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Gli esperti delle Nazioni Unite esortano i talebani a revocare il decreto sulle norme del tribunale.

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amu.tv Siyar Sirat 16 aprile 2026

Un gruppo di esperti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani ha esortato i talebani a revocare un decreto di ampia portata che disciplina le procedure dei tribunali penali, avvertendo che potrebbe ulteriormente erodere i diritti fondamentali e le tutele legali in Afghanistan.

In una comunicazione ufficiale datata 10 aprile, guidata da Richard Bennett, relatore speciale delle Nazioni Unite per l’Afghanistan, gli esperti hanno affermato che la loro analisi del Decreto n. 12 dei talebani, descritto come “regole penali dei tribunali”, solleva “significative preoccupazioni” circa la sua compatibilità con il diritto internazionale in materia di diritti umani.

La lettera, indirizzata ad Amir Khan Muttaqi, ministro degli esteri dei talebani, sostiene che il decreto rischia di istituzionalizzare pratiche che violano, tra gli altri, i diritti a un giusto processo, all’uguaglianza davanti alla legge e alla protezione dalla tortura.

Secondo gli esperti, il decreto, entrato in vigore a gennaio, sembra mancare di trasparenza nel suo processo di redazione e non fa riferimento alla precedente costituzione afgana né alle procedure legislative consolidate.

Tra le preoccupazioni più serie citate vi è l’assenza di garanzie fondamentali in materia di giusto processo. Gli esperti hanno osservato che le norme non prevedono chiaramente la presunzione di innocenza, il diritto alla difesa legale o un effettivo accesso ai ricorsi, garanzie considerate centrali per gli standard di un processo equo secondo il diritto internazionale.

Hanno inoltre avvertito che la definizione vaga dei reati e l’ampia discrezionalità giudiziaria potrebbero consentire un’applicazione arbitraria delle leggi, compreso il prendere di mira attori della società civile, minoranze e altri gruppi vulnerabili.

Secondo gli esperti, il decreto sembra codificare la disparità di trattamento di fronte alla legge, introducendo una gerarchia sociale che potrebbe influenzare le pene, sollevando preoccupazioni in merito alla discriminazione basata sullo status e potenzialmente sul genere.

Tra le altre disposizioni evidenziate nell’analisi, figura l’autorizzazione di punizioni corporali come le frustate, che secondo gli esperti violano il divieto internazionale di tortura e di trattamenti crudeli, inumani o degradanti.

La lettera esprimeva inoltre preoccupazione per le disposizioni che consentono a privati ​​cittadini, compresi i familiari, di infliggere punizioni in determinati casi, potenzialmente senza supervisione giudiziaria.

Inoltre, gli esperti hanno espresso preoccupazione per l’uso esteso della pena di morte, anche per reati che non raggiungono la soglia di “crimini più gravi” secondo il diritto internazionale e in circostanze in cui potrebbero mancare le garanzie di un giusto processo.

Le disposizioni del decreto riguardanti donne e ragazze sono state oggetto di particolare attenzione. Gli esperti hanno affermato che alcuni articoli sembrano consentire la violenza domestica in determinate circostanze e impongono restrizioni alla libertà di movimento e all’autonomia delle donne, senza tuttavia criminalizzare adeguatamente gli abusi.

Hanno inoltre citato disposizioni che potrebbero discriminare le minoranze religiose e limitare la libertà di credo, nonché norme che criminalizzano determinate forme di espressione e di associazione.

Gli esperti hanno richiesto chiarimenti ai talebani su una vasta gamma di questioni, tra cui le garanzie per il giusto processo, la protezione dei gruppi vulnerabili e il fondamento giuridico di diverse disposizioni.

Hanno dichiarato di essere pronti a fornire consulenza tecnica, ma che continueranno a monitorare l’attuazione del decreto e il suo impatto sui diritti umani in Afghanistan.

I talebani non hanno risposto pubblicamente alla comunicazione.

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