OSSERVATORIO AFGHANISTAN

Dalla parte di chi non ha voce



Ennesima strage a Kabul ma per l’UE l’Afghanistan è un “paese sicuro”

Posted on | June 13, 2017 800px-Kabul_Downtown

di Stefano Galieni, Associazione Diritti e Frontiere-ADIF

Nell’attentato a Kabul ci sono stati oltre 80 morti e centinaia di feriti. È avvenuto in una delle zone centrali della città, di quelle ritenute più sicure, dove sono situate ambasciate e palazzi governativi. Da Kabul ogni tanto riesce a scriverci una nostra amica, una delle tante donne che non ha paura e cercando sui social abbiamo saputo che si trovava nei pressi del luogo in cui un camion bomba è esploso

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Gli stranieri hanno la maggior parte della responsabilità dell’aumento della corruzione in Afghanistan

Posted on | June 13, 2017 IMcorruzione-afghanistan-720x540

Redazione italiana, Pressenza International Press Agency

È oggi chiaro a tutti che nel nome della “guerra contro il terrorismo” l’Afghanistan è praticamente diventato terra di nessuno, e si trova in una situazione peggiore che nel 2001.

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Accanto al popolo afghano

Posted on | June 10, 2017 afgh-2-109469_210x210

Stefano Galieni. rifondazione.it 1 giugno 2017
Gli 80 morti nel centro di Kabul non sono un evento da considerare “normale”.
Eppure il fatto che alcuni paesi europei come la Germania, l’Olanda e a breve, temiamo, anche l’Italia considerino l’Afghanistan un “paese sicuro” in cui poter rimpatriare coloro che chiedono asilo dovrebbe farci fermare un momento.
L’Afghanistan continua oggi ad essere paese da cui si fugge, per una guerra mai terminata da quasi 40 anni, per l’occupazione militare occidentale da una parte e quella delle milizie talebane dall’altra, per assenza di prospettive di vita decente.
Raccontava Malalai Joya che coloro che tornano “rimpatriati a forza” rischiano doppiamente. A chi le chiedeva se l’ISIS stesse divenendo un problema anche in Afghanistan ha risposto semplicemente:«Oggi l’Isis non è un grosso fenomeno. A comandarla sono ex talebani: cambia solo il nome e la bandiera. Ma attenzione: gli afghani che state rimpatriando in massa dall’Europa finiranno vittime della droga oppure arruolati dall’Isis e altri gruppi a 600 dollari al mese».

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LTI contro gli arresti degli avvocati in Turchia

Posted on | June 9, 2017 kelepce-490x275

Legal Team Uikionlus 9 giugno 2017
Desta grandissimo allarme la notizia dell’arresto di 23 colleghi in Turchia, accusati di far parte dell’organizzazione di Fetullah Gulem: accusa ormai adoperata dal governo turco per colpire e sbarazzarsi di ogni tipo di oppositori, o anche solo liberi pensatori non allineati con la politica del presidente Erdogan. Fra i colleghi arrestati in questi giorni vi è anche l’Avv. Taner Kilic che era responsabile per la Turchia di Amnesty International e che è ben noto anche in Italia per avere contribuito alla liberazione del giornalista italiano Del Grande sequestrato ai confini della Siria. Il governo turco non si ferma certo, nel suo programma di “piazza pulita degli oppositori”, di fronte al ruolo internazionale connesso alla posizione in Amnesty. Anzi, secondo i suoi parametri, ciò costituisce probabilmente una aggravante. Infatti, tutte le organizzazioni che lottavano per i diritti umani sono state chiuse e disciolte ed i loro attivisti incarcerati.

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Arrestato il presidente di Amnesty International Turchia

Posted on | June 9, 2017 taner-kilic-nl

Amnesty International 6 giugno 2017
Taner Kiliç, presidente di Amnesty International Turchia, è stato arrestato la mattina del 6 giugno, insieme ad altri 22 avvocati, è solo l’ultimo atto della crisi dei diritti umani in Turchia.
FIRMA ORA L’APPELLO PER CHIEDERE IL RILASCIO IMMEDIATO

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Afghanistan: scontri talebani-Isis per controllo Tora Bora

Posted on | June 8, 2017 image-20170608phf9079

SDA-ATS tvsvizzera.it 8 giugno 2017
Militanti talebani e dell’Isis sono impegnati da due giorni in scontri per il controllo di Tora Bora, il complesso di caverne situato nelle Montagne Bianche dell’Afghanistan orientale che fu rifugio di Osama Bin Laden.
Il governatore della provincia di Nangarhar ha confermato la battaglia in corso e reso noto che numerose famiglie hanno abbandonato l’area per timore di rimanere intrappolati negli scontri.

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