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Herat: donne e uomini resistono insieme

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CISDA

Su quanto sta accadendo a Herat, riceviamo e pubblichiamo questo aggiornamento che ci arriva direttamente dalle nostre compagne e compagni di همبستگی Solidarity (Hambastagi)

“I talebani stanno diventando sempre più brutali. Picchiano, imprigionano e fanno sparire donne in tutto il paese con il pretesto di un “hijab non conforme”.

La popolazione di Herat si è ribellata a questo comportamento barbaro e ha condannato questi crimini, gridando a gran voce “Pane, lavoro, libertà!”.

I talebani hanno risposto sparando, uccidendo una donna e ferendone molte altre. Hanno sparato contro le donne che protestavano, uccidendo una donna e un bambino e ferendone molti altri.

Il popolo afghano crede che questa rivolta segnerà l’inizio della fine di questo regime disumano, reazionario e medievale, poiché il coraggio e la resistenza degli uomini e delle donne di Herat possono ispirare rivolte di liberazione in tutto il paese.”

 

Il racconto di RAWA

Già Rawa News aveva pubblicato un articolo su quanto è accaduto a Herat il 9 giugno in cui spiegava che è scoppiata nel quartiere di Jebrail, a Herat, una delle più significative proteste contro il regime talebano degli ultimi mesi, dove centinaia di persone sono scese in strada dopo l’arresto di diverse giovani donne da parte del Ministero per la Promozione della Virtù e la Prevenzione del Vizio, la cosiddetta polizia morale talebana.

Secondo fonti locali, almeno nove ragazze sarebbero state fermate il 7 giugno senza una motivazione chiara, nonostante rispettassero le rigide norme sull’abbigliamento imposte dalle autorità. I talebani non hanno fornito spiegazioni ufficiali né reso noto il luogo di detenzione delle donne.

La protesta si è rapidamente trasformata in una manifestazione contro le crescenti restrizioni imposte dal regime. I partecipanti hanno scandito slogan come «Istruzione, Lavoro, Libertà» e «Pane, Lavoro, Libertà», chiedendo il rilascio delle detenute e il rispetto dei diritti fondamentali.

La risposta delle autorità è stata immediata. Secondo numerosi testimoni, le forze talebane hanno aperto il fuoco contro la folla pochi minuti dopo l’inizio della manifestazione. Video diffusi sui social media mostrano uomini armati mentre sparano, colpiscono i manifestanti con bastoni e inseguono i civili. In uno dei filmati più condivisi si vedrebbe un combattente talebano sparare contro una donna che indossava l’hijab.

Le fonti locali riferiscono di almeno due morti e ventidue feriti. Tra questi figurerebbero anche due adolescenti di 14 e 16 anni colpiti da arma da fuoco. Diversi altri civili, compreso un bambino, sarebbero rimasti feriti. Più di dieci persone sarebbero inoltre state arrestate durante e dopo gli scontri, anche se il numero esatto non è stato confermato.

La repressione è proseguita nelle ore successive. Residenti della zona riferiscono di una vasta operazione di rastrellamento condotta dai talebani nel quartiere di Jebrail, con pattuglie impegnate a identificare i partecipanti alla protesta. Alcuni cittadini sospettati di aver filmato gli eventi sarebbero stati arrestati nelle proprie abitazioni. Secondo altre testimonianze, le forze di sicurezza avrebbero visitato gli ospedali della città per individuare e fermare i manifestanti feriti.

I talebani non hanno finora rilasciato dichiarazioni ufficiali sulle sparatorie, sulle vittime o sugli arresti che hanno dato origine alla protesta. Gli eventi di Herat rappresentano tuttavia un nuovo segnale del crescente malcontento che attraversa parte della società afghana, in particolare tra donne e giovani, colpiti dalle restrizioni imposte dal regime all’istruzione, al lavoro e alla partecipazione alla vita pubblica.

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