
Amin Kawa, 8AM Media, 1 giugno 2026
Secondo un nuovo reportage del Daily Mail, la pratica del “bacha bazi”, ovvero la riduzione in schiavitù sessuale di giovani ragazzi, persiste in Afghanistan, con funzionari talebani e comandanti locali implicati negli abusi. Il reportage si basa sulle testimonianze delle vittime e sulla documentazione storica della pratica, rilevando che durante la guerra dei talebani contro il precedente governo, il gruppo impiegò decine di ragazzi, in particolare nella provincia di Uruzgan, per adescare e assassinare comandanti di polizia. Secondo il reportage, questo metodo ebbe successo in numerosi casi causando la morte di decine di soldati e agenti di polizia, documentati nel 2016. Le vittime di questa pratica, afferma il reportage, quando emergono da anni di stupri, violenze e abusi, si ritrovano ad affrontare gravi danni psicologici e fisici, dipendenza, povertà ed esclusione sociale. Anche le ragazze afghane sono descritte come altrettanto vulnerabili, molte delle quali vendute a matrimoni forzati da famiglie spinte alla disperazione dalle difficoltà economiche.
Ragazzi costretti alla schiavitù sessuale
Nonostante il divieto dichiarato dai talebani del “bacha bazi”, il Daily Mail riporta che gli abusi sessuali sui giovani ragazzi continuano senza sosta. Funzionari talebani, comandanti locali e altre figure influenti sono identificati come partecipanti attivi a questo sfruttamento.
Il rapporto descrive ragazzi costretti alla schiavitù sessuale con il pretesto di praticare il bacha bazi: truccati e vestiti con abiti femminili dai colori sgargianti, vengono poi fatti sfilare davanti a un gruppo di uomini potenti per ballare, prima di essere abusati sessualmente. Per migliaia di bambini poveri in tutto l’Afghanistan, afferma il rapporto, il “bacha bazi” non è una reliquia storica, ma una forma sistematica e ancora presente di sfruttamento sessuale.
Questa pratica si protrae da secoli, come riporta il documento, trasformando innumerevoli ragazzi in schiavi sessuali. I sopravvissuti raccontano di percosse, stupri e torture psicologiche. Non appena iniziano a crescere i peli sul viso, vengono scartati perché considerati indesiderabili, e molti si rifugiano nella prostituzione, nella tossicodipendenza o nel suicidio, incapaci di sfuggire al trauma subito.
Alcuni ragazzi si trovano ad affrontare nuove violenze al loro ritorno a casa. Il regime talebano, aggravato dalla sospensione di gran parte degli aiuti internazionali, ha lasciato le vittime con un accesso estremamente limitato ai servizi di supporto e riabilitazione. Il rapporto osserva inoltre che tutto ciò avviene in un Paese in cui l’omosessualità può essere punita con la pena di morte e la sodomia con lunghe pene detentive, eppure questa pratica continua a prosperare anche sotto un governo che la proibisce ufficialmente.
Citando il più recente rapporto del Dipartimento di Stato americano sulla tratta di esseri umani, il Daily Mail osserva che il reclutamento, la tratta e il “bacha bazi” di minori continuano in Afghanistan. Le conclusioni del Dipartimento di Stato indicano che i talebani reclutano bambini attraverso la coercizione e l’inganno, comprese false promesse, e che i casi documentati di “bacha bazi” coinvolgono funzionari talebani e altre fazioni armate.
Una pratica antica mai cessata
Il Daily Mail fa risalire le origini del “bacha bazi” almeno al XIII secolo, sottolineando come la pratica sia stata ampiamente documentata da intellettuali, storici e funzionari stranieri e nazionali che hanno viaggiato nella regione. La sua espansione più nota, tuttavia, si è verificata durante la guerra dei mujahidin contro l’Unione Sovietica negli anni ’80, quando diversi comandanti jihadisti divennero famosi per aver tenuto e sfruttato giovani ragazzi.
