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IRAQ. L’ambiguità turca e la questione del PKK nel Kurdistan iracheno

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AGC News, 10 ottobre 2026, di Leonardo Fabrizio

Non c’è più spazio per forze straniere in Iraq. Dopo il completo ritiro delle truppe statunitensi anche quelle turche si apprestano a lasciare il Kurdistan iracheno seppure con qualche ambiguità e con la questione del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) mai del tutto risolta. Ömer Çelik, portavoce del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), principale partito della Turchia, guidato dall’attuale Presidente Recep Tayyip Erdoğan, ha dichiarato che in seguito al consolidamento del controllo del governo federale iracheno su Sinjar, che la Turchia si appresta a trasferire gradualmente la base di Bashiqa-Zelkan alle forze irachene entro la fine dell’anno.

Il disimpegno dal Paese si inquadra nel contesto dello scontro tra il governo federale e le milizie armate. I gruppi irregolari rifiutano di deporre le armi fino a quando rimarranno attive le basi militari straniere, considerate un pretesto sufficiente a legittimare il proprio arsenale. La questione però non si limita ai soli eserciti ufficiali, pesa anche la presenza di gruppi armati stranieri, a partire dal PKK, che di fatto giustifica il continuo intervento militare turco. Il Ministero della Difesa turco ha annunciato, infatti, l’avvio del trasferimento all’esercito iracheno delle basi dell’esercito turco situate nel governatorato di Niniveh, mantenendo al contempo le proprie forze nelle basi dei governatorati di Erbil e Duhok. Dal canto loro il PKK ha annunciato l’evacuazione di quattro tunnel militari nella catena montuosa di Metina, nel governatorato di Duhok, confermando il completo ritiro dei propri combattenti. In un comunicato ufficiale il PKK ha annunciato il ritiro di tutte le sue forze armate dai confini turchi e dalle aree limitrofe, confermando di aver soddisfatto tutti i requisiti necessari per porre fine alla lotta armata. In questo contesto la leadership del movimento ha sottolineato che lo Stato turco “non può più, in alcun modo, parlare di una minaccia armata” proveniente da parte loro, affermando che il movimento ha intrapreso passi senza precedenti a livello globale per risolvere tali questioni. La dichiarazione ha avvertito che il mancato riconoscimento dell’importanza di questi passi, in particolare per quanto riguarda la libertà del leader del partito imprigionato, Abdullah Öcalan, significherebbe che lo Stato turco sta persistendo in una politica di negazione e cancellazione che dura da un secolo.

È necessario ricordare, a questo punto, che nell’ambito di un processo di pace avviato con Ankara, il PKK ha annunciato il proprio scioglimento nel maggio 2025, per poi tenere una cerimonia di disarmo dal forte valore simbolico nel luglio 2025 nel nord dell’Iraq dove secondo le autorità turche è rimasta solo una parte dei combattenti.

Dall’analisi della social sfera filo-curda emergono, tuttavia, segnalazioni di movimenti sospetti nel governatorato di Duhok di quelle che vengono definite “forze turche”. Secondo la narrazione presente in diversi canali, queste cosiddette “forze turche” stanno procedendo a operazioni di disboscamento sulle montagne della Regione del Kurdistan e, con il pretesto di combattere il PKK, starebbero stabilendo basi militari nell’area. Tali basi sono accompagnate da interventi di disboscamento volti a facilitare la costruzione e a garantire la sicurezza delle basi stesse. Attualmente, secondo la narrazione filo-curda, la Turchia sta effettuando operazioni di disboscamento sulle montagne del villaggio di Kesta, nella regione di Barwari Bala (provincia di Duhok). Sia Kurdistan 24 che il Governatore di Duhok hanno sostenuto che le forze turche non stanno abbattendo alberi nel Kurdistan, bensì li stanno importando dalla Turchia anche se diverse immagini satellitari, rimbalzate sui social, mostrano un significativo livello di deforestazione nell’area. La popolazione locale ha respinto le dichiarazioni del Governatore di Duhok, Ali Tatar, definendole un tentativo di insabbiamento volto a contenere l’indignazione pubblica. Gli abitanti dei villaggi nella parte settentrionale del governatorato riferiscono di aver assistito personalmente all’abbattimento di alberi nei loro villaggi da parte di appaltatori turchi.

Se le notizie dei canali curdi venissero confermate la presenza turca nell’area potrebbe portare ad alcuni significativi risvolti. Innanzitutto, minerebbe gli sforzi del governo nella gestione del disarmo delle milizie che continuerebbero a giustificare la loro scelta di mantenere il possesso dei loro armamenti. in secondo luogo la crisi interna dell’Iraq, causata dalla persistente presenza delle truppe turche, inasprirebbe i rapporti tra Baghdad e Ankara in un momento di apparente distensione segnata dagli sforzi dei due Paesi in termini di cooperazione energetica e petrolifera, con l’intenzione dichiarata di voler trovare rotte alternative ad Hormuz per l’esportazione di petrolio e di proseguire con gli investimenti del progetto “Strada di Sviluppo” che renderebbe l’asse turco-iracheno un hub strategico fondamentale per il prossimo futuro

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