donne di Rawa e, altresì il non riconoscimento del governo dei talebani. 

Dinamo Press - 20 ottobre 2001 - di Sara Montinaro  Dinamo20 10 21

Tra il riconoscimento della jihad e l’appoggio a una guerra in difesa delle donne, è necessario andare oltre oscurantismo e patriarcato. Un’analisi della situazione nel paese

Uikionlus, 17 ottobre 2021  

Quello che Erdoğan ha affermato domenica  scorojava14rsa dopo una riunione di gabinetto corrisponde parola per parola a quello che ha aveva dichiarato prima dell’occupazione di Afrin e Serêkaniyê. Il dittatore turco ha bisogno di un diversivo militare.

Fanpage.it - Chiara Ammendola - 12 ottobre 2021

Abdul-Rahman-Moawin-Abdul-Rahman-Moawin-Abdul-Rahman-Moawin-Abdul-Rahman-MoawinAbdul-Rahman-MoawinAbdul-Rahman-MoawinÈ morto, ucciso in un attentato, l’attivista afghano Abdul Rahman Moawin. La notizia è stata diffusa dal Tolo News che ha citato fonti locali. Caduto per mano di un gruppo di uomini armati, l’attivista civile è stato ucciso a Jalalabad, capoluogo della provincia orientale di Nangarhar, ritenuta la roccaforte dell’Isis-Khorasan, branca afghana del sedicente Stato Islamico. È stato ucciso, caduto sotto i colpi esplosi da uomini armati a Jalalabad, l'attivista afghano Abdul Rahman Moawin.

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Sicurezzainternazionale.luiss.it  Chiara Gentili - 15 ottobre 2021

talibdoaIl ministro degli Esteri della Turchia, Mevlut Cavusoglu, ha ospitato ad Ankara, giovedì 14 ottobre, una delegazione di alto livello dei talebani afghani. Si è trattato dei primi colloqui di questo tipo da quando il gruppo ha preso il potere a Kabul, il 15 agosto.

L’incontro, che ha interessato soprattutto Cavusoglu e Amir Khan Muttaqi, ministro degli Esteri dei talebani, è

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Hrw.org - 15 ottobre 2021

Le autorità negano agli afghani il diritto di richiedere asilo.

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(New York) – Le autorità turche stanno sommariamente respingendo i richiedenti asilo afghani che attraversano il paese dall'Iran all'Iran, in violazione del diritto internazionale, ha affermato oggi Human Rights Watch.

Sei afgani, cinque dei quali sono stati respinti, hanno detto a Human Rights Watch che l'esercito turco ha picchiato loro e i loro compagni di viaggio – alcuni fino al punto di rompersi le ossa – e li ha espulsi collettivamente in gruppi da

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Globalist.it 15 ottobre 2021

Un esercito di invisibili che ora i talebani, coloro che sui proventi del papavero da oppio hanno costruito ingenti fortune, non tollerano più.

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Un vero e proprio calvario illustrato in un reportage e che rischia di andare avanti ancora per molto: sono immagini scioccanti e difficili da digerire.

Picchiati, arrestati e rinchiusi per 45 giorni nei centri di disintossicazione del Paese. È il trattamento riservato dai talebani ai tossicodipendenti di Kabul.

Left.it  Giulio Cavalli 14 ottobre 2021

La minaccia della fame, la sanità al collasso e l'oppressione dei talebani. «La situazione è disastrosa. Si sta preparando una tempesta perfetta», ha detto Ylva Johansonn, Commissaria europea agli Affari interni

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C’è una partita in corso sull’Afghanistan e forse sarebbe il caso di parlarne prima che ci scoppi in faccia un’altra volta e ancora ci fingiamo stupiti come se non ce l’aspettassimo. Dall’inizio della crisi afgana sarebbero 22mila i cittadini

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Enrico Campofreda dal suo Blog 13 ottobre 2021

dossier afghanistan

Mentre il G20 a trazione Mario Draghi cerca nelle Nazioni Unite un anello per tenere aperto il canale con l’Afghanistan talebano, vuol trattare col suo governo senza riconoscerlo, elargendo una mancetta da un miliardo di euro di provenienza Ue, il ministro degli Esteri di Kabul - che coi rappresentanti europei e americani s’è incontrato a Doha - decuplica l’importo. Amir Khan Muttaqi ha riproposto l’azzeramento delle sanzioni che da due mesi bloccano 9.5 miliardi di dollari. Solo liberando quella cifra il Paese, soffocato da mancanza di liquidità, inizierebbe a respirare. Il nodo scorsoio

