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Tag: Comunità afghana in Italia

Afghani in Italia: paese di transito, non di approdo stabile

ADUC, 17 ottobre 2026 

L’Italia resta per i migranti afghani soprattutto una tappa di passaggio lungo la rotta balcanica, più che una meta dove costruire una vita stabile. È quanto emerge da un rapporto dell’Afghanistan Analysts Network (AAN), think tank che da anni monitora i flussi migratori legati all’Afghanistan, firmato dal ricercatore Fabrizio Foschini.

Il rapporto si concentra in particolare sull’area di Trieste e Gorizia, al confine con la Slovenia, snodo chiave per chi arriva attraverso la rotta balcanica occidentale. Nonostante i tassi di riconoscimento della protezione siano altissimi — oltre il 95% negli ultimi anni, con appena l’8% di dinieghi nel 2024 su 1.833 decisioni esaminate — l’Italia non è mai riuscita a sviluppare comunità afghane stabili e radicate, paragonabili a quelle presenti in altri paesi europei come Germania o Regno Unito.

I numeri delle richieste di asilo presentate da cittadini afghani in Italia raccontano un andamento altalenante: da 1.365 domande nel 2012 si è arrivati a un picco di 5.250 nel 2021, anno del collasso della Repubblica afghana e della presa di potere dei talebani, quando l’Italia ha accolto attraverso un’operazione di evacuazione quasi 5.000 cittadini afghani. Negli anni successivi le richieste si sono progressivamente ridotte, attestandosi a 2.042 nel 2024.

Parallelamente ai canali di asilo tradizionali, il governo italiano ha attivato corridoi umanitari dedicati, che hanno permesso l’ingresso regolare di 1.200 persone considerate vulnerabili nel biennio 2022-2023 e di altre 700 persone nel 2025, attraverso accordi con paesi terzi come Pakistan, Iran e Turchia, dove molti afghani transitano o risiedono in attesa di una ricollocazione.

Il rapporto dell’AAN si sofferma anche sulle condizioni di vita e di lavoro spesso precarie degli afghani che arrivano in Italia: molti di loro, pur ottenendo lo status di protezione, considerano il paese solo una tappa intermedia verso altre destinazioni europee percepite come più accoglienti o con sistemi di integrazione più strutturati, come Germania, Austria o i paesi scandinavi. Questo spiega, secondo l’analisi, perché nonostante gli alti tassi di accoglimento delle domande, la popolazione afghana stabilmente residente in Italia resti numericamente contenuta rispetto ad altri paesi europei.

La zona di Trieste e Gorizia, già descritta in precedenti rapporti dello stesso network come area di arrivo per chi percorre la rotta balcanica, continua a essere un punto di osservazione privilegiato per comprendere le dinamiche migratorie afghane in Europa, caratterizzate da lunghe attese per l’accoglienza e da un flusso costante di persone che vedono l’Italia più come un corridoio che come una destinazione finale.

Cittadini afghani in Italia protestano contro i talebani, scandendo slogan come “Istruzione, lavoro, libertà”.

8.am.media, 14 giugno 2026

Italia: Diversi cittadini afghani a Roma hanno manifestato contro la situazione delle donne e delle ragazze in Afghanistan e contro i recenti incidenti a Herat, scandendo lo slogan “Istruzione, Lavoro, Libertà” contro i talebani.

Sabato 14 giugno, cittadini afghani residenti in Italia si sono riuniti a Roma, capitale d’Italia, per protestare contro la situazione delle donne afghane sotto il regime talebano, nonché contro i recenti episodi di violenza nella provincia di Herat, scandendo lo slogan “Istruzione, Lavoro, Libertà”.

La comunità afghana di Roma ha organizzato la manifestazione per protestare contro le politiche dei talebani, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni europee su quella che definiscono una “crisi silenziosa dei diritti delle donne in Afghanistan”.

I partecipanti alla protesta hanno sottolineato che le ampie restrizioni imposte a donne e ragazze negli ultimi anni hanno gravemente compromesso la vita di milioni di persone, privandole di istruzione, lavoro, libertà personali e partecipazione sociale.

Hanno inoltre fatto riferimento ai recenti incidenti di Herat, Mazar-i-Sharif e Kabul, esortando la comunità internazionale a prestare seria attenzione alla situazione delle donne in Afghanistan.

Uno degli organizzatori della protesta ha affermato che la manifestazione rappresentava un’opportunità per dare voce al popolo afghano, insieme ad altre rivendicazioni umanitarie e sociali. Ha aggiunto: “In un momento in cui è stato inviato un invito ufficiale ai talebani per colloqui a Bruxelles sui migranti afghani, siamo seriamente preoccupati che tali passi possano portare alla normalizzazione e alla legittimazione di un gruppo che ha privato le ragazze dell’istruzione, estromesso le donne dalla vita pubblica e limitato molti diritti fondamentali dei cittadini”.

Ha affermato che i partecipanti si sono uniti alla protesta per far sentire la propria voce all’Unione Europea e alla comunità internazionale, esortandole a tenere in considerazione la reale situazione del popolo afghano, in particolare delle donne, nelle loro decisioni.

Una partecipante ha affermato: “Oggi, le ragazze afghane non solo sono private dell’istruzione e del lavoro, ma in molti casi viene loro negato persino il diritto di scegliere la propria vita e il proprio futuro. Siamo qui per ricordare al mondo che le donne afghane non sono state dimenticate”.

Un’altra partecipante ha affermato: “Siamo a migliaia di chilometri di distanza dall’Afghanistan, ma i nostri cuori battono ogni giorno con quelli delle donne e delle ragazze a cui sono stati negati i diritti più elementari. La nostra presenza qui è un tentativo di garantire che le loro voci non vengano soffocate dal rumore della politica e degli interessi globali”.

Le manifestanti hanno chiesto alla comunità internazionale di non escludere i diritti delle donne afghane dalla propria agenda e di dare priorità ai diritti delle donne e delle ragazze nell’impegno politico e diplomatico con i talebani.

Hanno sottolineato che tali proteste non si limiteranno all’attuale raduno e che nei prossimi giorni si terranno a Roma altre grandi manifestazioni.

Gli organizzatori hanno inoltre sottolineato che i recenti tragici eventi a Herat e in altre province hanno evidenziato, più che mai, l’urgente necessità di un’attenzione internazionale sulla situazione delle donne in Afghanistan.

Secondo loro, ciò che le donne afghane stanno vivendo oggi non è semplicemente una serie di restrizioni isolate, ma un chiaro esempio di “apartheid di genere”, un sistema in cui donne e ragazze vengono sistematicamente private dei diritti fondamentali, delle pari opportunità e della partecipazione attiva alla società.

Hanno esortato la comunità internazionale, le organizzazioni per i diritti umani e i governi europei a non rimanere in silenzio e ad assumere una posizione chiara e responsabile a sostegno dei diritti e delle libertà delle donne afghane.

Negli ultimi giorni sono emerse notizie riguardo alla decisione dell’Unione Europea di invitare una delegazione talebana a Bruxelles per colloqui sui migranti espulsi.

Sebbene l’Unione Europea abbia dichiarato che il dialogo con i talebani non implica il riconoscimento, queste notizie hanno suscitato reazioni diffuse da parte degli attivisti per i diritti umani e per i diritti delle donne.