L’Exdeputata Malalai Joya: «L’Isis arruolerà gli afghani respinti dall’Europa»
Corriere della sera Esteri – di Viviana Mazza – 31 maggio 2017
La «donna più coraggiosa dell’Afghanistan» espulsa dal parlamento per aver accusato i Signori della Guerra: «Nel 2001 speravamo negli Stati Uniti, ma non sono stati onesti»
«Siamo la generazione perduta. Nella vita abbiamo visto solo sangue, esodi, occupazione, guerra», dice al Corriere
Malalai Joya. L’hanno definita la donna più coraggiosa dell’Afghanistan per le parole che pronunciò nel 2003, appena eletta deputata: «Perché permettiamo ai Signori della Guerra, che opprimono le donne e hanno distrutto questo Paese, di sedere in Parlamento?». Malalai aveva 25 anni. Fu espulsa dal Parlamento e da allora vive braccata a Kabul: è sfuggita a molti attentati, da un anno non vede il figlio (che ne ha 4). «Piccole sofferenze rispetto alla tragedia del mio Paese», dice. Un mese fa, prima del suo arrivo in Italia per partecipare al festival «Mediterraneo Downtown» di Prato, un kamikaze ha fatto 78 vittime a Kabul; ieri è tornata in patria, accolta dall’ennesimo attentato. La sede della Ong «Cospe» che l’ha ospitata a Prato, era vicina all’esplosione: l’italiana Federica Cova era in ufficio, l’afghana Rohina Bawer era diretta al lavoro in taxi, si è salvata per pochi istanti.
A Kabul ieri ci sono state proteste contro il governo oltre che contro i talebani e l’Isis. Cosa chiede la gente?
«Il problema non sono solo i fondamentalisti ma anche l’occupazione e il governo fantoccio di Ghani. Ero neonata ai tempi dell’invasione sovietica, profuga durante la guerra civile, insegnante clandestina sotto i talebani. Dopo la tragedia dell’11 settembre, speravamo davvero nella pace e nella giustizia.
Ma gli Stati Uniti non sono stati onesti: hanno rimpiazzato i talebani con i Signori della Guerra, travestiti da democratici in giacca e cravatta ma anche loro fondamentalisti e con le mani sporche del sangue della guerra civile. Ora è stato tolto dalla lista nera dell’Onu pure Gulbuddin Hekmatyar, il macellaio di Kabul: i suoi uomini, scarcerati, fanno attentati e difendono l’Isis in tv. I criminali di guerra si contendono il potere. Ognuno ha una tv: da “Tamadon” che vuol dire “progressista” e appartiene ai fantocci fondamentalisti di Russia e Iran, a “Tolo”, portavoce del Pentagono».



Più di 160 persone sono state arrestate dalla polizia oggi a Istanbul in seguito agli scontri scoppiati tra le forze dell’ordine e un gruppo di manifestanti che volevano radunarsi in piazza Taksim, per celebrare il primo maggio nonostante il divieto delle autorità. Lo riferisce l’agenzia di stampa Dogan.
Attualmente stiamo vivendo le conseguenze della globalizzazione neoliberista che conferisce al capitale potere illimitato, genera in tutto il mondo disuguaglianze, sfruttamento, espulsione e distruzione degli spazi vitali ecologici e porta avanti guerre. Questa disuguaglianza ha conseguenze drammatiche e produce vittime in tutto il mondo.
Gli attivisti hanno espresso la loro rabbia contro i crimini degli Stati Uniti e contro il governo fantoccio di Ghani-Abdullah. I manifestanti hanno esposto cartelli contro le politiche di occupazione del governo degli USA e hanno gridato slogan contro l’occupazione e contro il fondamentalismo: “la guerra degli Stati Uniti contro il terrorismo è una presa in giro!” “La vera causa della guerra in Afghanistan è il governo degli Stati Uniti!” “Talebani e ISIS sono una creatura del governo degli Stati Uniti!” “Dobbiamo ribellarci, il nostro silenzio è la nostra morte!”.
La lotta del Movimento di Liberazione Curdo per la democrazia, la coesistenza, l’ecologia e la liberazione delle donne ha raggiunto primi risultati positivi con l’allargamento del modello di autogoverno democratico nei territori liberati dal giogo delle bande ISIS. Ma con l’estensione della situazione di guerra attuale nel Bakur-Turchia, Rojava-Siria e nel Medio Oriente, i curdi e le altre popolazioni della regione affrontano gravi pericoli; lo stesso Movimento di Liberazione subisce nuove e pesanti minacce.





Da oltre un anno nelle zone curde della Turchia è in corso una sporca guerra contro la popolazione civile. Dopo il successo elettorale del Partito Democratico dei Popoli (HDP), che ha bloccato il progetto presidenzialista di Erdogan, il governo turco intraprende un nuovo percorso di guerra ponendo termine al processo di pace per una soluzione duratura della irrisolta questione curda. Intere città – Diyarbakir, Cizre, Nusaybin, Sirnak, Yuksekova, Silvan, Silopi, Hakkari, Lice – vengono sottoposte a pesanti coprifuochi e allo stato di emergenza, con migliaia tra morti, feriti, arrestati e deportati.
I residenti di Kabul sono scesi in piazza il 16 giugno per chiedere al governo di garantire la sicurezza pubblica, la protezione delle autostrade e l’arresto dei funzionari che appoggiano i talebani.
A Kabul ci sono grandi manifestazioni dopo l’assassinio di 7 persone, tra cui donne e bambini, nella provincia di Zabul. Partecipa anche Hambastagi? Lo chiediamo a Ahmad Ubaid Kabir, portavoce del partito Solidarietà (Hambastagi , l’unico partito di opposizione afghano) in questi giorni in Italia, su invito del Cisda (Comitato italiano di solidarietà con le donne afghane), per partecipare a iniziative pubbliche e avere incontri con i partiti.