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Ilmanifesto.it Malalai Joya 12 ottobre 2021

Talebanistan. Il «tradimento» Usa e la brutalità del nuovo regime di Kabul, il coraggio delle donne e la solidarietà. Un articolo di Malalai Joya, simbolo di resistenza e di lotta per i diritti. Con un appello alle forze progressiste del mondo intero per salvare l’Afghanistan

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Trascorsi vent’anni dall’inizio dell’invasione e della guerra lanciati dagli Usa, il popolo del mio paese, che soffre da molto tempo, è di nuovo al punto di partenza. Dopo aver speso migliaia di miliardi di dollari e

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Ilmanifesto.it  Angelo Baracca - 12 ottobre 2021

Pace in movimento. Il drammatico frangente attuale impone di riportare al vertice dell’agenda politica l’obiettivo di uscita dalla Nato

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Le considerazioni di Tommaso di Francesco meritano a mio avviso una riflessione di fondo sulle priorità del pacifismo italiano dopo il disastro della guerra in Afghanistan. Una prima considerazione è che il disastro in Afghanistan non è

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Ilmanifesto.it - Marina Catucci 10 ottobre 221

Stati uniti. I colloqui a Doha. Il Dipartimento di Stato: «Non è un riconoscimento del regime»

 13est2 sotto afghanistan tratt pace talebani apIl Dipartimento di Stato ha annunciato il primo incontro fra una delegazione Usa ed i talebani, a Doha, in Qatar.

Il portavoce del Dipartimento ha specificato che l’incontro si terrà questo fine settimana e non significa un riconoscimento degli Stati uniti al regime talebano, ma «poiché l’Afghanistan deve affrontare la prospettiva di una grave contrazione economica e di una possibile crisi umanitaria faremo pressione

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Enrico Campofreda dal suo Blog 9 ottobre 2021

2021 10 08T142559Z 579736989 RC2Q5Q9HTIXQ RTRMADP 3 AFGHANISTAN CONFLICT KUNDUZ BLAST

L’arena del sangue è ancora una volta una moschea  Sciita. A Kunduz. I brandelli di ottanta corpi, il manto rosso che tutto avvolge come un’Āshūrā che onora il martirio di al-Husain, non stanno mimando una commemorazione. E’ tutto tragicamente vero. Per l’ennesima volta, sotto la regìa dell’Isis Khorasan che solo una settimana fa aveva colpito nella capitale un’altra moschea (Eid Gah). Carneficine che si susseguono, come nel 2018 quando sul sangue

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kabulKabul, 19 agosto 2021 - la bandiera afghana è un segno di protesta contro i Talebani al potere

Dopo un anno e mezzo di trattative con i Talebani, l’esercito degli Stati Uniti e le truppe alleate lasciano l’Afghanistan. L’ultimo volo degli americani è salutato in Occidente da commenti ironici sull’avventura di 20 anni di guerra finita in una fuga precipitosa e in un indecoroso fallimento.
I più importanti Paesi musulmani tacciono. Imran Kan, primo ministro del Paese che più ha sostenuto la guerra delle bande islamiste, afferma che «gli insorti hanno spezzato le catene della schiavitù». Ha ragione? L’indipendenza nazionale, quella che i Talebani hanno sempre affermato di perseguire e che ora hanno effettivamente conseguito,

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Da "Voci di donne", rubrica di arte e cultura della diaspora afghana, riprendiamo questo lungo racconto di Fatema Qasim, da sempre migrante.

Fatema Qasim, blog Binario 15, 3 ottobre 2021

foto articolo

– Ho detto piano!
– stella stellina
– vergognati e abbassa la voce!
– la notte si avvicina
– zitta, non parlare, non cantare, non hai il dritto, sei solo una femmina…

Corro nel corridoio, la luce va e viene, seguo la vocina di mia figlia che canta. O meglio, cantava prima che quella strana voce, prepotente e sconosciuta, le impedisse di farlo.
Mi fermo e grido: “amore di mamma dove sei?”.

