La protesta delle donne contro il vertice G20 è forte e variegata
www.uikionlus.com – 27 giugno 2017
Come Associazione delle Donne del Kurdistan in Germania (YJK-E) e Ufficio delle Donne per la Pace (Cenî), condanniamo la politica del G20 ostile alle donne, basata sullo sfruttamento e la repressione. Gli Stati del G20 rappresentano una politica del dominio e un sistema economico che si contrappone in modo distruttivo alle persone, alla natura e alla vita.
I rappresentanti governativi che all’inizio di luglio si incontrano ad Amburgo, sono i rappresentanti del sistema capitalista di economia finanziaria e sfruttamento il cui obiettivo è di scaricare le perdite finanziarie della loro crisi sulle aree e le persone che meno di tutti ne sono responsabili. Già Rosa Luxemburg descriveva che il capitalismo senza lo sfruttamento di sempre nuove fonti – non ancora conquistate dal capitalismo – non può continuare ad esistere. Per questo il sistema economico cerca di penetrare sempre di più in tutti gli ambiti della vita delle persone.
È molto importante riconoscere il nesso tra patriarcato e i problemi sociali, politici ed economici in essere. Il patriarcato rappresenta la prima forma di oppressione. Il dominio dell’uomo sulla donna è stato la prima spaccatura nella società attraverso la quale gli esseri umani sono stati divisi in oppressi e oppressori.
Costruendo su questi rapporti di potere hanno potuto svilupparsi altre forme di oppressione e per questo il patriarcato è parte di ogni struttura di potere e di dominio. La spaccatura patriarcale della società ha causato la prima divisione del lavoro che poi ha portato alla società divisa in classi. Schiavitù e servitù della gleba hanno costruito sulle esperienze dell’oppressione delle donne e anche il capitalismo è potuto nascere solo in base all’oppressione di genere, perfino sviluppandola ulteriormente. Per questo in tutte le forme di oppressione è possibile trovare elementi patriarcali. Per questo una lotta per la liberazione dei generi è sempre anche una lotta contro le forme del sistema capitalista.



Kabul – I dimostranti di “Rivolta per il cambiamento”, che protestano contro le politiche del governo, martedì scorso hanno smantellato sei tende che avevano montato sulle strade principali della città di Kabul.
La «donna più coraggiosa dell’Afghanistan» espulsa dal parlamento per aver accusato i Signori della Guerra: «Nel 2001 speravamo negli Stati Uniti, ma non sono stati onesti»
Più di 160 persone sono state arrestate dalla polizia oggi a Istanbul in seguito agli scontri scoppiati tra le forze dell’ordine e un gruppo di manifestanti che volevano radunarsi in piazza Taksim, per celebrare il primo maggio nonostante il divieto delle autorità. Lo riferisce l’agenzia di stampa Dogan.
Attualmente stiamo vivendo le conseguenze della globalizzazione neoliberista che conferisce al capitale potere illimitato, genera in tutto il mondo disuguaglianze, sfruttamento, espulsione e distruzione degli spazi vitali ecologici e porta avanti guerre. Questa disuguaglianza ha conseguenze drammatiche e produce vittime in tutto il mondo.
Gli attivisti hanno espresso la loro rabbia contro i crimini degli Stati Uniti e contro il governo fantoccio di Ghani-Abdullah. I manifestanti hanno esposto cartelli contro le politiche di occupazione del governo degli USA e hanno gridato slogan contro l’occupazione e contro il fondamentalismo: “la guerra degli Stati Uniti contro il terrorismo è una presa in giro!” “La vera causa della guerra in Afghanistan è il governo degli Stati Uniti!” “Talebani e ISIS sono una creatura del governo degli Stati Uniti!” “Dobbiamo ribellarci, il nostro silenzio è la nostra morte!”.
La lotta del Movimento di Liberazione Curdo per la democrazia, la coesistenza, l’ecologia e la liberazione delle donne ha raggiunto primi risultati positivi con l’allargamento del modello di autogoverno democratico nei territori liberati dal giogo delle bande ISIS. Ma con l’estensione della situazione di guerra attuale nel Bakur-Turchia, Rojava-Siria e nel Medio Oriente, i curdi e le altre popolazioni della regione affrontano gravi pericoli; lo stesso Movimento di Liberazione subisce nuove e pesanti minacce.





Da oltre un anno nelle zone curde della Turchia è in corso una sporca guerra contro la popolazione civile. Dopo il successo elettorale del Partito Democratico dei Popoli (HDP), che ha bloccato il progetto presidenzialista di Erdogan, il governo turco intraprende un nuovo percorso di guerra ponendo termine al processo di pace per una soluzione duratura della irrisolta questione curda. Intere città – Diyarbakir, Cizre, Nusaybin, Sirnak, Yuksekova, Silvan, Silopi, Hakkari, Lice – vengono sottoposte a pesanti coprifuochi e allo stato di emergenza, con migliaia tra morti, feriti, arrestati e deportati.
I residenti di Kabul sono scesi in piazza il 16 giugno per chiedere al governo di garantire la sicurezza pubblica, la protezione delle autostrade e l’arresto dei funzionari che appoggiano i talebani.