OSSERVATORIO AFGHANISTAN

Dalla parte di chi non ha voce



La Cina in Afghanistan e Pakistan in nome di Belt and Road

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Posted on | July 21, 2017

L’INDRO

REDAZIONE de L’INDRO 20 luglio 2017

Cina-Pakistan-Afghanistan

Il conflitto in Afghanistan ha fatto segnare quest’anno un nuovo record di vittime civili: 1.662 morti nei primi sei mesi dell’anno, il 2% in più rispetto al 2016. Lo ha reso noto oggi la missione Onu in Afghanistan (Unama). Nel rapporto di metà anno, le Nazioni Unite fanno notare che gli attentati kamikaze e gli attacchi ‘complessi’ (quelli legati a strutture organizzate di insorti) sono aumentati del 15% in questo periodo, con 3581 feriti tra il 1 gennaio al 30 giugno. Esplosioni, attentati, mine ed ordigni artigianali hanno colpito la popolazione soprattutto a Kabul. Le vittime civili sono in aumento in 15 su 34 provincie del Paese: segno che il conflitto si estende, con una nuova ondata di attacchi perpetrati dagli insorti.

A questa situazione si aggiungano le tensioni con Pakistan. Le tensioni tra le due repubbliche islamiche in Asia centrale, Afghanistan e Pakistan hanno raggiunto l’apice 31 maggio 2017, con l’esplosione di una cisterna nel quartiere diplomatico di Kabul. L’esplosione ha ucciso 80 persone e ne ha ferito centinaia. L’agenzia di stampa afghana ‘NDS‘ ha riferito che l‘esplosione è stata pianificata dalla rete Haqqani in Pakistan con l’aiuto diretto dell’agenzia di intelligence del Pakistan.

Anche il Pakistan è colpito dal terrorismo e da una forte instabilità, seppure in maniera minore rispetto al vicino.

In questo scenario, nel contesto del quale la NATO in Afghanistan è impegnata da oltre 16 anni, e gli USA e i suoi alleati hanno dominato la scena e ora guardano al Paese in maniera sempre piùstanca‘, non ultimo perchè il risultato di questi sforzi è un Paese in uno stato di guerra cronico, e gli americani stanno perdendo terreno in Pakistan, che fino a poco tempo fa era il loro alleato nella guerra contro il terrorismo afghano (e che in precedenza li ha aiutati contro l’attività sovietica del Paese), la Cina sta entrando in scena.

La leadership cinese, che ha sempre guardato ai due problematici Paesi da lontano, ha deciso di entrare e costruire un meccanismo di collaborazione.

Questa mossa, spiegano gli analisti del Begin-Sadat Center for Strategic Studies, è coerente con l’obiettivo strategico della Cina: la stabilizzazione dell’arena globale in generale e in particolare dei Paesi che dovrebbero essere partner  nell’iniziativa Belt and Road Initiative (BRI). Volendo, i cinesi, costruire strade di terra e mare, sanno che per poterlo fare dovranno affrontare le difficoltà dei Paesi che queste strade vorranno attraversare.

Le tensioni tra i Afghanistan e Pakistan sono appena nuove; sono in corso da diversi decenni. I punti di frizione vanno dalle risorse idriche ai confini fino alle conseguenze della guerra in Afghanistan, iniziata nel 1978 e continua ad un certo livello fino ad oggi.

La leadership cinese ha deciso di aiutare il Pakistan e l’Afghanistan a cooperare. Il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha iniziato a fare la spola tra Kabul e Islamabad. Il 25 giugno scorso  le due parti hanno rilasciato una dichiarazione congiunta dichiarando il loro impegno a mantenere la pace e la stabilità regionale e migliorare la cooperazione economica e di sicurezza. Secondo la dichiarazione, le due repubbliche hanno accettato di lavorare insieme per gestire le crisi che possono emergere di volta in volta.

