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Tag: Proteste

Crescono le tensioni nel Badakhshan


Ahmad Azizi, AMU Tv, 11 maggio 2026

Almeno quattro persone sono state uccise e altre 32 ferite in una serie di scontri nella provincia nord-orientale afghana del Badakhshan, hanno riferito lunedì fonti locali, mentre crescono le tensioni che coinvolgono le forze talebane, i residenti locali e attività di opposizione armata.

Residenti e fonti locali hanno dichiarato ad Amu TV che le violenze proseguono dalla fine della scorsa settimana in diversi distretti, tra cui Argo, Shukai, Khash e Jurm.

Gli scontri sono nati da dispute separate riguardanti la coltivazione di papavero da oppio, il controllo dei siti minerari e quella che le fonti hanno descritto come resistenza armata contro i talebani.

Scontri nei distretti e tensioni crescenti

Secondo testimonianze locali, due persone sono morte e otto sono rimaste ferite nel distretto di Argo durante confronti collegati agli sforzi dei talebani per distruggere i campi di papavero.

Nel distretto di Shukai, altre due persone sono state uccise e 10 ferite in combattimenti legati a dispute sulle attività minerarie, hanno riferito le fonti.

Ulteriori disordini sono stati segnalati nel distretto di Khash, dove almeno 11 persone sono rimaste ferite durante scontri tra residenti locali e forze talebane.

Nel distretto di Jurm, tre persone sono state ferite e altre tre arrestate in seguito a quella che le fonti hanno definito attività di resistenza armata.

I residenti locali hanno affermato che la tensione resta alta in diversi distretti, con le comunità in stato di allerta e alcune strade che portano al distretto di Khash bloccate dagli abitanti.

Le fonti hanno inoltre riferito che i talebani stanno dispiegando ulteriori forze in alcune aree del Badakhshan in risposta ai disordini.

Miniere, papavero e instabilità cronica

Negli ultimi anni, il Badakhshan è emerso come una delle province più instabili dell’Afghanistan nord-orientale, con ripetute tensioni legate alle campagne di eradicazione del papavero, al controllo delle miniere e alle lamentele locali contro i talebani.

La provincia contiene importanti giacimenti di oro e altri minerali, e le dispute sull’accesso ai siti minerari hanno alimentato sempre più spesso scontri armati che coinvolgono residenti locali, comandanti e figure legate ai talebani.

Allo stesso tempo, le campagne dei talebani per eliminare la coltivazione del papavero — principale fonte di reddito per alcune comunità rurali — hanno provocato proteste e scontri mortali in diversi distretti.

L’anno scorso, scontri simili nel Badakhshan hanno causato vittime, arresti di massa e giorni di manifestazioni contro i talebani.

Secondo gli analisti, la sovrapposizione di dispute legate alla sopravvivenza economica, alle strutture di potere locali e alla sicurezza ha reso il Badakhshan una delle aree più instabili sotto il controllo talebano.

Le restrizioni al giornalismo indipendente e il limitato accesso ai distretti colpiti hanno reso difficile verificare l’effettiva portata delle violenze.

Secondo alcune fonti, le proteste a Herat seguite al sanguinoso attentato sarebbero state represse dai talebani.

amu.tv Habib Mohammadi 14 aprile 2026

Martedì centinaia di persone si sono radunate nella città occidentale di Herat per protestare contro un attacco mortale contro i civili, ma i talebani hanno limitato la portata delle manifestazioni, secondo fonti locali.

La manifestazione è seguita alla sparatoria di venerdì 10 aprile nel distretto di Injil, dove uomini armati hanno aperto il fuoco sui civili vicino a un santuario, uccidendo almeno 13 persone e ferendone altre nove, secondo quanto riportato dai media locali. La Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan ha riferito di 11 morti e 11 feriti.

Secondo quanto riferito da alcuni testimoni, i manifestanti hanno trasportato i corpi delle vittime attraverso diverse zone della città, scandendo slogan di condanna dell’attacco, che, secondo fonti precedenti, aveva preso di mira principalmente membri della comunità sciita.

L’incontro ha rispecchiato la crescente rabbia e la paura tra i residenti, con richieste di responsabilità e misure di sicurezza più rigorose.

Ma i piani per una marcia più ampia sono stati ridimensionati dopo l’intervento di funzionari locali talebani, secondo quanto riferito da alcune fonti. I residenti avevano intenzione di organizzare un corteo funebre di massa martedì, trasportando i corpi delle vittime da una moschea centrale di Herat a un santuario vicino, seguito da una protesta in tutta la città.

 

8 marzo: le donne in Afghanistan protestano contro l’apartheid di genere e l’inazione mondiale

Nima, 8AM Media, 8 marzo 2026

In occasione dell’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, numerose donne e ragazze afghane hanno pubblicato video e messaggi di protesta affermando che i Talebani, attraverso ampie restrizioni, hanno privato le donne dell’accesso all’istruzione, al lavoro e alla partecipazione sociale, istituzionalizzando la discriminazione di genere nel Paese.

Le manifestanti hanno chiesto alla comunità internazionale e alle organizzazioni per i diritti umani di intervenire e di attivare meccanismi di responsabilità per le violazioni dei diritti delle donne. Hanno inoltre criticato il silenzio e l’inerzia delle istituzioni internazionali di fronte a queste restrizioni sistematiche.

Le “Nazioni Unite” hanno nuovamente chiesto la revoca immediata del divieto imposto alle dipendenti afghane di lavorare negli uffici dell’ONU, definendo questa misura senza precedenti negli 80 anni di storia dell’organizzazione.

L’agenzia “UN Women” ha sottolineato che senza la partecipazione delle donne non è possibile raggiungere in modo efficace le donne e le ragazze afghane né fornire aiuti adeguati. Più a lungo dureranno queste restrizioni, maggiore sarà il rischio per i servizi umanitari essenziali.

Anche l’”Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO)” ha ribadito il proprio impegno a sostenere le donne afghane, ricordando che a livello globale le donne guadagnano in media circa il 20% in meno degli uomini e che, al ritmo attuale, l’uguaglianza nel lavoro potrebbe richiedere quasi due secoli.

Il relatore speciale dell’ONU per i diritti umani in Afghanistan, “Richard Bennett”, ha dichiarato che le donne afghane non chiedono carità o pietà ma il rispetto dei loro diritti e una vita dignitosa. Ha inoltre sottolineato che, nonostante la repressione, molte donne continuano a organizzare scuole clandestine, offrire assistenza sanitaria e documentare le violazioni dei diritti umani.

Infine, il Ministero degli Esteri spagnolo ha ribadito, in occasione dell’8 marzo, il sostegno della Spagna ai diritti delle donne nel mondo e ha condannato la repressione femminile, in particolare in Paesi come “Iran e Afghanistan”.