Afghanistan–Pakistan, la guerra si combatte anche con i meme

Soumya Awasthi, ORF, 8 marzo 2026
Le reti online afghane stanno utilizzando meme, hashtag e messaggistica decentralizzata per superare la comunicazione istituzionale del Pakistan nella lotta per il predominio narrativo
Le continue tensioni tra il governo talebano afghano e il Pakistan, iniziate lo scorso anno, dimostrano come la lotta per la diffusione di narrazioni online possa avere conseguenze tanto rilevanti quanto gli sviluppi sul campo di battaglia. Dall’Operazione Khyber Storm all’Operazione Ghazab Lil Haq , l’esercito pakistano ha costantemente preso di mira i talebani afghani attraverso la guerra cinetica e cognitiva. In questo contesto, meme, satira e umorismo virale sono diventati strumenti di influenza inaspettati, plasmando la percezione pubblica e mettendo in discussione le tradizionali strategie di comunicazione statale.
Mentre il Pakistan si è tradizionalmente affidato a strutture di comunicazione istituzionali per plasmare le narrazioni, il panorama informativo afghano si è evoluto in un sistema molto più distribuito. I messaggi emergono ora simultaneamente da molteplici attori: portavoce ufficiali dei talebani, giornalisti afghani, reti di attivisti, pagine di meme e comunità della diaspora. Insieme, questi elementi hanno costruito un ecosistema informativo decentralizzato in grado di contrastare l’apparato di comunicazione ufficiale del Pakistan, in particolare l’Inter-Services Public Relations (ISPR).
Il fattore cruciale in questa competizione narrativa è la tempistica. I resoconti afghani hanno iniziato a diffondere narrazioni quasi immediatamente dopo l’inizio dei raid aerei nel febbraio 2026. Quando sono state rilasciate le dichiarazioni ufficiali attraverso i canali ISPR, la narrazione afghana aveva già guadagnato terreno online. Questo schema riflette una più ampia asimmetria strutturale tra le reti digitali decentralizzate e i sistemi di comunicazione statali centralizzati. In molti casi, queste narrazioni umoristiche si sono dimostrate sorprendentemente efficaci nel contestare i messaggi ufficiali, soprattutto quando i tentativi di umorismo sponsorizzati dallo Stato non riescono a trovare risonanza presso il pubblico online.
Tre dimensioni della campagna di informazione afghana
L’ ecosistema informativo afghano opera principalmente attraverso tre forme interconnesse di comunicazione digitale: i) dichiarazioni ufficiali e messaggi politici, ii) meme e campagne con hashtag e iii) reti di messaggistica sincronizzata.
Insieme, formano un’operazione di informazione stratificata, capace di plasmare la percezione degli eventi sia a livello regionale che internazionale.
Meme e hashtag come armi narrative
Un’altra caratteristica distintiva della moderna guerra dell’informazione è la trasformazione del conflitto in contenuti digitali condivisibili. Quando le notizie di scontri militari iniziano a circolare online, le piattaforme dei social media si saturano rapidamente di meme, battute e commenti. Sebbene tali contenuti possano apparire banali, svolgono una funzione importante all’interno dell’ecosistema dell’informazione digitale. I meme condensano argomentazioni politiche complesse in formati visivamente accattivanti che si diffondono rapidamente sulle piattaforme dei social media. Poiché si basano sull’umorismo e sul simbolismo, sono particolarmente efficaci nel catturare l’attenzione e plasmare la percezione pubblica. Di fatto, i meme trasformano il conflitto geopolitico in una rappresentazione teatrale e strumentalizzano la componente emotiva.
Le campagne con hashtag sono tra gli strumenti più visibili della mobilitazione digitale afghana. Nei momenti di tensione con il Pakistan, attivisti e commentatori promuovono spesso hashtag coordinati, pensati per inquadrare la narrazione in termini di sovranità afghana e aggressione pakistana. Alcuni esempi includono: #SanctionPakistan , #FreeAfghanistanFromPakistan , #PakistaniAggression , #AfghanSovereignty , #HandsoffAfghanistan , #PakistanProxyWar .

