Mestruazioni: il dolore non è fisico, è sociale

Muhadisa Ibrahimi, 8 AM Media, 3 giugno 2026
Nel nostro corso di inglese, noi cinque eravamo diventate amiche molto strette. Ogni venerdì ci riunivamo a casa di una di noi per esercitarci a parlare inglese. Questi incontri non riguardavano solo l’apprendimento della lingua; ci avvicinavano anche l’una all’altra e ci davano l’opportunità di parlare di argomenti di cui raramente avevamo la possibilità di discutere nella vita quotidiana. A volte parlavamo del futuro, a volte dei nostri sogni e altre volte delle sfide che le ragazze affrontano nella società.
Lo scorso venerdì era il nostro turno di ospitare l’incontro a casa nostra. Le mie amiche arrivarono alle 12:40. Preparai il tè e, sorridendo, dissi: «Mentre porto il tè, scegliete l’argomento di oggi».
Quando tornai, vidi che nessun argomento era stato ancora scelto. Tutte sembravano perse nei propri pensieri. Un silenzio tranquillo riempiva la stanza, interrotto solo dal lieve rumore del ventilatore. Ognuna di noi stava riflettendo su qualcosa. Improvvisamente, la mia mente tornò a un’esperienza a cui avevo assistito tempo prima, un’esperienza che aveva cambiato la mia comprensione delle mestruazioni.
Una nostra conoscente era una ragazza le cui condizioni erano diventate molto gravi a causa di complicazioni legate alle mestruazioni. La sua famiglia considerava la questione vergognosa e si rifiutava di portarla da un medico. Soffrì forti dolori per giorni, ma nessuno prese sul serio la sua condizione. Quando finalmente riuscimmo, dopo molte insistenze, a portarla da un medico e a farle fare degli esami, risultò chiaro che la sua situazione era peggiorata in modo pericoloso. Il medico disse che, se fosse stata portata più tardi, avrebbe potuto subire gravi conseguenze.
Quel giorno capii che l’ignoranza e il silenzio possono talvolta essere più pericolosi del dolore stesso.
Anni di silenzio
Ricordando quell’episodio, mi voltai verso le mie amiche e dissi: «Parliamo oggi delle mestruazioni».
Per un momento ci fu silenzio. Alcune di loro si sentirono imbarazzate, altre abbassarono lo sguardo, ma gradualmente l’atmosfera si aprì e la conversazione ebbe inizio. Una delle mie amiche disse: «Non sono mai riuscita a parlare tranquillamente di questo argomento a casa». Un’altra aggiunse: «Quando sto male a scuola, non oso nemmeno spiegare il motivo del mio malessere».
Le loro parole mi colpirono profondamente. Come poteva qualcosa di così naturale rimanere nascosto dietro tanto silenzio e tanta vergogna? Con calma dissi: «Le mestruazioni non sono una malattia. Sono una parte naturale del nostro corpo. Sono un segno di crescita e maturità, non qualcosa di cui vergognarsi».
Tutte tornarono a tacere. Sembrava che ognuna di noi fosse ritornata con la mente alle proprie esperienze personali. In quel momento capii che non stavamo semplicemente discutendo di un argomento; stavamo parlando di anni di silenzio.
Una delle mie amiche disse sottovoce: «Il problema non è solo il dolore; il problema è che abbiamo imparato a rimanere in silenzio nel dolore». Le sue parole mi rimasero impresse. Perché una ragazza che soffre dovrebbe restare in silenzio invece di ricevere sostegno? Perché qualcosa di così naturale dovrebbe diventare un segreto?
In silenzio con dolore
Guardai la mia tazza di tè e continuai: «Come ragazze, proviamo dolore ogni mese, eppure andiamo avanti. Studiamo, lavoriamo, sorridiamo e continuiamo a impegnarci per il futuro. Questa non è debolezza; è forza».
Gradualmente l’atmosfera nella stanza cambiò. Il silenzio iniziale lasciò spazio al dialogo. Ognuna di noi aveva esperienze che forse non aveva mai condiviso prima. Mi sentii come se un grande peso fosse stato sollevato dalle nostre menti.
Poi decidemmo non solo di parlare di questo tema, ma anche di sensibilizzare le altre persone. Decidemmo che, se avessimo incontrato una ragazza che si vergognava del proprio dolore, le saremmo state accanto. Le avremmo detto che le mestruazioni non sono vergognose, non sono un peccato e non sono un segno di debolezza, ma una parte naturale del ciclo della vita.
Una delle mie amiche disse: «Se diventiamo consapevoli, forse possiamo aiutare anche altre ragazze». Le sue parole ci diedero speranza. Comprendemmo che il cambiamento inizia sempre da un piccolo gruppo. Quel giorno la nostra sessione di pratica dell’inglese forse non si svolse come al solito, ma imparammo qualcosa di molto più importante. Imparammo che parlare del dolore può essere l’inizio della consapevolezza. Imparammo che il silenzio non è sempre un segno di rispetto; a volte è un segno di paura e ignoranza.
Il silenzio è paura e ignoranza
Dopo che le mie amiche lasciarono casa nostra, continuai a pensare a lungo alla nostra conversazione. Sentivo che non eravamo semplicemente cinque ragazze sedute attorno a un tavolo; eravamo la voce di ragazze che hanno vissuto nel silenzio per anni.
Alcune ferite non sono causate dalla malattia, ma dall’ignoranza e dal giudizio delle persone. Se ci fosse maggiore consapevolezza, se le famiglie rispondessero con comprensione invece che con vergogna e se le scuole educassero gli studenti su questo argomento, molte sofferenze potrebbero essere ridotte.
Nessuna ragazza dovrebbe vergognarsi del proprio corpo. Nessuna ragazza dovrebbe soffrire in silenzio. Le mestruazioni sono un processo naturale della vita; sono un segno della forza del corpo femminile, un segno di maturità, crescita e continuità della vita.
Verrà un giorno in cui le ragazze potranno parlare del proprio corpo senza paura, parlare del proprio dolore senza vergogna e vivere senza essere giudicate; un giorno in cui la consapevolezza sostituirà la superstizione e l’umanità sostituirà il silenzio. Le mestruazioni non sono un tabù, ma un segno della maturità fisica, emotiva e intellettuale delle ragazze.
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Siyar Sirat, 
