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Le associazioni femminili mettono in guardia la Germania contro la “normalizzazione” dell’influenza talebana.

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Amu TV, 11 maggio 2026, di Siyar Sirat

Una coalizione di attiviste afghane per i diritti delle donne residenti in Germania ha messo in guardia il governo tedesco contro quella che ha definito la graduale normalizzazione dell’influenza dei talebani all’interno delle missioni diplomatiche afghane in Europa, sostenendo che tale sviluppo comporta rischi politici, sociali e per la sicurezza che vanno ben oltre la stessa diaspora afghana.

In una lettera aperta indirizzata al ministro dell’Interno tedesco, Alexander Dobrindt, e al ministro degli Esteri, Johann Wadephul, l’Organizzazione di coordinamento delle attiviste afghane (AWACB) ha affermato che i recenti sviluppi riguardanti le rappresentanze diplomatiche afghane in Germania hanno intensificato le preoccupazioni tra gli esuli afghani.

La lettera, emessa a Berlino nel maggio 2026 e pubblicata in collaborazione con l’Organizzazione europea per l’integrazione, citava recenti notizie diffuse dai media tedeschi secondo cui individui affiliati ai talebani stavano tentando di reclutare stagisti attraverso le sedi diplomatiche afghane in Germania e di espandere le reti istituzionali legate all’amministrazione talebana.

«Le ambasciate e i consolati non sono spazi neutrali», ha scritto il gruppo. «Creano reti politiche, influenza sociale e strutture di lealtà a lungo termine».

Gli attivisti hanno esortato il governo tedesco a valutare quelle che hanno definito le conseguenze a lungo termine dell’influenza che attori legati ai talebani stanno acquisendo sui servizi consolari e sulle strutture diplomatiche afghane in Europa.

La lettera sosteneva che molti afghani residenti in Germania, tra cui attiviste per i diritti delle donne, giornalisti, ex giudici, accademici ed ex dipendenti governativi, erano fuggiti proprio da quei sistemi politici e ideologici che ora si teme stiano riemergendo attraverso i canali diplomatici.

Il gruppo ha inoltre espresso preoccupazione per la supervisione finanziaria dei servizi consolari afghani in Europa, sottolineando come i cittadini afghani dipendano dalle ambasciate e dai consolati per ottenere passaporti e documenti ufficiali, generando così ingenti flussi di entrate. Gli attivisti hanno affermato che non è ancora chiaro quali garanzie esistano per assicurare che tali fondi non vengano indirettamente utilizzati per sostenere strutture legate ai talebani.

Nella lettera, i talebani venivano descritti come “un regime islamista autoritario” che esclude sistematicamente le donne dalla vita pubblica e reprime l’opposizione politica. Le attiviste hanno evidenziato le restrizioni all’istruzione femminile e le più ampie limitazioni imposte alle donne da quando i talebani sono tornati al potere nel 2021.

La lettera avvertiva inoltre che le scuole e gli istituti di istruzione in Afghanistan si erano progressivamente trasformati in strutture religiose a forte connotazione ideologica, minando l’educazione pluralistica e i valori democratici.

La Germania, come altri Paesi occidentali, non ha riconosciuto formalmente il regime talebano, ma ha mantenuto un dialogo limitato con i suoi funzionari su questioni quali migrazione, affari consolari e accesso umanitario.

Negli ultimi mesi, in Germania e in altri paesi europei, il dibattito sulle politiche migratorie e di deportazione degli afghani si è intensificato, nel contesto di discussioni più ampie sulle relazioni con i talebani.

Gli attivisti hanno chiesto a Berlino di garantire “piena trasparenza” riguardo a qualsiasi influenza legata ai talebani nelle missioni diplomatiche afghane, di condurre valutazioni di sicurezza su possibili reti di reclutamento e di istituire maggiori tutele per i membri vulnerabili della diaspora afghana.

Hanno inoltre esortato la Germania a mantenere una politica nei confronti dell’Afghanistan incentrata sui diritti umani, sui principi democratici e sulla tutela delle donne.

«Il vero pericolo non emerge all’improvviso», affermava la lettera. «Si sviluppa gradualmente, attraverso la presenza istituzionale, la normalizzazione sociale e reti di influenza consolidate nel tempo».

Al momento della pubblicazione, le autorità tedesche non avevano ancora risposto pubblicamente alla lettera.

[Trad. automatica]

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