Questi hashtag svolgono diverse funzioni strategiche. In primo luogo, forniscono un quadro unificante che consente a migliaia di account di coordinare i propri messaggi. In secondo luogo, aumentano la visibilità algoritmica, permettendo alle narrazioni di diventare virali sulle piattaforme dei social media. In terzo luogo, internazionalizzano la controversia attirando l’attenzione di giornalisti, politici e comunità della diaspora.
Insieme agli hashtag, i meme sono diventati una forma particolarmente potente di propaganda digitale. La loro efficacia risiede nella combinazione di umorismo, simbolismo e risonanza emotiva. Di seguito un esempio di narrazione tramite meme che ritrae il Pakistan come un paese sotto pressione da più fronti.

Queste immagini riflettono una narrazione più ampia che circola online, secondo cui il Pakistan si trova ad affrontare una moltitudine di sfide, provenienti dall’India, dai talebani afghani, dai separatisti del Balochistan e dall’instabilità interna.
Narrazioni visive e delegittimazione del Pakistan
Un’altra categoria di meme ritrae il Pakistan come militarmente vulnerabile e strategicamente isolato. Questi meme spesso presentano la politica regionale del Pakistan, in particolare la sua storica ricerca di una ” profondità strategica ” in Afghanistan, come un fallimento.

Il messaggio ricorrente in queste narrazioni visive è che il precedente sostegno del Pakistan alle reti militanti durante il conflitto afghano ha creato conseguenze di sicurezza a lungo termine. Queste narrazioni trovano forte risonanza nel discorso nazionalista afghano, dove il ricordo del coinvolgimento pakistano durante l’intervento guidato dagli Stati Uniti in Afghanistan (2001-2021) rimane profondamente radicato. Un altro esempio illustra come voci e disinformazione circolino durante le crisi, comprese le affermazioni su abbattimenti di aerei o vittorie sul campo di battaglia.

Anche quando etichettate come “affermazioni non verificate”, tali narrazioni possono comunque influenzare la percezione pubblica creando incertezza e amplificando il sentimento anti-Pakistan. I meme, inoltre, raffigurano spesso umiliazioni sul campo di battaglia, prendendo di mira le forze pakistane.

Queste immagini hanno uno scopo simbolico: tentano di minare la credibilità militare del Pakistan e di ritrarre i combattenti talebani come vittoriosi negli scontri transfrontalieri.
Reti di messaggistica sincronizzata
Una caratteristica notevole delle operazioni di informazione afghane è la sincronizzazione tra diverse categorie di attori. Sebbene vi siano prove limitate di un coordinamento centralizzato, l’ecosistema della messaggistica segue spesso uno schema riconoscibile.
Innanzitutto, i portavoce ufficiali dei talebani rilasciano dichiarazioni sugli sviluppi militari o politici. Queste dichiarazioni definiscono la cornice narrativa iniziale, in genere enfatizzando la sovranità afghana e condannando l’aggressione esterna. In secondo luogo, giornalisti e commentatori dei media amplificano la narrazione , fornendo analisi contestuali e diffondendo citazioni di funzionari talebani. In terzo luogo, le reti di attivisti promuovono hashtag coordinati , che contribuiscono a generare visibilità algoritmica su piattaforme come X. In quarto luogo, le pagine di meme e gli account di propaganda visiva traducono la narrazione in immagini facilmente condivisibili, consentendo al messaggio di raggiungere un pubblico più ampio. Infine, le reti della diaspora diffondono la narrazione a livello internazionale, spesso rivolgendosi al pubblico occidentale e alle organizzazioni per i diritti umani.
Questa struttura comunicativa stratificata crea un potente circolo virtuoso. Ogni attore rafforza la stessa narrazione da un’angolazione diversa – politica, giornalistica, attivista o umoristica – facendo apparire la campagna nel suo complesso organica pur mantenendo la coerenza del messaggio.
Quando l’umorismo ufficiale non fa ridere
I tentativi di personaggi vicini allo Stato di replicare il successo virale dell’umorismo su internet non sempre hanno esito positivo. Un esempio ampiamente diffuso riguarda un post sui social media del commentatore politico pakistano ed ex consigliere Barrister Shahzad Warraich, che sfidava i cittadini afghani con l’espressione ” Acha Jee”, nel tentativo di inquadrare il conflitto con un messaggio umoristico a sostegno dell’esercito pakistano.









Situazione blackout Internet in Iran fino al 5 marzo: fonte Netblocks.org




