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L’inviato britannico definisce il codice penale talebano “oppressivo” e ne sollecita l’abrogazione.

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amu.tv Siyar Sirat 19 aprile 2026

Richard Lindsay, inviato speciale del Regno Unito per l’Afghanistan, ha chiesto ai talebani di revocare un controverso decreto che disciplina i tribunali penali, definendolo “oppressivo” e una minaccia per i diritti fondamentali in Afghanistan.

Lindsay ha affermato che la direttiva, nota come Decreto n. 12 e che delinea nuove norme per i tribunali penali, solleva serie preoccupazioni in materia di diritti umani. Scrivendo su X, ha dichiarato che l’ordinanza dovrebbe essere ritirata e che “i diritti umani devono essere rispettati per tutti gli afghani”.

Le sue osservazioni fanno eco a un avvertimento lanciato all’inizio di questo mese dagli esperti delle Nazioni Unite per i diritti umani, guidati da Richard Bennett, i quali hanno affermato che il decreto rischia di smantellare ulteriormente le tutele legali.

In una lettera formale datata 10 aprile e indirizzata al ministro degli esteri talebano Amir Khan Muttaqi, gli esperti hanno affermato che la loro analisi del decreto — descritto come “regole penali dei tribunali” — ha sollevato “significative preoccupazioni” circa la sua compatibilità con il diritto internazionale.

Hanno avvertito che le norme potrebbero istituzionalizzare pratiche che violano gli standard di un processo equo, tra cui il diritto alla difesa legale, la presunzione di innocenza e l’accesso ai ricorsi.

Il decreto, entrato in vigore a gennaio, è stato introdotto senza un processo legislativo trasparente e non fa riferimento alla precedente costituzione afgana né ai quadri giuridici consolidati, hanno affermato gli esperti.

Ulteriori preoccupazioni riguardano le definizioni vaghe dei reati e l’ampia discrezionalità giudiziaria, che potrebbero consentire un’applicazione arbitraria della legge e colpire gruppi vulnerabili, tra cui attori della società civile e minoranze.

Il codice penale impone la stretta obbedienza agli ordini impartiti da Hibatullah Akhundzada, il leader talebano, e la disobbedienza è considerata un reato punibile con la fustigazione o la reclusione.

Il codice penale, reso noto per la prima volta dall’organizzazione per i diritti umani Rawadari, delinea una vasta gamma di reati, tra cui restrizioni alla condotta personale, alle interazioni sociali e alle critiche nei confronti delle autorità talebane.

Secondo gli attivisti per i diritti umani, queste disposizioni potrebbero formalizzare la discriminazione ed espandere il controllo statale sulla vita quotidiana. Alcuni articoli consentono le punizioni corporali, mentre altri impongono sanzioni per azioni come interagire con donne non imparentate o non denunciare un’opposizione.

Il decreto introduce inoltre una gerarchia sociale nel trattamento giuridico, una mossa che, secondo i critici, contraddice i principi di uguaglianza e dignità umana.

I talebani hanno affermato che il decreto è stato emesso in conformità con le leggi islamiche.

 

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