Le donne afghane sotto il regime talebano: il Parlamento europeo contro ogni normalizzazione dei talebani

di redazione Cisda.
Il Parlamento europeo ha approvato il 21 maggio 2026 una dura risoluzione sulla situazione delle donne e delle ragazze in Afghanistan dopo l’adozione, da parte dei talebani, di un nuovo codice di procedura penale considerato gravemente lesivo dei diritti umani. Il documento rappresenta una netta condanna del sistema repressivo imposto dal regime afghano e, soprattutto, un forte richiamo contro qualsiasi tentativo di legittimazione politica dei talebani.
Un regime accusato di apartheid di genere
Secondo il Parlamento europeo, dal ritorno al potere nel 2021 i talebani hanno progressivamente cancellato i diritti fondamentali delle donne attraverso oltre 150 provvedimenti restrittivi. Alle donne afghane sono stati sottratti il diritto all’istruzione, al lavoro, alla partecipazione pubblica, alla libertà di movimento e all’accesso alla giustizia.
La nuova normativa giudiziaria adottata nel 2026 aggrava ulteriormente la situazione: il codice attribuisce poteri quasi assoluti ai giudici, criminalizza il dissenso e istituzionalizza pratiche discriminatorie e violente nei confronti delle donne. Il testo legalizza di fatto la violenza domestica, consente punizioni corporali e priva le donne di qualsiasi reale tutela giuridica.
Il Parlamento definisce apertamente il sistema imposto dai talebani come una forma di “apartheid di genere” e denuncia anche l’istituzionalizzazione della schiavitù e dei matrimoni precoci.
La polemica sull’invito dei talebani a Bruxelles
Uno dei passaggi più significativi della risoluzione riguarda la posizione del Parlamento europeo contro ogni forma di normalizzazione diplomatica del regime talebano. Gli eurodeputati esprimono infatti forte contrarietà alla decisione di invitare rappresentanti talebani a Bruxelles, giudicandola incompatibile con le gravissime violazioni dei diritti umani in corso in Afghanistan.
Il Parlamento invita la Commissione europea e gli Stati membri a mantenere una linea di “non riconoscimento” del regime e a evitare qualsiasi apertura politica che possa essere interpretata come una legittimazione internazionale dei talebani. La risoluzione sottolinea che ogni rapporto diplomatico deve essere subordinato al ripristino dei diritti fondamentali, in particolare quelli delle donne e delle ragazze.
Gli eurodeputati chiedono inoltre che vengano esercitate pressioni politiche e diplomatiche costanti sui talebani affinché cessino immediatamente le persecuzioni e reintroducano le libertà fondamentali negate alla popolazione femminile.
Sanzioni e sostegno alle donne afghane
La risoluzione propone anche misure concrete contro i leader del regime, tra cui l’estensione delle sanzioni europee, il congelamento dei beni e i divieti di viaggio per i responsabili delle persecuzioni di genere. Il Parlamento ribadisce inoltre il proprio sostegno ai mandati d’arresto emessi dalla Corte penale internazionale nei confronti di alcuni leader talebani accusati di crimini contro l’umanità.
Parallelamente, l’Unione europea viene invitata ad aumentare il sostegno umanitario alle donne afghane, alle attiviste per i diritti umani, alle giornaliste, alle avvocate e alle organizzazioni guidate da donne che operano nel paese in condizioni estremamente difficili.
Un messaggio politico chiaro
Attraverso questa risoluzione, il Parlamento europeo lancia un messaggio politico molto netto: non può esistere alcuna normalizzazione dei rapporti con i talebani finché continueranno le persecuzioni sistematiche contro le donne e le ragazze afghane. Bruxelles viene così chiamata a mantenere alta la pressione internazionale sul regime, evitando aperture diplomatiche che rischierebbero di indebolire la difesa dei diritti umani.


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