Come ricostruire la narrativa del potere

Khaled Mohammadi, Etilaat Roz, 28 marzo 2026
I talebani, oltre a disporre di attentatori suicidi umani, hanno ora acquisito anche droni suicidi; uno strumento che non ha solo una dimensione militare, ma è diventato anche un importante mezzo di propaganda e guerra psicologica. Questo gruppo ha rivelato per la prima volta questa capacità durante le recenti tensioni con il Pakistan, utilizzandola sul campo: una dimostrazione che rappresenta non solo un’azione operativa, ma anche l’ingresso dei talebani nel mondo della guerra moderna.
In condizioni in cui il governo talebano non possiede una forza aerea classica né caccia avanzati, i droni suicidi rappresentano un’alternativa economica ma efficace per colmare questo vuoto. Dopo gli attacchi aerei del Pakistan contro l’Afghanistan, inclusi Kabul e Kandahar, i talebani hanno utilizzato questi droni per colpire parti del territorio pakistano, tra cui Islamabad. Il fatto che questi droni siano riusciti a oltrepassare i sistemi di difesa e radar pakistani, anche senza colpire con successo, ha trasmesso un messaggio importante: la vulnerabilità dello spazio aereo pakistano.
Sebbene il Pakistan affermi di aver intercettato e abbattuto questi droni, il loro ingresso nello spazio aereo protetto del paese rappresenta comunque una sfida significativa per l’apparato militare pakistano, evidenziando soprattutto le difficoltà nel contrastare guerre asimmetriche.
Questo sviluppo riflette una realtà più ampia: la superiorità del Pakistan nella guerra convenzionale non implica necessariamente superiorità nella guerra asimmetrica. Il paese dispone di una delle forze aeree più potenti della regione e lo ha dimostrato anche nel conflitto con l’India, ma queste capacità sono progettate per minacce tradizionali. Al contrario, droni piccoli, economici e diffusi — soprattutto in forma suicida — creano sfide diverse, difficili da gestire con sistemi difensivi convenzionali. La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che anche gruppi interni al Pakistan, come il Tehrik-e-Taliban Pakistan, utilizzano droni commerciali per attaccare obiettivi militari. In questo modo, il drone diventa una “tecnologia ribelle” accessibile anche ad attori non statali.
Table of Contents
ToggleI droni nei cieli del Pakistan
Circa 10 giorni fa, il sito “Al-Mersad”, affiliato all’intelligence talebana, ha dichiarato che, in risposta agli attacchi aerei pakistani, “droni martiri” hanno colpito obiettivi sensibili nel paese. L’uso del termine “martire” rappresenta un tentativo di collegare la tradizione degli attentati suicidi con la nuova tecnologia dei droni.
Secondo il rapporto, si tratta della prima volta che i talebani utilizzano droni suicidi contro basi pakistane. Il ministero della Difesa talebano ha confermato alcuni attacchi, ma senza usare questa terminologia ideologica.
Dal canto suo, l’esercito pakistano ha dichiarato di aver intercettato e abbattuto i droni a Islamabad, Quetta e Kohat. Tuttavia, il fatto che siano arrivati fino alla capitale suggerisce comunque una certa capacità di penetrazione. Anche i talebani sostengono di aver abbattuto droni pakistani, in una guerra di narrazioni tra le due parti.
Catena di approvvigionamento: ambiguità e competizione regionale
A livello regionale, l’origine di questi droni resta incerta. I talebani hanno recuperato resti di droni statunitensi, NATO e iraniani e potrebbero averli copiati, ma non è chiaro quanto abbiano sviluppato una produzione autonoma o ricevuto supporto esterno. I rapporti con Russia, Cina e Iran alimentano speculazioni, ma senza prove definitive.
Dal punto di vista tecnico, i talebani usano due tipi di droni: quadricotteri e droni ad ala fissa. Questi ultimi, più adatti a lunghe distanze, funzionano come piccoli aerei e possono restare in volo più a lungo. Sebbene molti componenti siano disponibili sul mercato civile, il loro uso militare richiede competenze avanzate.
I primi segnali dell’uso di droni risalgono all’anno scorso, ma ora fanno parte della strategia ufficiale. Mullah Abdul Ghani Baradar aveva dichiarato che gli attacchi suicidi tradizionali non sono più efficaci e che bisogna puntare su tecnologie come droni e missili.
Avvertimento di Mullah Yaqoob
Dopo i bombardamenti pakistani su Kabul, circa 20 giorni fa il ministro della Difesa talebano ha avvertito che, se Kabul diventa insicura, anche Islamabad subirà lo stesso destino. Dopo questo avvertimento, i talebani hanno pubblicato video dei loro droni e rivendicato attacchi contro il Pakistan.
In risposta, jet pakistani hanno colpito obiettivi a Kandahar, inclusi siti legati alla sicurezza del leader talebano Hibatullah Akhundzada, e anche una struttura a Kabul.
Una “insicurezza su commissione”
Durante il precedente governo afghano, l’uso dei droni era limitato e sotto supervisione degli Stati Uniti. Dopo il ritiro americano nell’agosto 2021 e la caduta di Kabul, molte attrezzature militari sono state disattivate, spingendo i talebani verso soluzioni più economiche come i droni.
Paesi come Iran e Russia hanno sviluppato capacità avanzate in questo campo, mentre la Cina sembra meno coinvolta. La Russia, che ha riconosciuto il governo talebano, teme l’instabilità in Asia centrale.
L’ex capo dell’intelligence afghana Rahmatullah Nabil ha ipotizzato che i talebani possano essere stati equipaggiati con droni non identificati e ha parlato di strategie regionali basate sull’uso di gruppi armati come strumenti di pressione geopolitica.


Lascia un commento