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Miniere d’oro per i Talebani

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Le miniere d’oro del Badakhshan sono la fonte di reddito dei Talebani e l’accesso nascosto della Cina all’uranio
شفق همراه,  Kazim Homayun, 1 gennaio 2026,
Le miniere d’oro in Badakhshan sono diventate una delle principali fonti di finanziamento dei Talebani negli ultimi anni; risorse che invece di contribuire allo sviluppo economico hanno portato al rafforzamento della macchina bellica, alla repressione sociale e alla distruzione ambientale. L’estrazione di queste miniere, che avviene principalmente nei distretti di Yaftal, Raghistan, Karan e Manjan, viene effettuata senza rispettare gli standard di sicurezza, ambientali e di trasparenza economica.

Secondo le stime delle istituzioni internazionali, il valore totale delle risorse minerarie dell’Afghanistan è stimato in oltre tremila miliardi di dollari e il settore minerario avrebbe rappresentato circa il 30% del PIL del Paese nel 2025. Tuttavia, dopo la presa del controllo da parte dei Talebani nel 2021, questa potenziale capacità è diventata una fonte di reddito per un’economia di guerra. I Talebani hanno finora firmato almeno sette importanti contratti minerari, una parte significativa dei quali è relativa alle miniere d’oro in Badakhshan. Le stime indicano che il reddito annuo dei Talebani derivante dall’estrazione dell’oro si aggira intorno al mezzo miliardo di dollari.

In Badakhshan e Takhar, i Talebani ricevono direttamente almeno il 25% dei ricavi derivanti dall’estrazione dell’oro. Questo denaro non viene destinato ai servizi pubblici o allo sviluppo locale, ma piuttosto all’acquisto di armi, munizioni e al pagamento degli stipendi delle forze del gruppo. Rapporti analitici indicano inoltre che parte di questi ricavi viene trasferita a reti terroristiche transnazionali, tra cui al-Qaeda, che ha reso l’estrazione dell’oro una minaccia per la sicurezza regionale.

I contratti minerari con società straniere, soprattutto cinesi, mancano di trasparenza. I dettagli finanziari di questi contratti non vengono pubblicati e non sono state condotte valutazioni ambientali e sociali indipendenti. Questa situazione ha fatto sì che l’attività mineraria sia diventata un settore al di fuori del controllo pubblico.

I Talebani affermano che le attività minerarie hanno creato circa 20.000 posti di lavoro. Tuttavia, le indagini sul campo mostrano che la maggior parte di questi lavori è a breve termine, rischiosa e priva di dispositivi di sicurezza. I lavoratori locali lavorano in gallerie a rischio crollo, senza assicurazione né strutture sanitarie. In pratica, i profitti principali vanno ai Talebani e ai loro alleati, mentre la popolazione locale soffre di malattie e insicurezza.

Questa disuguaglianza ha portato a proteste diffuse in Badakhshan e Takhar nel 2025. I residenti locali hanno affermato che i loro terreni agricoli sono stati distrutti, la loro acqua potabile contaminata e che non hanno alcuna parte della ricchezza derivante dalle miniere. I Talebani hanno risposto reprimendo le proteste. Nel febbraio 2024, diversi leader locali sono stati giustiziati dopo aver protestato contro una miniera d’oro e, nel febbraio 2025, una sparatoria tra i manifestanti ha causato almeno otto morti.

A capo della rete mineraria del Badakhshan c’è Haji Bashir Noorzai, un ex trafficante di droga che ha trascorso anni in una prigione statunitense. È stato rilasciato in seguito a uno scambio di prigionieri nel 2022 e i Talebani hanno utilizzato la sua esperienza nelle reti minerarie illegali per organizzare l’attività mineraria.

Le conseguenze ambientali dell’estrazione dell’oro in Badakhshan sono diffuse e preoccupanti. La maggior parte delle miniere è gestita su piccola scala e utilizza sostanze tossiche come mercurio e cianuro. Il mercurio, una volta in acqua e nel suolo, si converte in metilmercurio, che viene trasmesso all’uomo attraverso la catena alimentare. Tra le conseguenze si annoverano danni al sistema nervoso, ai reni, disturbi della memoria e, nei casi più gravi, la morte. I bambini e le donne incinte sono i più colpiti.

L’inquinamento dei fiumi Kokche e Shiva è un esempio di questo disastro silenzioso. Questo inquinamento minaccia l’agricoltura e il sostentamento di migliaia di famiglie. Inoltre, la presenza di metalli pesanti come piombo, rame, argento e, soprattutto, uranio, ha raddoppiato i rischi.

Uranio: il movente nascosto della Cina dietro gli accordi sull’oro

L’attenzione della Cina sulle miniere d’oro in Badakhshan senza considerare la questione dell’uranio è un’analisi incompleta. L’esperienza globale dimostra che oro e uranio coesistono in molte fasce geologiche. Il Badakhshan fa anche parte della fascia nord-orientale dell’Afghanistan, che possiede potenziali riserve di uranio.

La Cina ha riserve nazionali limitate di uranio e dipende dalle importazioni per alimentare le sue centrali nucleari. In Kazakistan, Sudafrica, Australia e Canada, la Cina ha ottenuto l’accesso all’uranio attraverso investimenti in miniere d’oro. Anche in Afghanistan, contratti apparentemente “golden” possono fungere da copertura per un accesso graduale all’uranio.

In assenza di trasparenza e controllo, l’Afghanistan è diventato uno dei paesi più vulnerabili all’estrazione di risorse strategiche. La cooperazione della Cina con i Talebani fa parte della strategia a lungo termine di Pechino per la sicurezza delle risorse, mentre i Talebani vedono questa cooperazione come una fonte di reddito e legittimità.

Anche frane e crolli di miniere hanno causato vittime. Negli ultimi anni, decine di persone sono morte nei crolli di gallerie, incluso un incidente nel 2019 che ha causato almeno 30 vittime. La situazione evidenzia la questione della giustizia intergenerazionale.

Nel complesso, le miniere d’oro del Badakhshan sono diventate un simbolo di saccheggio organizzato, distruzione ambientale e violenza politica, piuttosto che di sviluppo, una situazione che minaccia il futuro dell’Afghanistan.

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