Oltre 50 Stati membri delle Nazioni Unite chiedono ai talebani di rispettare i diritti umani e porre fine alla discriminazione.

Kabul Now, 14 agosto 2026, di Besmellah Zahidi
Una coalizione di 56 Stati membri delle Nazioni Unite e l’Unione Europea hanno chiesto venerdì ai talebani di rispettare i diritti umani, di invertire le politiche discriminatorie e di ripristinare l’accesso all’istruzione per le ragazze.
In una dichiarazione congiunta rilasciata in occasione del quinto anniversario della presa del potere da parte dei talebani in Afghanistan e letta dal rappresentante permanente della Danimarca presso le Nazioni Unite, i due Paesi hanno affermato che l’Afghanistan continua ad affrontare gravi sfide in materia di diritti umani, aiuti umanitari, economia e sicurezza.
La dichiarazione descriveva il trattamento riservato dai talebani a donne e ragazze come una caratteristica distintiva del loro regime, sottolineando che l’Afghanistan rimane l’unico Paese al mondo in cui alle ragazze è precluso l’accesso all’istruzione secondaria e superiore.
I paesi hanno affermato che il sistema di decreti e politiche dei talebani ha ulteriormente radicato la discriminazione e indebolito le tutele legali per donne e ragazze.
«Chiediamo ancora una volta ai talebani di revocare tutti i decreti e le politiche discriminatorie», si legge nella dichiarazione, che esorta le autorità a ripristinare l’accesso delle ragazze all’istruzione e a garantire la partecipazione «piena, equa, significativa e sicura» delle donne in tutti gli aspetti della società afghana.
I paesi hanno inoltre affermato che l’assenza di una governance inclusiva continua a compromettere le prospettive di pace e stabilità durature. I bisogni umanitari rimangono urgenti, le violazioni dei diritti umani persistono e i gruppi terroristici continuano a minacciare il popolo afghano, nonché la sicurezza regionale e internazionale.
Hanno sottolineato che il terrorismo in tutte le sue forme costituisce una delle minacce più gravi alla pace e alla sicurezza e hanno chiesto che il territorio afghano non venga utilizzato per minacciare o attaccare alcun Paese, pianificare o finanziare atti terroristici, né per dare rifugio e addestrare terroristi. I Paesi hanno esortato i talebani ad adottare misure concrete per combattere il terrorismo, anche contro individui e gruppi designati dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
La dichiarazione ha evidenziato le restrizioni imposte all’operazione delle Nazioni Unite in Afghanistan, tra cui il divieto dei talebani di assumere personale femminile afghano delle Nazioni Unite. Tali restrizioni, si legge nella dichiarazione, stanno compromettendo la capacità delle Nazioni Unite di fornire assistenza fondamentale al popolo afghano.
Hanno sottolineato che gli aiuti umanitari da soli non possono risolvere la crisi afghana. I talebani devono creare le condizioni affinché gli afghani possano ricostruire le proprie vite con dignità, nel rispetto dei diritti umani, con una governance inclusiva e in sicurezza.
La dichiarazione è stata appoggiata da paesi quali Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Canada, Giappone, Australia, Danimarca, Svezia, Norvegia, Emirati Arabi Uniti, Ucraina e Corea del Sud, nonché dall’Unione Europea.
I paesi hanno rinnovato il loro impegno a mantenere l’Afghanistan in cima all’agenda internazionale, operando attraverso le Nazioni Unite e sostenendo il popolo afghano nella sua ricerca di un futuro fondato su diritti, inclusione, opportunità e sicurezza.
Il 15 agosto ricorrono cinque anni dal ritorno al potere dei talebani, avvenuto dopo il ritiro delle forze internazionali e il crollo del precedente governo afghano nel 2021. Da allora, il gruppo ha imposto severe restrizioni a donne e ragazze, tra cui il divieto di accesso all’istruzione secondaria e superiore, alla maggior parte delle forme di impiego e agli spazi pubblici come parchi e palestre.
La comunità internazionale, in particolare i paesi confinanti con l’Afghanistan, continua a essere preoccupata per la presenza e le attività di numerosi gruppi militanti nel paese, mettendo in guardia sui rischi per la sicurezza regionale e internazionale.
Nonostante i ripetuti appelli delle Nazioni Unite, delle organizzazioni per i diritti umani, degli attivisti e dei governi a revocare le restrizioni imposte a donne e ragazze e ad agire contro i gruppi militanti, i talebani hanno mantenuto le loro politiche, negando al contempo che gruppi terroristici operino dal territorio afghano.


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