Manifestazione globale per la libertà e la ricostruzione di Kobane
UIKI Onlus – 6/10/2015
Il CISDA aderisce alla giornata globale di azione per Kobane: Il 1^ Novembre 2015 scendete in piazza e manifestate.
APPELLO URGENTE ALL’AZIONE: Manifestazione globale per la libertà e la ricostruzione di Kobane. Appuntamento per la Manifestazione Globale: 1 novembre 2015, ore 14.00.
La resistenza determinata degli uomini kurdi e delle donne kurde in quella regione di confine strategica che è il Rojava (Kurdistan occidentale in Siria), ha ispirato persone e governi in tutto il mondo quando l’assedio della città da parte di Stato Islamico (ISIS) è stato respinto con successo appena un anno fa. La loro lotta è diventata un simbolo della resistenza popolare contro la violenza senza pietà e le orrende atrocità commesse da ISIS.
In risposta, il 1 novembre 2014 è stato lanciato un appello urgente per una giornata globale di azione per Kobane e per l’umanità chiedendo a tutte e tutti di mostrare solidarietà con Kobane e di dare assistenza umanitaria e materiale.
In tutto il mondo centinaia di singole e singoli e di organizzazioni che rappresentano migliaia di persone hanno firmato quell’appello, comprese personalità di spicco come il Professor Noam Chomsky e l’Arcivescovo Desmond Tutu, che entrambi sono da molto tempo sostenitori della lotta kurda per l’autodeterminazione, che Premi Nobel come Adolfo Erez Esquivel e Jose Ramos-Horta, già presidente di Timor Est e Nora Cortinas, cofondatrice delle Madri della Plaza de Mayo in Argentina e la cantante palestinese Reem Kelani.
Tuttavia non c’è sostegno ufficiale, la logistica dell’invio di aiuti a Kobane è stata gravata da difficoltà insormontabili e la popolazione di Kobane ha continuato a soffrire e molte famiglie sono fuggite verso luoghi più sicuri. Per questo ora è ancora più urgente aprire un corridoio umanitario che vada dalla Turchia a Kobane per facilitare l’arrivo del flusso di aiuti nella città che sta ancora affrontando gli attacchi di ISIS.



Più di 500 persone, in maggioranza donne, hanno manifestato a Kabul contro i talebani e il fondatore mullah Omar, opponendosi ai negoziati di pace tra il governo afghano e il gruppo terroristico. In un episodio senza precedenti nella capitale, i dimostranti hanno mostrato cartelli con scritte come ‘Trattare con i talebani è tradire la nazione afghana’ e ‘I talebani sono seguaci di Pakistan e Usa’.
Per i tempi giuridici afghani è iniziato anche in tutta fretta (poco più d’un mese) il processo a 49 uomini accusati d’aver massacrato la ventottenne Farkhunda a calci, pugni, bastonate e poi d’averne bruciato il corpo.
“Una ragazza uccisa dalla folla, le donne protagoniste al suo funerale. Ora parla una di loro, Munera Yousufzada, 30 anni e una figlia di 10: “Abbiamo violato le regole della tradizione e della religione perché sono state dirottate dagli uomini”
Il SAAJS, Social Association of Afghan Seekers, i famigliari delle vittime afghane, che da anni chiedono un Tribunale Internazionale per processare gli assassini tuttora al governo del Paese, in occasione della Giornata Mondiale per i Diritti Umani organizza una serie di manifestazioni a Kabul e nei dintorni: il 7 dicembre verranno depositati fiori sul luogo della strage di AFSHAR (65.000 civili uccisi dalle bande di Massoud); dall’8 al 10 dicembre una mostra fotografica delle vittime presso l’ex Palazzo Reale (Daralaman Palace); una manifestazione davanti alle fosse comuni dove sono stati seppelliti i corpi di migliaia di civili afghani uccisi nell’ultimo trentennio.
Partecipanti alla manifestazione di protesta di giovedì scorso accusano alcuni ufficiali del Ministero della Difesa di essersi impossessati di terreni destinati a progetti per il benessere pubblico nel centro della capitale Kabul.
Il partito ha organizzato una manifestazione a cui hanno partecipato un migliaio di persone di fronte all’ambasciata russa a Kabul, contro il golpe del 1978 e la successiva occupazione sovietica del paese.
Un gran numero di donne piangenti hanno inscenato una manifestazione di protesta nel nord della provincia di Faryab, accusando un comandante locale di abusi sessuali e assassini di giovani ragazze e bambini durante uno scontro sanguinoso con dei civili.