Perché la Cina, che secondo il suo Ministro degli Esteri «non interviene nei conflitti interni, impone la sua volontà su altri, o partecipa a concorsi geopolitici», ha deciso di intervenire in questo caso? Secondo il ministro, «la Cina è pronta a prestare una mano quando gli amici sono in difficoltà». Le parti sono certamente in difficoltà, e non da oggi, come detto, ma la Cina ha un altro motivo.  La Cina si è impegnata per alleviare le tensioni tra l’Afghanistan e il Pakistan a beneficio della Belt and Road Initiative del Presidente Xi Jinping. Questa iniziativa, che nei mesi scorsi ha avuto una forte accelerazione, mira a connettere grandi parti del globo alla Cina attraverso percorsi terrestri e marittimi, e la sua riuscita dipenderà dalla cooperazione tra tutti i Paesi in cui si concentra l’iniziativa.

Secondo il piano cinese, l’Afghanistan e il Pakistan hanno un posto importante in BRI e nella strategia globale di crescita della Cina. La Cina prevede una linea ferroviaria dalla Cina nord-occidentale attraverso il Pakistan fino al Mediterraneo, nonché altre linee ferroviarie che collegano l’Afghanistan al sistema ferroviario esistente e previsto dal Pakistan alla Cina (il cui finanziamento terminerà nel 2059). La Cina ha bisogno di questi Paesi per promuovere la propria iniziativa e non intende permettere alla loro rivalità di interrompere i propri piani – anche al prezzo di dover intervenire in misura limitata in quello che sta accadendo nel loro territorio.

Sia l’Afghanistan e il Pakistan percepiscono l’iniziativa BRI come un’opportunità per migliorare la loro situazione economica e geopolitica. Prova di questo è stato visibile nelle fila dei rappresentanti inviati da questi Paesi al forum di maggio del Presidente cinese a Pechino. Il Pakistan ha inviato il suo Primo Ministro e l’Afghanistan uno dei suoi Ministri più anziani.

I due Paesi vedono l’opportunità che travalica l’iniziativa stessa. Si aspettano che la Cina versi soldi nelle loro casse di Stato, acquistando le loro risorse e promuovendo i loro progetti infrastrutturali. L’impegno della Cina è certamente in crescita. Ha fornito all’Afghanistan 240 milioni di dollari di assistenza tra il 2001 e il 2013, nel 2015 ha previsto di fornire 327 milioni di dollari entro fine 2017.

Inoltre, la Cina ritiene che la cooperazione più stretta tra Pakistan e Afghanistan possa ridurre le tensioni tra il Governo centrale e la minoranza degli Uiguri che popolano la provincia di Xinjiang fortemente contestata. Il Ministro degli Esteri cinese ha anche chiesto l’aiuto del Presidente afghano Ashraf Ghani Ahmadzai contro il partito islamico del Turkistan, considerato una grave minaccia alla Cina.

L’India, in conflitto violento con il Pakistan dalla sua indipendenza nel 1947, teme il ravvicinamento tra la Cina e il Pakistan. Anche senza relazioni più strette tra Pakistan e Cina, l’India ha difficoltà a guardare costruttivamente la Cina e la sua colossale iniziativa, e non ha nemmeno inviato un rappresentante al forum BRI di maggio. È possibile che la decisione cinese di sostenere il Pakistan sia stata presa anche per mandare un messaggio agli indiani.

Ma gli indiani non stanno fermi. Il Primo Ministro Narendra Modi ha ricevuto un caloroso benvenuto dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump per la sua prima visita al nuovo Presidente, e l’incontro sembra essere stato molto positivo.

Alla fine del suo incontro con il Ministro degli Esteri cinese, il Primo Ministro pakistano Sartaj Aziz ha dichiarato: «Le relazioni del Pakistan con la Cina sono la pietra angolare della nostra politica estera», un’indicazione che l’alleanza tra il Pakistan e gli USA si è indebolita, anche se il Pakistan continua a ricevere centinaia di milioni di dollari di aiuti dagli Stati Uniti.

 

 

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