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Parla Zaki Daryaby, direttore del quotidiano simbolo «Etilaat Roz», per cui lavorano i due giornalisti seviziati, le cui foto hanno fatto il giro del mondo

Francesca Ghirardelli, Avvenire, 5 ottobre 2021

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Sarebbe solo una questione di tempo, ma il destino dei media afghani appare già segnato. Per serrare del tutto la morsa che ha già cominciato a stringersi attorno alla stampa libera, i taleban sono ora troppo impegnati. Sono chiamati su fronti più urgenti, da una parte avviare la gestione (e il finanziamento) di uno Stato al collasso, dall'altra contrastare i combattenti dell'Isis-K , primi

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logo2021iWoman Global Awards (iWGA) è un premio internazionale pensato per riconoscere le donne che hanno lasciato un segno nella società e reso il mondo un posto migliore attraverso i loro sforzi e contributi.
Questa quarta edizione del premio è dedicata alla sicurezza delle donne e si chiama "Prendersi cura". L' intenzione del premio è di formare una comunità globale per creare consapevolezza sulla sicurezza delle donne.

Tra i candidati c’è Pashtana Rasool, la “nostra” Pashtana.

Prima di entrare in uno degli orfanotrofi di AFCECO di cui nel 2016 è diventata direttrice esecutiva, era una bambina rifugiata che vagava ogni giorno per le strade polverose e i vicoli sudici della città di Peshawar, vendendo acqua per guadagnare il denaro di cui la sua famiglia in un campo profughi aveva disperatamente bisogno.

Sente che il suo viaggio da bambina di strada a dirigente di una prestigiosa organizzazione è stato incredibile:  ora restituisce alla sua società ciò che le è stato dato nell'orfanotrofio per 13 anni.

L'obiettivo degli orfanotrofi di AFCECO è di fornire ai bambini una casa sicura dove imparano la tolleranza, il rispetto per la diversità, la sensibilità ambientale, il rispetto per i diritti degli altri, e forti valori di integrità, onestà e cura. Il loro obiettivo è quello di far crescere la prossima generazione di cittadini afgani, così duramente colpiti da tre decenni di guerra, e di aiutarli a diventare membri forti, produttivi e riflessivi della società.

Malalai Joya - Milano, dicembre 2013

Meena Keshwar Kamal

MEENA (1956-1987) è nata a Kabul. Durante il suo periodo scolastico, gli studenti a Kabul e in altre città afghane erano profondamente impegnati in attività sociali e nei crescenti movimenti di massa.
Meena ha lasciato l'università per dedicarsi come attivista sociale ad organizzare le donne ed educarle. Perseguendo la sua causa per ottenere il diritto alla libertà e all'espressione e conducendo attività politiche, Meena ha posto le basi per la fondazione di RAWA nel 1977.
Questa organizzazione intendeva dare voce alle donne dell'Afghanistan private dei loro diritti e costrette al silenzio. Meena iniziò una campagna contro le forze sovietiche e il loro regime fantoccio nel 1979 e organizzò numerose marce e incontri in scuole, college e all'Università di Kabul per sensibilizzare l'opinione pubblica.
Un altro grande servizio reso da lei alle donne afghane è stato il lancio di una rivista bilingue Payam-e-Zan (Il messaggio delle donne) nel 1981. Per mezzo di questa rivista RAWA ha potuto lanciare con coraggio ed efficacia la causa delle donne afghane. Payam-e-Zan ha costantemente denunciato la natura criminale dei gruppi fondamentalisti.

Meena ha anche organizzato le scuole Watan per i bambini rifugiati, un ospedale e centri di artigianato per donne rifugiate in Pakistan per sostenere finanziariamente le donne afghane.
Alla fine del 1981, su invito del governo francese, Meena ha rappresentato il movimento afghano di resistenza al Congresso del Partito Socialista Francese.
La delegazione sovietica presente al Congresso, guidata da Boris Ponamaryev, ha lasciato la sala con vergogna quando i partecipanti applaudivano e Meena mostrava il segno di vittoria.
Oltre alla Francia Meena ha visitato anche vari altri Paesi europei e incontrato le personalità più importanti.
Il suo lavoro sociale attivo e la sua difesa effettiva contro le posizioni dei fondamentalisti e del regime fantoccio hanno provocato l'ira dei Sovietici e dei fondamentalisti; fu assassinata dagli agenti del KHAD (il braccio aghano del KGB) e dai loro complici a Quetta, in Pakistan, il 4 febbraio 1987.

A cura del

CISDA

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Via dei Transiti 1 - 20127 Milano
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