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Cinque anni di governo talebano: il crescente arsenale di misure repressive contro il giornalismo

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Célia Mercier, Redazione RSF, 10 agosto 2026
Da quando i talebani hanno preso il potere a Kabul nell’agosto del 2021, hanno emanato più di venti direttive nazionali e una lunga lista di decreti provinciali volti a smantellare la libertà di stampa. Il giornalismo è sempre più soffocato: criticare il regime è vietato, le donne subiscono severe restrizioni, il dibattito politico è stato messo a tacere e la trasmissione di immagini di esseri viventi è proibita. Reporters Without Borders (RSF) chiede la fine di questa repressione.

Una rete di direttive , decreti e ordini comunicati oralmente da ministeri di fatto ha soffocato il panorama mediatico afghano. Nel gennaio 2026, è stato oltrepassato un ulteriore limite quando il regime ha emanato silenziosamente un nuovo Codice di procedura penale per i tribunali, venuto alla luce grazie a una fuga di notizie. Sebbene il codice non menzioni direttamente la stampa, non offre alcuna protezione ai professionisti dei media e non li esenta dall’applicazione del codice, lasciandoli esposti a minacce legali e pene severe, tra cui la reclusione.

Il nuovo codice prevede pene detentive e fustigazione per chi insulta la leadership dell’Emirato (articolo 23: 20 frustate e sei mesi di carcere) o il leader supremo dei talebani (articolo 19: 39 frustate e un anno di carcere), criminalizzando di fatto qualsiasi critica alle autorità. Punisce anche i contatti con gli oppositori del governo, poiché l’articolo 24 rende obbligatorio segnalare tali contatti alle autorità. Definizioni vaghe di “ribellione”, “sovversione” ed “eresia” sono associate a pene severe, fornendo al regime una nuova e potente arma legale per mettere a tacere i giornalisti.

“In cinque anni, i talebani hanno metodicamente trasformato l’Afghanistan in una prigione per l’informazione. Ogni nuova direttiva restringe ulteriormente lo spazio per i giornalisti e i media indipendenti. Il divieto di critica è ora sancito per legge, codificando formalmente la censura. Le giornaliste sono state praticamente annientate, il dibattito è stato messo a tacere e ogni voce indipendente viene perseguitata. Criminalizzando i professionisti dei media, le autorità di fatto cercano di ottenere il controllo assoluto sul flusso di informazioni. Reporters Without Borders (RSF) chiede l’abrogazione di ogni disposizione che limiti la libertà di stampa. Centinaia di giornalisti afghani sono stati costretti a fuggire dal Paese per sfuggire a questa repressione, salvare le proprie vite e continuare il proprio lavoro, e sia i Paesi di transito che quelli di accoglienza devono riconoscere la portata di questa repressione e il pericolo che la deportazione o il rimpatrio forzato rappresentano per questi professionisti dei media. Questi Paesi devono garantirne la protezione, anche concedendo loro i visti.”

2020-2026: Undici misure per rafforzare la presa dei talebani sul giornalismo

19 settembre 2021 — Le ” 11 regole del giornalismo “, emanate dal Centro di informazione e media governativo (GMIC) di fatto, sotto l’egida del Ministero dell’Informazione e della Cultura.

Principali restrizioni:

  • Non è consentita la pubblicazione di contenuti in contraddizione con l’Islam.
  • Le attività dei media non devono offendere le personalità nazionali.
  • Le notizie non verificate o confermate dalle autorità devono essere trattate con cautela.
  • È necessario evitare contenuti ritenuti in grado di influenzare negativamente l’opinione pubblica o il morale.
  • La rendicontazione dettagliata deve essere coordinata con l’ufficio GMICs.

 

25 settembre 2021 — Il Ministero dell’Informazione e della Cultura vieta qualsiasi riferimento al governo talebano con un nome diverso da “Emirato Islamico dell’Afghanistan”.

22 novembre 2021 — Il Ministero per la Promozione della Virtù e la Prevenzione del Vizio emana una direttiva che vieta ai giornalisti di intervistare analisti critici nei confronti dei talebani o di invitarli a partecipare a dibattiti televisivi.

Novembre 2021 — Il Ministero per la Promozione della Virtù e la Prevenzione del Vizio, in nome dei “valori islamici”, emana un codice di abbigliamento per le presentatrici televisive. Secondo la direttiva , le donne che appaiono in televisione devono coprirsi il volto, lasciando visibili solo gli occhi.

Marzo 2022 — Il Ministero dell’Informazione e della Cultura vieta la ritrasmissione dei contenuti di Voice of America ( VOA ) e Radio Free Europe/Radio Liberty ( RFE/RL ), entrambe emittenti finanziate dagli Stati Uniti, citando una “mancanza di rispetto dei principi giornalistici”, secondo quanto affermato da un funzionario del Ministero dell’Informazione talebano.

20 luglio 2022 — “Criticare” i funzionari politici è considerato contrario alla legge islamica, secondo una dichiarazione del Mullah Haibatullah Akhundzada, leader supremo dei talebani.

Aprile 2024 — Il Ministero della Giustizia annuncia l’abrogazione della Legge sulla Stampa del 2015.

 

21 luglio 2024 — A fine luglio, la Guida Suprema firma una nuova legge sulla promozione della virtù e la prevenzione del vizio.

Il testo vieta la trasmissione di qualsiasi immagine raffigurante esseri viventi, un divieto che da allora è stato applicato in oltre venti province.

21 settembre 2024 — Il Ministero dell’Informazione e della Cultura emana nuove restrizioni per le emittenti:

  • Le trasmissioni politiche in diretta sono vietate.
  • I media possono invitare ospiti solo da una lista di “esperti” approvata dai talebani.
  • È vietato criticare le leggi e le politiche dei talebani in diretta televisiva.

 

Marzo 2025 — La Direzione provinciale dell’informazione e della cultura di Kandahar pubblica le “ Linee guida essenziali per le stazioni radio di Kandahar “:

  • Nei programmi radiofonici e nei reportage, il leader talebano deve essere indicato esclusivamente come “Amir al-Mu’minin” (Comandante dei Credenti) e il regime unicamente come “Emirato Islamico”.
  • Le voci femminili sono severamente vietate nelle trasmissioni radiofoniche.

Gennaio 2026 — Il leader supremo delle autorità de facto promulga un nuovo Codice di procedura penale per i tribunali. Il codice è un nuovo strumento giuridico permanente che conferisce ai giudici talebani poteri illimitati e incontrollati per reprimere le voci critiche nei confronti del regime.

 

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