Kurdistan: nelle ore del “World Kobanê Day” Abdullah Öcalan trasferito in una nuova struttura, realizzata ad hoc sull’isola carcere di Imrali

Radio onda d’urto, 2 novembre 2026
Il 1 novembre è “World Kobanê Day“, celebrato a livello internazionale anche nel 2026 per ricordare la resistenza della città martire in Rojava, difesa da compagne-i curdi e internazionalisti per 134giorni tra l’autunno 2014 e l’inizio del 2015 contro le milizie di Isis (Daesh).
Proprio a Kobanê migliaia di persone si sono ritrovate per la manifestazione “In memoria degli eroici martiri – Lunga vita alla Giornata Mondiale di Kobanê” L’evento si è concentrato sul significato storico della resistenza, sul ruolo di primo piano delle donne e sulla difesa delle conquiste della rivoluzione nel Rojava. A prendere la parola è stata Ferhan Hec Îsa, a nome della popolazione di Kobanê: “Il 1 novembre non è semplicemente una data commemorativa sul calendario. Questa data rappresenta l’epica resistenza con cui il popolo di Kobanê si è sollevato contro gli attacchi delle forze oscure nel 2014, uscendo vittorioso. Oggi, Kobanê è conosciuta in tutto il mondo come una città che è entrata nella storia della resistenza e della dignità grazie alla sua lotta: Kobanê è una città che appartiene a tutti noi. Dobbiamo difendere le conquiste della resistenza di Kobanê”.
Perwîn Yûsif, co-presidente del Partito dell’Unione Democratica (Pyd), è intervenuta invece a nome del movimento femminista, sottolineando il “ruolo cruciale delle Unità di Protezione delle Donne (Ypj) e delle Unità di Protezione Popolare (Ypg) nella liberazione di Kobanê. La resistenza, che continua tuttora sotto la guida di donne, ha portato a importanti traguardi. La resistenza nel nord e nell’est della Siria è diventata un simbolo per tutto il Medio Oriente. I mercenari Isis e i loro sostenitori non avevano alcun rispetto per i valori umani. Hanno ucciso donne e bambini e distrutto intere città. Eppure, grazie alla resistenza dei combattenti delle Ypj e Ypg, la lotta per respingere Isis è iniziata a Kobanê…ciò che ci viene richiesto oggi è di proteggere le conquiste della nostra rivoluzione, continuare la lotta nello spirito del 1 novembre e conseguire vittorie storiche”.
Nelle stesse ore del “World Kobanê Day”, dalla Turchia, è rimbalzata poi la notizia del trasferimento dello storico leader del movimento rivoluzionario curdo, Abdullah Öcalan, spostato nella nuova struttura costruita dal Governo turco sull’isola carcere di Imrali, dove è rinchiuso dalla fine degli anni ’90. Tecnicamente, si tratta del passaggio dallo detentivo a quello dei domiciliari, sempre a Imrali. Un passaggio politico che viene letto, dal Movimento curdo, come un (seppur piccolo) passo per ridare slancio al processo di pace, annunciato da Öcalan nel febbraio 2025, ma da allora più volte rallentato e ostacolato da Ankara.
Mithat Sancar, membro della delegazione di Imrali del Partito per l’uguaglianza e la democrazia dei popoli (Partito Dem), la sinistra curda e turca presente in forze nel Parlamento di Ankara, ha spiegato che “il processo di pace e di creazione di una società democratica aveva subito un rallentamento negli ultimi due mesi”. Sancar ha aggiunto poi che “a seguito delle iniziative intraprese dal Movimento curdo, la delegazione doveva recarsi a Imrali”. Ha spiegato che il “comitato incaricato di collaborare con Abdullah Öcalan era il Comitato per la pace e la politicizzazione, sottolineando che il coordinamento di Öcalan era essenziale per il progresso del processo…la mossa che risolverà la principale situazione di stallo verrà da Öcalan. Non credo che ci sia un problema insormontabile, ma per risolverlo, lo Stato turco deve abbandonare il suo approccio persistente e rigido“. Per facilitare questo processo, “Öcalan si è trasferito nella nuova struttura costruita a Imrali. Il suo consenso a trasferirsi lì dovrebbe portare ad un’accelerazione del processo” per una soluzione politica del conflitto in Kurdistan.
Su Radio Onda d’Urto la corrispondenza con Tiziano Saccucci, giornalista freelance che si trova in Kurdistan per svolgere ricerche di approfondimento e un lavoro di reportage nella regione, già passato da alcuni articoli pubblicati su il Manifesto e The Amargi.


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