Quando i talebani presero il potere per la prima volta negli anni ’90, dichiararono il “bacha bazi” tra le loro principali rivendicazioni contro i signori della guerra dell’era precedente e misero al bando questa pratica. Tuttavia, dopo il crollo del loro primo governo nel 2001, la pratica continuò. Sebbene si dica che alcuni ragazzi entrino in questi accordi volontariamente, molti vengono venduti da famiglie impoverite che non hanno altri mezzi di sussistenza.
Il rapporto fa riferimento a fotografie e filmati diffusi durante gli incontri di “bacha bazi” e cita un rapporto della Commissione indipendente afgana per i diritti umani (AIHRC) redatto sotto il precedente governo. Tale rapporto affermava: “Le vittime del bacha bazi subiscono gravi traumi psicologici, poiché sono spesso soggette a stupri. Queste vittime sperimentano stress e un profondo senso di sfiducia, disperazione e pessimismo. Il bacha bazi genera paura tra i bambini e alimenta sentimenti di vendetta e ostilità”.
Charu Lata Hogg, ricercatrice presso Chatham House a Londra, ha dichiarato al Daily Mail che, senza servizi di trattamento e riabilitazione specifici, il futuro di questi bambini rimane profondamente incerto. Secondo quanto riportato, alcune testimonianze indicano che le vittime perpetuano lo stesso ciclo di abusi anche in età adulta. “Abbiamo sentito dire, in via informale, che molte di loro, una volta cresciute, continuano ad avere figli maschi, perpetuando così il ciclo di abusi”, ha affermato.
Una colpevole ambiguità Usa
Secondo il rapporto, le forze straniere in Afghanistan erano ben consapevoli di questa pratica, ma spesso non potevano intervenire perché molti dei comandanti locali su cui contavano come alleati erano a loro volta coinvolti. In alcuni ambienti religiosi conservatori, afferma il rapporto, il “bacha bazi” non è considerato riprovevole.
Il Daily Mail cita una valutazione del 2009 dell’Human Terrain Team, un’unità di ricerca a supporto dell’esercito statunitense, secondo la quale le norme sociali pashtun prevalenti non classificano il “bacha bazi” come non islamico o omosessuale. La valutazione afferma: “Se un uomo non ama il ragazzo, l’atto sessuale non è considerato riprovevole ed è visto come molto più etico dello stupro di una donna. Inoltre, poiché gli uomini penetrano i ragazzi, l’atto è considerato maschile piuttosto che omosessuale”.
Il rapporto racconta il caso di Dan Quinn, un ex comandante delle forze speciali statunitensi che fu rimosso dal suo incarico e allontanato dall’Afghanistan dopo aver affrontato fisicamente un comandante locale che teneva un ragazzo come schiavo sessuale. Quinn in seguito affermò che gli Stati Uniti erano entrati in Afghanistan dopo aver sentito parlare delle atrocità e delle violazioni dei diritti umani commesse dai talebani, finendo però per dare potere a individui la cui condotta era persino peggiore.
Il Daily Mail cita anche il padre del caporale Gregory Buckley Jr., un soldato americano ucciso nel 2012. Ha affermato che suo figlio poteva sentire le urla dei ragazzi che subivano abusi sessuali da parte della polizia dalla sua base militare nel sud dell’Afghanistan, e che alle truppe statunitensi era stato ordinato di non intervenire. “Mio figlio ha detto che i suoi ufficiali gli avevano detto di voltare lo sguardo dall’altra parte perché faceva parte della loro cultura”, ha dichiarato al New York Times.
Giovani ragazzi venduti ai talebani dalle tribù locali venivano utilizzati per infiltrarsi nelle basi con il pretesto di lavorare come ballerini e operai. Una volta all’interno, secondo il rapporto, avvelenavano o sparavano ai comandanti che li avevano aggrediti, neutralizzavano le guardie e aprivano i cancelli per i combattenti talebani in agguato all’esterno.
