Arrestata Khatera Jami, libraia online di Herat

Mohya Omid, Shafaq Hamrah, 17 luglio 2026
Fonti a Herat riferiscono che Khatera Jami, blogger e libraia online, è stata arrestata dai talebani la scorsa settimana. Secondo le fonti, non si hanno ancora informazioni sul luogo in cui è detenuta né sulle sue condizioni.
Prima della chiusura delle università, Khatera Jami studiava sociologia presso l’Università di Herat. Dopo il divieto imposto alle donne di proseguire gli studi universitari, aveva creato una pagina dedicata alla vendita online di libri, che oggi conta circa 88.000 follower. Attraverso questa pagina cercava di garantire ai giovani, in particolare a donne e ragazze, l’accesso ai libri e al materiale di studio.
Jami aveva inoltre fondato un caffè-libreria riservato alle donne a Herat, che i talebani hanno chiuso nel novembre 2024.
Secondo fonti vicine a Khatera Jami, anche prima dell’ultimo arresto era stata convocata più volte dai talebani a causa delle sue attività online e della vendita di libri. Durante questi interrogatori avrebbe ricevuto avvertimenti riguardo alla sua attività sui social media.
L’esame della sua pagina Instagram mostra che, dopo il suo arresto, tutte le fotografie e i video personali sono stati rimossi. Non è ancora chiaro chi abbia effettuato queste modifiche.
Aveva creato un modo per accedere ai libri
Un attivista culturale di Herat, che ha chiesto di restare anonimo per ragioni di sicurezza, afferma che l’arresto di Khatera Jami ha aumentato la preoccupazione di molte donne e ragazze.
Ha dichiarato: «Per molte ragazze Khatera non era soltanto una libraia; aveva creato un modo per accedere ai libri. Non sappiamo più come vivere. Ogni giorno usciamo di casa con la paura che questa volta possa toccare a noi. Quando una persona viene arrestata per i libri e per le sue attività culturali, nessuno si sente più al sicuro.»
Diversi attivisti della società civile affermano che l’arresto di Khatera Jami aumenta le preoccupazioni per l’ulteriore limitazione delle attività delle donne. Secondo loro, in un contesto in cui molti spazi culturali per le donne sono già scomparsi, colpire chi opera nel settore del libro riduce ulteriormente le possibilità di accesso a libri e materiali di studio.
Questo avviene mentre, dal 6 giugno 2026, i talebani hanno iniziato ad arrestare donne e ragazze a Herat con l’accusa di non rispettare quello che definiscono il “codice di abbigliamento islamico” da loro imposto, una misura che ha suscitato reazioni da parte delle organizzazioni per i diritti umani e delle Nazioni Unite.
La paura di dover tacere
Maryam (nome di fantasia), 26 anni, residente a Herat, afferma che negli ultimi mesi gli arresti di donne sono diventati motivo di preoccupazione quotidiana per molte famiglie, ma che l’arresto di donne attive pubblicamente nei settori culturale e sociale ha aggravato ulteriormente la situazione.
Ha dichiarato: «Non si tratta soltanto dell’arresto di una donna; oggi qualsiasi donna può diventare un bersaglio. Ma quando viene arrestata una persona conosciuta che ha lavorato apertamente per anni, nasce la paura di dover tacere. È come se volessero dimostrare che ormai nessun ambito è più sicuro per le donne.»
A circa una settimana dall’arresto di Khatera Jami, non sono ancora state diffuse informazioni ufficiali sul suo stato o sul luogo di detenzione. Numerosi suoi sostenitori e attivisti della società civile hanno espresso preoccupazione e chiesto il suo rilascio immediato, oltre a chiarimenti sulla sua situazione.
Mohya Omid è redattrice di Afghanistan Women’s Voice ( صدای زنان افغانستان, è un media online indipendente focalizzato quasi esclusivamente sulla condizione delle donne afghane sotto il regime talebano)

















Alessia Ghiraldo, 