Nel corso del 2016, decine di soldati e poliziotti sono stati uccisi con questo metodo nel corso di diversi mesi. Nella provincia di Uruzgan, la tattica si è rivelata una “trappola a sorpresa” estremamente efficace per i talebani.
Ghulam Sakhi Rogh Lewanai, che ha ricoperto il ruolo di comandante di polizia a Uruzgan sotto il precedente governo, all’epoca dichiarò: “I talebani hanno scoperto il punto debole più grande della polizia e hanno inviato circa 100 ragazzi senza barba a infiltrarsi nei posti di blocco per avvelenare e uccidere gli agenti di polizia”.
Il Daily Mail cita anche il documentario “The Dancing Boys of Afghanistan”, diretto dal giornalista Najibullah Quraishi, che mostra con quanta facilità uomini potenti riescano ad avere accesso a questi bambini. Nel film, un uomo di nome Dastgir, descritto come un ex membro dell’Alleanza del Nord e una figura di notevole influenza nella provincia di Takhar, spiega il suo metodo di selezione dei ragazzi, basato su aspetto, età e capacità di ballo. Promette alle famiglie assistenza e sostegno finanziario per il bambino. Il Daily Mail riporta che Dastgir ha affermato nel documentario di aver “preso” più di duemila ragazzi.
Un altro individuo nel nord dell’Afghanistan, identificato solo come “Mustari”, ha raccontato ai registi che ogni comandante militare teneva con sé un ragazzino e che c’era una vera e propria competizione tra i comandanti per accaparrarseli.
Dastgir afferma testualmente: “Deve essere attraente, adatto alla danza, avere circa 12 o 13 anni ed essere di bell’aspetto. Prendo un ballerino che gli insegni a ballare. Diamo dei soldi alla famiglia e diciamo loro che mi prenderò cura di lui. Gli compro vestiti e gli do dei soldi. Pago tutte le sue spese. Non deve preoccuparsi di nulla.”
Usati e gettati via
Il Daily Mail cita anche un ragazzo di nome Ahmad, che nel 2007 aveva circa 17 anni e che ha dichiarato a Reuters: “Amo il mio padrone. Amo ballare, comportarmi come una donna e giocare con il mio padrone. Quando sarò grande, sarò un padrone e avrò i miei figli”. Il rapporto osserva che, una volta che le vittime sviluppano la barba e non sono più considerate desiderabili, vengono abbandonate, e molte vengono trascinate nell’uso di droghe, nell’accattonaggio o nella prostituzione.
Il fotografo Barat Ali Batoor, che ha trascorso mesi a documentare la vita di questi bambini per un documentario di Frontline, ha descritto un ragazzo di circa 13 anni che veniva portato alle feste e faceva uso di eroina per sopportare la sua situazione. Il ragazzo alla fine è fuggito ed è stato trovato a mendicare per le strade di Kabul.
Oltre al danno psicologico, le vittime del “bacha bazi” subiscono spesso gravi lesioni fisiche, tra cui emorragie interne, fratture ossee, rottura dei denti, soffocamento e, in alcuni casi, la morte.
Anche le ragazze vengono schiavizzate
In Afghanistan, le ragazze subiscono una forma parallela di sfruttamento. Secondo il rapporto, milioni di loro vengono vendute in matrimoni forzati da famiglie schiacciate dalla povertà, una pratica che è diventata una risposta abituale alla disperazione economica e che si prevede peggiorerà con l’aggravarsi della crisi economica del Paese. I talebani hanno intensificato la loro campagna contro donne e ragazze e, all’inizio di questo mese, hanno formalizzato i matrimoni precoci nella loro nuova legge.
Secondo i “Principi di separazione tra coniugi” dei talebani, il silenzio di una ragazza vergine viene interpretato come consenso al matrimonio, mentre lo stesso silenzio da parte di un uomo o di una donna precedentemente sposata non ha tale implicazione. I “Principi penali dei tribunali” dei talebani, afferma il rapporto, hanno creato una gerarchia legale che di fatto pone le donne su un piano equivalente a quello degli schiavi.